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C’è un Italia che non ti aspetti. È fatta da quelle persone che propongono idee e portano avanti progetti che muovono l’economia e la società. Sempre in movimento. Sono le persone che popolano il mondo reale.

Spesso li incontro nei miei venerdì per il lavoro. Oppure alle exhibition di settore come all’OMC2017 a Ravenna o al Made in Steel o al Festival dell’energia sempre a Milano (qui, qui e qui alcuni degli approfondimenti di Formiche.net).

Imprenditori, lavoratori, uomini o donne dell’acciaio, dell’energia, dell’automotive, della chimica, della farmaceutica. Penso a loro mentre leggo i dati previsionali di questi 3 mesi di boom: a giugno l’export è cresciuto dell’8.2% rispetto allo stesso mese del 2016 e nel primo semestre di quest’anno l’aumento è stato del 9.1%.

Gli incrementi più sostenuti delle esportazioni italiane sono stati verso la Cina (+32,9%), la Russia (+26,8%), gli Usa (+12.4%), i Paesi Mercosur (+18.9%), i Paesi ASEAN (+8.6%) e il Giappone (+4.2%). Non solo il fatturato dell’industria nazionale celebra da par suo la primavera ma testimonia che c’è un’Italia che non ti aspetti. Un’Italia che meriterebbe un sistema Paese più efficiente. Meno litigioso, meno livoroso e meno autoreferenziale. Un vizio che coinvolge la classe dirigente e quasi tutti i centri nevralgici e decisionali del sistema Paese: politico, esecutivo, legislativo, legale-amministrativo, civile, penale-militare e mediatico.

Questa conflittualità spesso – ma verrebbe da dire sempre – ha come esito solo uno patologico immobilismo. Proprio quando, partendo dai dati positivi di cui sopra, servirebbe invece fare squadra. Come nei giochi cooperativi applicati ai sistemi complessi. Senza, il risultato è noto: è il caos e nel caos e la democrazia – citando The Zen Circus – semplicemente non funziona. Dal mio punto di osservazione non so dire quanto questa Italia che non ti aspetti possa sopportare ancora un sistema litigioso.

Perché se c’è una speranza positiva di ripresa, cioè che la crescita nel 2017 dalle percentuali previsionali diventi qualcosa di più solido, passa sempre dall’Italia che non ti aspetti. Quella che sarebbe pronta ad applicare l’idea forte che serve lavorare insieme per lavorare tutti.

E con questa Italia non c’è Europa che tenga.

Bessi, Ilva

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