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Maroni, Salvini, Zaia saranno di certo soddisfatti per il risultato referendario. Staranno pensando: anche questa è fatta! Bisogna spiegare adesso agli italiani quando inizierà il definitivo processo di frantumazione dell’Unità nazionale, visto che chi ha indetto i referendum in Veneto e in Lombardia non lo ha fatto per chiedere di allargare il decentramento statale, ma solo per avviare, surrettiziamente, il centralismo regionale, il che significa: tutti i soldi ai governi del territorio.

Il Nord, nonostante sia in una situazione economica molto più fortunata del Mezzogiorno d’Italia, è privo di una reale rappresentanza, e nel vuoto politico arrivano gli arruffapopoli di stampo qualunquista per alimentare beceri egoismi e saccheggiare le risorse pubbliche. I leghisti, non avendo avuto la possibilità di sfondare nella capitale Milano, si sono insediati nelle zone periferiche della Lombardia, dove riscuotono i maggiori consensi. Non hanno mai mostrato di possedere lungimiranza politica, con chiara propensione verso aspetti di solidarietà sociale, fondamento della convivenza civile; hanno predicato sempre egoismi di pancia, provinciali, detestando l’Europa unita, dichiarandosi ostili agli immigrati e professandosi a giorni alterni antimeridionalisti. Molto diverso il discorso per i veneti, che vantano antiche tradizioni politiche.

I leghisti, di Bossi o di Maroni o di Salvini, ci hanno ormai abituati a iniziative estemporanee, che sono costate al Paese in termini economici, ma anche di immagine, memorabile la pagliacciata di portare in passato le sedi di alcuni ministeri al Nord, con l’assenso di Berlusconi e Forza Italia, la sceneggiata adesso si ripete con i referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto. Si spera almeno che i soldi per la consultazione elettorale nelle due regioni li pagheranno Maroni e Zaia. Gli italiani non possono finanziare anche le campagne elettorali di chi vuole sovvertire le norme dell’ordinamento statale attuale.

Zaia esulta, ma è presto per gioire e per chiedere al governo centrale i 9/10 delle tasse da incassare direttamente come regione Veneto e l’approvazione dello statuto autonomo. A parte che la nostra Costituzione (art.119) non contempla referendum sulla materia fiscale e tributaria, le regioni comunque devono versare i contributi sul fondo di perequazione nazionale. Finite le litanie sugli esodati e sugli immigrati, si passa ad altro, per tenere viva la fiammella leghista. Questi sono i partiti localistici degli azzeccagarbugli o dei “trota”, se volete. Si eviti adesso di prolungare ulteriormente la discussione, regalando temi per la campagna elettorale al Carroccio. Sarà opportuno nella prossima legislatura rivedere il ruolo e le funzioni dello Stato centrale, delle Regioni, delle Province, delle Aree Metropolitane, dei Comuni, sarà possibile solo attraverso un’Assemblea Costituente da eleggere con sistema proporzionale insieme al nuovo Parlamento. Chi ha il coraggio della proposta dia segnali concreti.

Che cosa combinerà la Lega di Salvini, Maroni e Zaia dopo i referendum in Lombardia e Veneto?

Maroni, Salvini, Zaia saranno di certo soddisfatti per il risultato referendario. Staranno pensando: anche questa è fatta! Bisogna spiegare adesso agli italiani quando inizierà il definitivo processo di frantumazione dell’Unità nazionale, visto che chi ha indetto i referendum in Veneto e in Lombardia non lo ha fatto per chiedere di allargare il decentramento statale, ma solo per avviare, surrettiziamente, il…

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