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Chi ha paura di Donald Trump o Theresa May? Ovvero del neoprotezionismo a stelle e strisce o della Brexit? Per rispondere a questa domanda, tutt’altro che banale, Accredia, l’ente pubblico incaricato di certificare imprese e Pubblica amministrazione (qui un focus di Formiche.net), ha organizzato ieri una tavola rotonda nella cornice del tempio di Adriano, a due passi dalla Camera dei Deputati. Perché il dubbio è ormai instillato nella testa di governi, imprenditori e politici. Ma non sarà mica che alla fine tra Stati Uniti a rischio guerra commerciale e Gran Bretagna in fase di uscita dall’Ue le barriere più che demolirle, qualcuno vuole rialzarle?

NIENTE PANICO, MA…

Nel suo osservatorio, diffuso in occasione dell’incontro romano, Accredia non si sbilancia. Ma lancia al contempo un monito. “Benché al momento le azioni di Trump appaiano relativamente simboliche” e segnalino per esempio “l’intenzione politica di operare una netta inversione di tendenza nel campo del clima, vi sono diverse ragioni che impongono cautela e un continuo monitoraggio di ciò che avviene negli Stati Uniti”. Dunque, vietato abbassare la guardia perché un ritorno prepotente del protezionismo è proprio dietro l’angolo e Trump lo insegna. Per le imprese il rischio è quello di avere serie difficoltà nella circolazione dei propri prodotti. E questo per un ente che certifica la qualità di un business è un problema. Ma al netto di Trump anche l’Europa ha i suoi problemi.

BREXIT, OPPORTUNITA’ O GUAIO

In Europa lo spauracchio si chiama Brexit. Per l’ente presieduto da Giuseppe Rossi, l’uscita del Regno Unito non è necessariamente un problema anche se come nel caso americano, bisogna stare attenti. Il Vecchio continente “è oggi a un bivio. Da un lato la Brexit potrebbe costituire uno stimolo a un passaggio a una fase di maturità per l’Ue, soprattutto da un punto di vista della politica estera. Dall’altro lato però si rischia l’aumento dell’incertezza se non la paralisi o l’implosione”, si legge nel documento di Accredia.

LE SFIDE DELL’EUROPA 

“Crediamo che il nuovo modello di governance che l’Unione europea dovrà darsi per affrontare le crescenti sfide e le minacce al libero scambio di beni e servizi potrà continuare ad avere al centro l’accreditamento, gli standard comuni e il riconoscimento reciproco. Sono questi gli elementi che hanno supportato la crescita all’interno dell’Ue e la creazione di nuove opportunità di sviluppo”, ha sottolineato nel suo intervento Rossi. “Il sistema dell’accreditamento e il rispetto di norme tecniche comuni sono oggi un valore per cittadini e imprese, ma anche uno strumento a disposizione dei governi per sviluppare politiche economiche e industriali efficaci”.

CERTIFICATI IN CRESCITA

Intanto in Italia si registra una costante crescita degli  accreditamenti, sia da parte pubblica sia privata: a dicembre 2016 sono 1.676 i soggetti accreditati, tra organismi di certificazione e laboratori di prova e taratura, in  aumento del 3% rispetto al 2015.

Cosa pensa Accredia di Trump e Brexit

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