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Una cabina minuscola, meno di un metro quadro, con uno sgabello marrone dall’altezza regolabile e la tendina per limitare la luce. Ci si guardava un attimo allo specchio, si aggiustavano i capelli e una volta entrati cominciavano i dubbi: “Meglio sorridere con la bocca aperta o chiusa?”. Poi partiva lo scatto e non c’era più niente da pensare. Clic. I secondi di attesa prima della stampa. Eccolo lì, il proprio viso replicato quattro volte. L’espressione non era mai la stessa di pochi secondi prima davanti allo specchio. Erano foto spontanee, senza i filtri di Instagram, senza Photoshop e senza la preview nel momento esatto dello scatto, come accade oggi con i selfie fatti con lo smartphone. Ma l’uso più divertente era farsi le foto con gli amici. Dietro quella tendina boccacce, smorfie, baci, risate. Ci si entrava bene in due, ci si appollaiava anche in tre, quattro, cinque. Clic. E scoppiava la risata.

Cabine di ricordi? Sì, ma non solo: le macchine automatiche per fototessere stanno benissimo, hanno un passato glorioso e sono pronte a fotografare il futuro. L’azienda che dal 1962 le realizza e distribuisce in Italia e non solo, si chiama Dedem, ha un fatturato di 60 milioni, 500 dipendenti e la sede ad Ariccia, in provincia di Roma. Un’impresa tutta italiana che in questi giorni ha festeggiato 55 anni di storia, con un convegno al Capranichetta, a Roma, dal titolo “L’Italia digitale: semplificazione, partecipazione, occupazione” alla presenza di Sergio Abate, Donato Ceglie, Filippo De Vita, Roberto Mazzei, Domenico Rossi, Stefano Parisi, Cinzia Bonfrisco, Michele Costabile, Andrea Montelpare, Gaetano Quagliariello, Roberto Saccone, Giancarlo Sangalli, moderati da Federica De Sanctis. La celebrazione è proseguita allo Spazio Novecento, con una cena seguita da uno spettacolo di Neri Marcorè. Fra i presenti Ariel David, giornalista della BBC, figlio del fondatore dell’azienda, Roberto Saccone, imprenditore e presidente Olimpia Splendid Spa, Bianca Maria Sacchetti, conduttrice Sky, il cantautore romano Edoardo De Angelis, che ha cantato alcune canzoni con Neri Marcorè, l’avvocato Andrea Lazzaretti dello Studio Rinaldi e Associati.

Dedem si è rinnovata mantenendo gli stessi livelli occupazionali di sempre, dicono i vertici. Fra le innovazioni in cantiere, l’evoluzione delle cabine in punti stampa mobili: con l’ausilio di un’app dal prossimo gennaio sarà possibile stampare i documenti e le migliaia di foto che sempre più spesso restano archiviate nello smartphone. Fondata da Dan David, Pierre e Philippe Wahl a Roma, cabina dopo cabina, città dopo città, Dedem si è affermata negli anni come leader in Italia e Spagna nella fabbricazione e gestione di macchine automatiche per fototessere. Con 9mila apparecchiature dislocate tra Italia (6mila), Spagna (2.200), Israele, Turchia e Romania, Dedem oggi scatta ogni anno oltre 10 milioni di fotografie.

“Intorno al 2008 abbiamo passato momenti difficili – ha detto a Formiche.net Riccardo Rizzi, presidente del Gruppo Dedem (nella foto al centro) – pertanto abbiamo fatto spazio ad altre attività come la stampa e consegna delle patenti (30mila patenti stampate al giorno, in collaborazione con Poste e Ministero dei Trasporti), l’apertura di spazi ludici nei centri commerciali, la distribuzione di stampanti industriali 3D sia per la prototipia che per la produzione e infine stiamo mettendo sul mercato un simulatore di guida per l’autotrasporto”.

Un giro di boa da mezzo secolo impone bilanci e propositi: “L’abilità è stata seguire e in certi casi prevedere il cambiamento tecnologico e fare gli sforzi necessari per far sì che le macchine cambiassero più volte al proprio interno. Oggi sono veri e propri computer con software sviluppati da noi che adattiamo e sviluppiamo secondo le nostre esigenze”, continua. “L’augurio per il futuro è aumentare il business e stabilizzare l’azienda, che sei mesi fa è stata rilevata dal management e che ha assunto, quindi, importanti impegni con le banche che l’hanno finanziata. E poi continuare, come sempre, a stare al passo coi tempi”.

Dedem fra passato e futuro

Una cabina minuscola, meno di un metro quadro, con uno sgabello marrone dall’altezza regolabile e la tendina per limitare la luce. Ci si guardava un attimo allo specchio, si aggiustavano i capelli e una volta entrati cominciavano i dubbi: “Meglio sorridere con la bocca aperta o chiusa?”. Poi partiva lo scatto e non c’era più niente da pensare. Clic. I…

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