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Alitalia ha ancora un senso per questo Paese? Forse sì, a meno che non venga fatta a pezzi. Graziano Delrio, ministro dei Trasporti, è stato perentorio quando ha dovuto fare il punto della situazione sulla crisi della compagnia, davanti ai deputati delle commissioni Trasporti e Attività Produttive. Se davvero qualcuno vorrà accollarsi l’ex vettore di bandiera, dovrà farlo per intero. Pena, il declassamento di Alitalia ad anonima azienda in crisi terminale. Prima di capire il punto di vista del governo però, occorre dare un’occhiata alla tabella di marcia.

A CHE PUNTO E’ ALITALIA

La settimana scorsa si è chiusa la data room, la banca dati con tutte le informazioni sensibili e per questo riservate sulla compagnia, cui hanno potuto accedere i vettori che ai primi di giugno hanno presentato le proprie offerte non vincolanti. Adesso, dati alla mano, per il prossimo venerdì sono attese le proposte non vincolanti da parte dei soggetti che avranno intenzione di andare avanti. Il piano di cessione diventerà così la sostanza della seconda fase della gara, che porterà alle proposte vincolanti da presentare tra il 28 settembre e il 5 ottobre. Successivamente, se ci saranno candidati, si proseguirà con una negoziazione in esclusiva fino all’assegnazione. Chiunque voglia Alitalia non potrà comunque fare a meno di considerare che la compagnia, nei primi due mesi del 2017, ha accumulato una perdita di 200 milioni.

SPEZZATINO CHE ERRORE

Entrando nel merito dell’audizione, Delrio ha messo subito le mani avanti. Alitalia non va smembrata, ma va ceduta intera. “Noi  pensiamo che Alitalia sia un valore da un punto di vista industriale per il Paese, un grande valore, e abbia ancora  potenzialità di sviluppo a patto che l’azienda  assolutamente, questa è la mia personale opinione ma anche  la prima scelta del Governo, non venga frazionata o  spezzettata”. E questo per un motivo molto semplice.  “Alitalia non può vendere rotte, asset, il settore  manutenzione, Alitalia va tenuta intera perchè ha una massa  critica che, adeguatamente accompagnata da un investitore che  creda nello sviluppo del trasporto aereo, è una massa  critica che può consentire di recuperare gli squilibri”.

IL PIANO B (SPERANDO IN QUELLO A)

Un momento. E se il salvatore di Alitalia volesse invece farne uno spezzatino? Cioè, l’unica offerta credibile prevedesse acquisti mirati di asset Alitalia. Delrio non ha nascosto una certa difficoltà del governo dinnanzi a tale scenario, che porrebbe di fatto l’esecutivo dinnanzi a un bivio. “L’alternativa potrebbe diventare di prolungare l’azione commissariale, quindi mettere altro denaro pubblico o statalizzare” l’azienda, ma “noi siamo contrari” a quest’ultima ipotesi, perchè in un mercato liberalizzato “sarebbe un errore” . Insomma, prorogare l’incarico a Enrico Laghi, Stefano Paleari e Luigi Gubitosi, sborsando altri quattrini pubblici oppure nazionalizzarla controvoglia. “Ma il governo tifa e lavora per il piano A”, cioè “un forte piano industriale e un grande investitore che creda nello sviluppo del settore e abbia le competenze per farlo”. Qualora vincesse il piano A, il governo potrebbe poi decidere di entrare nel capitale con piccole quote, lasciando il controllo della compagnia ai privati.

IDENTIKIT DI UN COMPRATORE

Nella mente del governo, il potenziale cavaliere ha un identikit preciso. “Certamente ci dovrà essere anche una valutazione della quantità di investimenti messi in campo perchè è un mercato molto competitivo in cui sta partendo la concorrenza delle low cost (tra gli interessati c’è anche Ryanair, ndr) nel mercato a lungo raggio”, ha spiegato Delrio. Di sicuro “dovrà essere un vero investitore, che abbia competenza”.

IL COSTO DI UN SALVATAGGIO

L’ultimo passaggio il responsabile dei Trasporti lo ha dedicato agli esuberi, conseguenza dei quella ristrutturazione che inevitabilmente il nuovo proprietario (sempre che arrivi) dovrà avviare. “C’è una regola e cioè che non devono mai pagare i lavoratori gli errori dei dirigenti. Il numero degli esuberi spero siano il meno possibile. Noi metteremo in campo come sempre tutti gli strumenti, che sono parecchi e sono stati anche ampiamente utilizzati nel passato, per fare in modo che i lavoratori possano essere protetti con il massimo consentito dalla legge”.

Alitalia, ecco come si muoverà il governo

Alitalia ha ancora un senso per questo Paese? Forse sì, a meno che non venga fatta a pezzi. Graziano Delrio, ministro dei Trasporti, è stato perentorio quando ha dovuto fare il punto della situazione sulla crisi della compagnia, davanti ai deputati delle commissioni Trasporti e Attività Produttive. Se davvero qualcuno vorrà accollarsi l'ex vettore di bandiera, dovrà farlo per intero.…

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