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Sul tanto discusso programma JSF relativo ai caccia F-35 è arrivato, non senza sorpresa, il disco verde della Corte dei Conti. Per la prima volta un soggetto istituzionale terzo ed indipendente si esprime con chiarezza su una scelta politica e finanziaria così strategica per il Paese. “Per l’Italia sono intervenute due decisioni – ricorda la Corte dei Conti –, la prima (nel 2012) ha ridotto da 131 a 90 il numero di velivoli da acquisire; la seconda (nel 2016) ha impegnato il governo a dimezzare il budget F-35, originariamente previsto in 18,3 miliardi di dollari”.

Nel rapporto si legge come sia stato “già riscontrato che i risparmi teoricamente ottenuti dalla diminuzione della flotta (5,4 miliardi) si siano riverberati in concrete perdite contrattuali (3,1 miliardi) che già ne hanno dimezzato il potenziale effetto, oltre alla perdita di ritorni industriali legata all’essere scesi sotto la soglia dei 100 velivoli”.

Ora è necessario ribadire l’importanza del programma, anche perché “gli ingenti investimenti effettuati (3,5 miliardi fino a fine 2016, e più di 600 milioni previsti nel 2017) trovano la propria giustificazione in una logica di continuità”.

La Corte conclude le sue osservazioni ricordando che “il volume economico stimato per i prossimi vent’anni, pur nella sua visione più ottimistica, assume dimensioni ragguardevoli (circa 14 miliardi) e non va sottovalutato l’effetto moltiplicatore sull’indotto”.

Sono molti i Paesi pronti a contendere il ruolo di Cameri ed è per questo anche che la Corte dei Conti mette in guardia governo e Parlamento da ipotesi di buy block. “Sulla vicenda F-35 – è l’opinione della direttrice di Airpress, Flavia Giacobbe – si apre finalmente un fascio di luce che speriamo possa aiutare a superare un dibattito basato sul pregiudizio ideologico più che sui fatti evidenziati invece dalla Corte dei Conti”.

Ecco come la Corte dei Conti ha promosso gli F-35

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