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Gli investigatori che le Nazioni Unite hanno incaricato di esaminare i dati sull’attacco chimico di Khan Shaykhun sono arrivati alla conclusione che a compierlo è stato il regime siriano, e dunque il responsabile ultimo è il rais Bashar el Assad. L’indagine è durata sei mesi (l’attacco è dei primi di aprile) e si è avvalsa della collaborazione degli esperti dell’Opcw, l’organizzazione che si occupa dello smaltimento delle armi chimiche, che sono considerate fuori dei codici di guerra internazionali. “Il panel è convinto che la Repubblica araba siriana sia responsabile dell’attacco al sarin a Khan Sheikhun il 4 aprile 2017”, sarebbe scritto così, nero su bianco, nel documento che AFP ha visto in esclusiva.

LA VIA DEL CDS

Ora i risultati del report analitico arriveranno sul tavolo del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dove tra i cinque membri permanenti c’è una divisione profonda. Gli Stati Uniti e i tre paesi europei hanno già apertamente accusato Damasco per il massacro in cui morirono, gassate dal sarin (una gas nervino mortifero), più di ottanta persone, ma la Russia difficilmente si troverà d’accordo sul punire/sanzionare Assad, di cui è alleata strategica. Il rapporto d’indagine è stato redatto dal Comitato investigativo congiunto (Jim), creato dai 15 membri del Consiglio di Sicurezza nel 2016, e rinnovato fino a metà novembre 2017: la Russia ha messo il veto a una proposta per estendere il mandato della struttura per un altro anno.

LA TESI RUSSA DEMOLITA

Il rapporto Onu demolisce la ricostruzione fornita da Mosca sull’accaduto. Come dicevano le osservazioni degli americani (e quelle meno formali dei satelliti israeliani presenti nell’area), non c’è stato nessun deposito di armi chimiche bombardato per sbaglio (da lì, dicevano i russi, si sarebbe liberato nell’atmosfera il gas), ma c’è stato un vero e proprio attacco chimico sulla popolazione civile che si trovava nella città occupata dai ribelli nelle provincia di Idlib (una delle ultime a cadere sotto il peso martellante della campagna di anti-insurrezione russo-siriana).

UNA PAGINA MACABRA…

La vicenda dell’attacco chimico a Khan Shaykhun è stata una delle pagine più macabre della guerra siriana. Le immagini devastanti di uomini, donne e bambini che soffrivano di avvelenamento da agente nervino furono condivise sui social network da testimoni e superstiti e fecero rapidamente il giro del mondo. L’indignazione contro Assad fu profonda, al punto che la Casa Bianca ordinò un bombardamento di rappresaglia simbolicamente punitivo per il crimine di guerra commesso dal rais.

… ANCHE DI PROPAGANDA

La Russia per difendere il proprio alleato, e soprattutto mantenere fiato alla narrazione di un suo impegno pulito (in ottica anti-terrorismo) nel conflitto, spinse molto la ricostruzione dell’attacco accidentale, che però fu da subito scansata dagli esperti, che sottolineavano come il sarin è un agente bifase il cui innesco può essere collegato soltanto a un particolare sistema di esplosione all’interno delle bombe (e non colpendone un eventuale deposito di stoccaggio). Nel frattempo il regime grazia ai russi è riuscito a recuperare la gran parte del territorio in mano ai ribelli, ha vinto la guerra, schiacciato i rivoltosi, e i politici occidentali – anche quelli italiani – stanno portando avanti la sua riqualificazione diplomatica.

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