Skip to main content

Domenica gli elettori francesi hanno scelto il loro nuovo presidente, Emmanuel Macron, centrista europeista che ha sconfitto i partiti storici di destra e sinistra e scacciato l’incubo diffuso di un disimpegno europeo di Parigi, paventato dalla sua sfidante, la leader del Front National Marine Le Pen.

Stando ai voti assoluti Le Pen è arrivata terza, con 10 milioni di preferenze: davanti a lei, oltre Macron con 20, l’astensione con 12. Dunque ci sono stati più francesi che hanno preferito scegliere il proseguire nello status quo, piuttosto che decidere di affidare la sorte del paese alla discendente della dinastia storica del Front National (discendenza che forse ha pesato, con tutto il carico di retorica e evocazioni, e per questo è possibile che al prossimo congresso il nome cambierà per staccarsi da quel carico di ricordi cupi). L’europeismo globalista di Macron ha vinto sul nazionalismo lepenista.

Schermata 2017-05-07 alle 22.13.21

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che del nazionalismo isolazionista s’è fatto simbolo globale di successo, si è rapidamente complimentato con Macron – probabilmente, dopo la concessione della vittoria di Le Pen, è stato il primo leader internazionale a onorare il nuovo presidente in pubblico (se non il primo, tra i primi). In un tweet il Prez s’è detto “molto lieto di lavorare con lui”. E pensare che in uno dei primissimi appuntamenti internazionali all’inizio della sua Amministrazione, quando a otto giorni dall’Inauguration ospitò a Washington la premier uscente inglese Theresa May, aveva definito la Brexit una “cosa stupenda”, augurandosene altre; e una mesata fa il portavoce della Casa Bianca disse che Trump era uno dei leder che avrebbe guidato il processo internazionale di Brexit.

Ora è chiaro che “lavorare” con Macron significhi prendere una direzione completamente opposta; del discorso della vittoria restano impresse come un tatuaggio poche, pesantissime parole: “Difenderò la Francia e difenderò l’Europa”. Le elezioni francesi sono state il passaggio che ha segnato la fine dello spauracchio momentaneo per i tifosi dell’Unione Europea, una minaccia rappresentata dall’auspicio di altre Brexit dal trono di successo al 1600 di Pennsylvania Ave, e che aveva calendarizzati tre appuntamenti: le elezioni in Austria, Olanda e Francia. In tutti e tre i paesi gli elettori hanno risposto ‘no’ alla proposta di frammentazione dell’Europa che il filotto delle tre consultazioni poteva rappresentare.

Implicita una sconfitta di Trump, per lo meno del primo Trump, quello che pensava alla disarticolazione del sistema multilaterale globale che l’Occidente rappresenta con l’UE. Con una nota: Trump non è il Califfo che chiedeva ai musulmani di non votare perché le elezioni sono simbolo dell’idolatria: Trump disarticolando l’Europa spera, sperava meglio, nella possibilità di crearsi intorno un mondo di singoli, con cui trattare in via diretta e bilaterale, come piace fare a chi per una vita ha chiuso affari immobiliari.

Si scrive “del primo Trump” però, e si intende lo strascico di campagna elettorale entrato nella Casa Bianca nei primi giorni: perché poi l’amministrazione e il suo leader hanno fatto i conti con il compito di governare la più grossa economia del mondo, il più forte e tecnologico esercito, il simbolo di una struttura sociale e culturale internazionale. È pacifico che una normalizzazione è in atto a Washington; ossia l’azione politica e filosofica dell’amministrazione Trump si sta spostando su una linea più classica del conservatorismo (con eccezioni, più o meno profonde, che restano). Per esempi: la Cina è diventata un avversario con cui dialogare in una retorica distante anni luce da quando in campagna elettorale veniva dipinta come il male estremo del mondo americano; con la Russia si usa bastone e carota, e il segretario di Stato Rex Tillerson, finalmente entrato in funzione effettiva, ha tenuto spesso un atteggiamento severo con Mosca; all’Onu c’è una rappresentanza forte, e la Nato è tornata indispensabile nell’ottica di Trump; i globalisti di mercato che hanno in mano la sfera economica dell’amministrazione stanno dettando l’agenda evitando strani isolamenti; i centristi moderati newyorkesi stanno prevalendo sui rivoluzionari anti-sistema nel cerchio del potere interno alla West Wing e indirizzano la rotta politica.

L’editoriale del direttore di Repubblica Mario Calabresi contiene l’insegnamento profondo delle elezioni francesi, che forse finora con i Trump e la Brexit, la politica urlata, non avevamo capito: “La vittoria di Emmanuel Macron contiene una lezione fondamentale: si può fare un discorso diverso e vincere. Diverso dalla rabbia, dalle paure e dalla promessa di rovesciare il tavolo”. Poi chiaro, Macron è un passo, non è l’arrivo – “Non è vero che dentro l’Europa c’è una competizione economica e sociale che alimenta il protezionismo, il nazionalismo, il rifiuto dell’Unione? Tutto questo esiste, è un problema serio quanto complesso, ma non ha innescato nessun rifiuto di massa” scrive Stefano Cingolani su queste colonne – ma En Marche! ci dice che per modificare quel che non funziona non serve per forza la ruspa.

