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Nel fine settimana, i ribelli sudanesi impegnati da quasi due anni nella guerra civile contro il governo legittimo si sono radunati a Nairobi per dotarsi di un apparato governativo vero e proprio. La capitale keniota ha visto infatti gli esponenti di punta delle Rapid Support Forces, il gruppo paramilitare guidato dal generale Muhammad Hamdan Dagalo (noto come “Hemedti”) riunirsi con alcuni gruppi di militanti alleati per firmare un documento che prevede l’istituzione di un “governo di pace e di unità” per uno “Stato laico, democratico, non centralizzato”, con un unico esercito nazionale (pur mantenendo il diritto dei gruppi armati di continuare a esistere). L’annuncio della composizione del suddetto governo dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, secondo fonti interne alla coalizione.

Dietro la retorica, permangono però dei dubbi sull’effettivo impegno delle Rsf nei confronti di questi valori, causa la loro reputazione di ricorso a metodi brutali e abusi nelle aree sotto il loro controllo. Comportamenti che hanno portato il governo degli Stati Uniti ad accusare il gruppo paramilitare di “genocidio”.

Il fatto che il Kenya abbia deciso di ospitare questo evento politico ha causato immediatamente delle reazioni diplomatiche. A partire da quella del governo legittimo del Sudan, che ha accusato il Kenya di un comportamento definito come “vergognoso” e che “equivale a un atto di ostilità”, ritirando per protesta il suo ambasciatore da Nairobi. Accanto al governo legittimo sudanese si è schierato anche il Cairo, con il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty che ha tenuto una conferenza stampa congiunta con il suo omologo sudanese Ali Youssef, affermando che l’Egitto respinge “qualsiasi richiesta di formazione di contesti paralleli a quello attuale in Sudan e affermiamo il nostro pieno sostegno al Sudan”, e aggiungendo che l’integrità territoriale del Sudan è una preoccupazione fondamentale per l’Egitto.

In risposta, il ministero degli Esteri del Kenya ha dichiarato di aver cercato di fornire “una piattaforma per le principali parti interessate” del Sudan e di fermare “il tragico scivolamento del Sudan nell’anarchia”. Tuttavia, molti in Kenya hanno condannato i colloqui come un errore politico commesso dal Presidente William Ruto, spingendo per un’inversione di rotta. Tra questi il capitolo keniota della Commissione Internazionale dei Giuristi, che ha definito il Presidente Ruto un “complice di atrocità di massa contro il popolo sudanese”.

Altre critiche mosse al presidente keniota riguardano una sua tendenza ad assecondare le pressioni degli Emirati Arabi Uniti, principali finanziatori delle Rsf e considerati con molto interesse dalla leadership le Kenya come possibili investitori, soprattutto dopo il venir meno di investimenti sia occidentali che cinesi nel Paese. Un prestito di 1,5 miliardi di dollari da parte degli Emirati, che il Kenya spera di alleviare il suo debito schiacciante, è in fase di negoziazione da oltre quattro mesi. Il prestito aiuterà l’amministrazione del Presidente William Ruto a stabilizzare la sua posizione fiscale dopo le proteste mortali di giugno, che hanno costretto l’amministrazione a rinunciare alle tasse previste su tutto, dal pane ai pannolini, che avrebbero dovuto produrre un gettito aggiuntivo di 2,7 miliardi di dollari. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il prestito dovrebbe essere finalizzato nel corso di questa settimana.

Nel frattempo, gli scontri tra l’Rsf e le forze armate regolari sudanesi stanno vedendo un rovesciamento nell’andamento degli scontri, con le seconde che stanno avendo la meglio sulle prime (probabilmente anche grazie al rinnovato supporto da parte di Mosca).  Negli ultimi mesi, l’esercito ha riottenuto il pieno controllo della capitale Khartoum, e ha allontanato i paramilitari da una regione chiave per la produzione del pane nel Sudan centrale; inoltre, poche ore fa ha spezzato l’assedio posto dalle Rsf alla città di El Obeid. Tuttavia, le milizie ribelli mantengono ancora il controllo su una porzione significativa del Sudan.

Dalla guerra alla politica. I ribelli del Sudan si dotano di un governo

Il gruppo paramilitare guidato dal generale Muhammad Hamdan Dagalo e i suoi alleati hanno firmato un documento mirato a istituire un “governo di pace e unità” in Sudan. L’evento, svoltosi a Nairobi, ha messo il Kenya sotto pressione diplomatica. Intanto, al fronte, sono i legittimisti a prevalere

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