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Gli osservatori politici sono particolarmente presi dalla scontata elezione del nuovo presidente francese Emmanuel Macron, scelto dal 66% degli elettori contro il 34% di Marine Le Pen. La minoranza si illudeva del successo della signora della destra d’oltralpe, candidata politica vera, figlia d’arte, molto attrezzata nella conoscenza dei sentimenti del suo popolo. Sarà anche di destra ma è così. Se fosse stata di sinistra l’opinione non sarebbe stata diversa. E il pensiero corre alla politica vera.

È tempo di interrompere questo irresponsabile ciclo governativo di tecnici e tecnocrati, o peggio ancora, di politici inventati, al servizio delle tecnocrazie capitaliste internazionali. Scontata pertanto la larga esultanza degli apparati europei e delle cancellerie per il vistoso successo di Emmanuel Macron. È la sintesi dell’incapacità, dell’ignavia, dell’impotenza di una classe dirigente politica asfittica, senza idee e senza orizzonte, che si accontenta del precotto che lobbies finanziarie ed economiche propongono all’elettorato dei vari Stati. Non è per caso Macron un presidente costruito in provetta, inventato dai poteri che contano, i quali dopo aver scientificamente distrutto il vero candidato centrista Fillon con la scusa di qualche peccato veniale, si sono dati da fare, con la potenza del denaro e dei media, per costruire gigantografie del nuovo presidente francese?

Un borghese illuminato, intelligente, acuto ma normale, non un marziano, senza esperienze di partito importanti. Passato l’anno di presidenza tra frizzi e lazzi si ritroverà con la Francia che ha ereditato dal suo predecessore Hollande, se non peggio. E allora, bisogna convincersi che non esistono governatori superman, che in solitudine cambiano le sorti del loro Paese. Affidarsi al personaggio di turno per vincere le elezioni non serve, potrà conseguire la vittoria elettorale, ma non tirare fuori dalle difficoltà i suoi connazionali. È tempo di ritornare alla buona politica, che nonostante tante chiacchiere e inutili giri di valzer conta sempre e si afferma. Infatti, ieri in Germania la signora Merkel ha portato il suo partito, la Cdu, ad un successo strepitoso nelle elezioni del land dello Schleswig-Holstein. Secondo i risultati l’Unione cristiano-democratica della cancelliera tedesca sarebbe al 34%, mentre l’Spd si fermerebbe al 27%.

I partiti veri guidati con mano ferma ed esperta da bravi leader funzionano, c’è poco da discutere. I cristiani-democratici tedeschi tuttora considerano valide le idee, figlie del “popolarismo” europeo, per organizzare le varie espressioni che guardano a disegni riformatori, sia in campo politico che economico. Una cultura vera che può vantare elementi di modernità, concretezza, stima e originalità è quella che si richiama al “popolarismo” sturziano in Italia e in Europa. Attenzione, quindi, a considerare precipitosamente superati i partiti storici, per cui bisogna affidarsi ai nuovi, come a quello neutro di Macron.

 

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