Trump sperava in altre Brexit, Macron chiude il giro di chi dice "no"

Domenica gli elettori francesi hanno scelto il loro nuovo presidente, Emmanuel Macron, centrista europeista che ha sconfitto i partiti storici di destra e sinistra e scacciato l’incubo diffuso di un disimpegno europeo di Parigi, paventato dalla sua sfidante, la leader del Front National Marine Le Pen. Stando ai voti assoluti Le Pen è arrivata terza, con 10 milioni di preferenze:…

Sapelli

Vi spiego perché la Francia di Macron farà concorrenza all'Italia in Europa e Africa. Parla il prof. Sapelli

Più tecnocrazia, meno democrazia e parecchi “oui” a frau Merkel. Chi ha il piacere di conoscere, anche solo per i suoi scritti, il professor Giulio Sapelli sa che non si tira indietro nel fornire chiare e talvolta drastiche opinioni su quanto accade nel nostro Paese e fuori dai confini nazionali. Oggi è la volta dell’uomo del giorno, Emmanuel Macron. Il…

marine le pen

Tutti gli errori di Marine Le Pen

Inutile girarci intorno, accampare alibi e giustificazioni, minimizzare. È stata una sconfitta. Dalle proporzioni che nessuno osava immaginare alla vigilia del voto, neppure dopo il disastroso confronto televisivo del 3 maggio scorso. Marine Le Pen, che non aveva nessuna chance di vittoria, poteva "sfondare" il muro del 40% e, pur rimanendo sulla soglia dell'Eliseo, presentarsi ai francesi come l'alternativa credibile e…

Antonio Padellaro e Marco Travaglio

Come si sono divisi al Fatto Quotidiano Marco Travaglio e Antonio Padellaro su Emmanuel Macron

Dopo essersi unito la mattina ai compagni -ora anche lui li chiama così- cantando l’inno di Mameli in apertura dell’assemblea nazionale del Pd, in cui è stato proclamato per la seconda volta segretario del maggio partito italiano, Matteo Renzi si è unito la sera davanti alla televisione agli elettori francesi del nuovo presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, cantando la Marsigliese.…

Ppe, Angela Merkel

Regionali in Germania, la sberla alla Spd fa gongolare Merkel

Una sberla così l’Spd certo non se l’aspettava. Ieri nelle elezioni regionali dello Schleswig-Holstein, il Land più a nord del Paese e dopo il Saarland il più piccolo della Germania, i socialdemocratici con il 26,9 per cento dei voti hanno perso sonoramente, battuti dalla Cdu che ha ottenuto il 32,3 per cento. E sì che fino a qualche settimana fa…

Carlo Messina, Giovanni Bazoli

Ecco quanto è costata Alitalia a Intesa Sanpaolo e Unicredit. Tutti i numeri

Ma quanto è costata finora alle banche azioniste e finanziatrici di Alitalia l'avventura nella compagnia aerea che ora è commissariata? La domanda si affianca a quanto detto nei giorni scorsi il vertice di Intesa Sanpaolo. Ecco parole e numeri. COSA HA DETTO MESSINA "Non esiste un piano B portato avanti da Intesa Sanpaolo. Non abbiamo un piano B e non…

bcc

Bcc, come come funzioneranno i patti parasociali nei gruppi

Pubblichiamo le considerazioni finali dell'analisi scritta da Marco Bindelli uscita sulla Rivista di Diritto Bancario In base alle considerazioni esposte, emerge che: l’esercizio dell’attività di direzione, coordinamento e controllo mediante contratto o clausole statutarie rappresenta una modalità, alternativa all’acquisizione di partecipazioni, normativamente ammessa e contemplata per qualsiasi tipo di società; la regolamentazione bancaria nazionale (ed europea) che disciplina l’esercizio di…

Carlo Cimbri

Unipol su Bper, ecco cosa dicono gli analisti delle mosse di Cimbri

Unipol punta su Bper per crescere nel settore bancario. Le mire del gruppo assicurativo guidato dall'ad, Carlo Cimbri (nella foto), non sono più un mistero per il mercato: Unipol è già al 5% di Bper e punterebbe a una quota di poco inferiore al 10%. Ecco dettagli e prospettive. LO SCENARIO DI MF/MILANO FINANZA La Borsa scommette infatti su unoo…

Cina, EMMANUEL MACRON

Tutto il programma politico di Emmanuel Macron in 9 punti

Cosa farà ora Emmanuel Macron all'Eliseo. Il leader di En Marche è stato eletto presidente della Repubblica in Francia domenica 7 maggio. Per comprendere strategie e pensiero politico di Macron, ecco di seguito in sintesi il programma del neo inquilino dell'Eliseo. SANITÀ E ISTRUZIONE Sul fronte sanitario il leader di En Marche! ha in mente il rimborso al 100% delle…

leonardo

Leonardo/Finmeccanica, cosa può fare Profumo su Atr, Mbda e Spazio. Parla Contento (Uilm)

“Leonardo ha bisogno di una svolta strategica per crescere ed incrementare le proprie competenze industriali e tecnologiche, e prodotti per competere sui mercati internazionali e incrementare l’occupazione”. È questa secondo Giovanni Contento, segretario nazionale della Uilm, la priorità per il futuro amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo, che si insedierà al posto di Mauro Moretti, durante l’assemblea del 16 maggio.…

×

Iscriviti alla newsletter