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Il concetto, per quanto complesso da far comprendere a tutti gli Stati membri (che hanno atteso tanto, forse troppo tempo) è semplice: il cosiddetto “Made in Europe” va preservato e incentivato, sia per una ragione di produzione interna, sia per evitare di consegnarsi in toto a super player esterni. Per cui quella locuzione va incentrata esclusivamente sui prodotti, non sui Paesi. Lo ha deciso la presidenza del Consiglio irlandese che sta provando a trasformare l’Industrial Accelerator Act in un regime di appalti pubblici radicato nel diritto commerciale, che abbia reali benefici per il tessuto industriale europeo, in primis quella lotta alla concorrenza sleale che ha già causato notevolissimi danni ai marchi Ue (si veda il tragico settore dell’automotive).

Si volta pagina?

Accettare merci vendute sottocosto equivale ad accettare la politica industriale di un altro Paese perché l’Europa non ne ha una propria. Ora con l’IAA si ha l’occasione di voltare pagina. L’Industrial Accelerator Act è il pacchetto sull’integrazione e la supervisione dei mercati dei capitali che già si dice possa non essere approvato entro l’anno in corso. La presidenza irlandese intende consegnare al presidente del Consiglio europeo una base negoziale sufficientemente avanzata affinché i leader dell’Ue possano prendere le decisioni necessarie sul futuro finanziamento dell’Unione. Ma non mancano i problemi. Da un lato l’accordo intergovernativo mira a garantire che entro il 2035 il settore manifatturiero rappresenti il ​​20% della produzione nazionale dell’Unione europea, rispetto al 14% attuale, scongiurando una potenziale perdita di 600.000 posti di lavoro nel settore automobilistico nei prossimi cinque-dieci anni e preservando o creando circa 150.000 posti di lavoro in altri settori. Dall’altro, un eventuale ritardo su azioni che sarebbero dovute già essere attuate comporterebbe la completa delocalizzazione delle industrie del cemento e dell’acciaio attualmente su suolo europeo.

Salvare produzioni ed evitare ricatti

Va ricordato che, secondo l’IAA, solo se un numero sempre crescente di componenti delle batterie, a partire dalle celle, verrà prodotto in Europa allora i veicoli elettrici a batteria potranno beneficiare degli incentivi pubblici. Sostegno alla misura arriva dall’associazione europea dei fornitori del settore automobilistico Clepa, secondo cui la legge fornisce una base fondamentale per salvaguardare la produzione e l’occupazione in Europa, pur avvertendo che l’Ue deve valutare con molta attenzione quali paesi debbano essere considerati partner affidabili.

Appare di tutta evidenza come, nelle intenzioni, la missione dell’Irlanda di rendere l’Ue più competitiva non solo è strategica: è di vitale importanza che chiunque operi nell’Ue dovrebbe seguire con attenzione tutti i dettami della nuova norma. Il riferimento è alla distinzione tra “prodotto in Europa” e “prodotto con l’Europa”: sarà questo il crocevia determinante per sapere se avrà un effetto concreto e soprattutto se sarà quello auspicato. In tutto ciò va registrata la reazione cinese, che teme di essere tagliata fuori dal ricco mercato europeo, e dunque ha minacciato ritorsioni contro l’Industrial Accelerator Act. Non è un Paese che tocca questo punto casualmente, l’Irlanda, dal momento che è leader europeo nelle infrastrutture per l’IA e sede dell’80% delle 20 principali aziende tecnologiche mondiali.

Prodotto in Europa, non con l'Europa. Come l'Ue prova a salvare le sue industrie

Appare di tutta evidenza come, nelle intenzioni, la missione dell’Irlanda di rendere l’Ue più competitiva non solo è strategica: è di vitale importanza che chiunque operi nell’Ue dovrebbe seguire con attenzione tutti i dettami della nuova norma. Il riferimento è alla distinzione tra “prodotto in Europa” e “prodotto con l’Europa”: sarà questo il crocevia determinante per sapere se avrà un effetto concreto e soprattutto se sarà quello auspicato

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