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Sono stato facile profeta (mio post su Formiche.net di ieri mattina). Alle ore 14,00 del 25 ottobre siamo venuti a conoscenza del breve comunicato con cui la Corte Costituzionale – dopo la seduta pubblica di ieri – ha bocciato la dozzina di ricorsi (con l’adesione di migliaia di pensionati ricorrenti) contro la mancata perequazione delle pensioni.

Ecco il comunicato della Corte Costituzionale, diffuso dall’ufficio stampa:

“La C.Costituzionale ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto legge 65/2015 in tema di perequazione delle pensioni, che ha inteso dare attuazione ai principi enunciati nella sentenza della C. Costituzionale n°70/2015.
La Corte ha ritenuto che – diversamente dalle disposizioni del “Salva Italia” annullate nel 2015 – con tale sentenza la nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto legge 65 del 2015 realizzi un BILANCIAMENTO NON IRRAGIONEVOLE tra i DIRITTI dei PENSIONATI e le ESIGENZE della FINANZA PUBBLICA”.

Ovviamente, noi “Pensionati esasperati” non siamo d’accordo con questa sentenza. Non lo possiamo essere, perché:

a) non si tratta di una “nuova e temporanea disciplina” (nuova e temporanea se si protrae dal 2012 al 2018?);

b) non si tratta di “bilanciamento non irragionevole tra diritti ed esigenze”, ma di una manovra a danno di una sola categoria (i pensionati) e non dell’intera comunità dei contribuenti;

c) le esigenze della finanza pubblica non possono essere caricate solo sulle spalle dei soli pensionati.

Si tratta di una sentenza ingiusta, che spalanca la porta ad ogni futuro “taglieggiamento delle pensioni”, giustificabile sulla base delle esigenze della finanza pubblica. Si tratta di una sentenza che lede i diritti acquisiti, creando incertezza nei pensionati perché dimostra che il loro assegno pensionistico (frutto di decenni di contributi versati) viene considerato dalla Consulta non un diritto certo ed intoccabile ma una “concessione”, passibile di tagli.

Aspettiamo di leggere e di commentare, con calma, il dispositivo integrale della Sentenza. Ma, gia’ da ora, fissiamo alcuni paletti.

Riassumendo (e per semplificare!) la Consulta ha detto/scritto che la Sentenza della C. Costituzionale n°70 del 2015 è stata correttamente applicata/interpretata dalla Legge 109/2015 (settembre 2015) varata dal Governo Renzi.

E, così, in un colpo solo, la Corte Costituzionale ha disatteso le più elementari norme del diritto, consentendo alla politica (Governi Letta, Renzi, Gentiloni) di “bastonare” solo i pensionati, per “salvare i conti dell’INPS e dello Stato”. Come se, in Italia, a parità di reddito, solo i pensionati debbano contribuire a sanare i buchi del bilancio pubblico. Come se, in Italia, fosse normale ledere i diritti acquisiti da decenni di versamenti contributivi. Come se, in Italia, fosse normale e legalmente corretto, taglieggiare le pensioni superiori a 3 volte il minimo INPS, con la scusa del buco di bilancio dell’INPS e della povertà delle casse dello Stato.

La Corte ha finto di ignorare che la legge Renzi ha restituito ai pensionati circa il 12% della cifra “rubata”(circa 2,4 miliardi di euro invece dei 24 sottratti alle tasche dei pensionati dal 2012 ad oggi). La Corte ha finto di ignorare che la legge Renzi (detta anche lodo Poletti) non rispetta – tra l’altro- i principi di proporzionalità ed adeguatezza del trattamento previdenziale (retribuzione differita, articoli 36 e 38 della Costituzione); ha finto di ignorare che il taglio pensionistico è, nei fatti, una tassa non applicata con criterio proporzionale, etc etc.

Ad maiora!

pensioni, jobs,

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