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Sicurezza, terrorismo, islam, immigrazione, legalità. E poi Europa, Libia, Turchia, Stati Uniti, Russia. È un intervento a tutto campo, quello del ministro dell’Interno Marco Minniti nell’ambito della scuola di formazione politica “Connessioni”, realtà organizzata da padre Francesco Occhetta nella sede romana della Civiltà Cattolica e coordinata da giovani appartenenti alle dirigenze nazionali di associazioni cattoliche provenienti da tutta Italia.

TERRORISMO

Ragionando sugli attacchi terroristici in Europa, Minniti ha affermato che “si tratta di una sequenza di fatti non collegati”, “senza una regìa unica” ma “con dei punti comuni”: come la spontaneità, per cui “si colpisce ciò che si può”, o il valore simbolico, presente in tutti gli attacchi ma “altissimo” nell’ultimo di Parigi, che “ha senza dubbio l’ambizione di influire sulle scelte elettorali”.

ISIS

C’è la possibilità che la sconfitta militare dell’Isis sia ravvicinata, ha proseguito il ministro, ma questa “non fermerà la sua parte terroristica”. Anzi: “Più forte sarà la sconfitta più ci sarà la tendenza a sviluppare la campagna militare”. Perché l’idea finale è la radicalizzazione dello scontro: “Una immaginaria Dabiq che scoppierà nel mondo, e noi dobbiamo evitare questo processo”.

EUROPA

L’Ue è “un ideale e abbandonarlo sarebbe un errore drammatico. Il suo futuro si giocherà nel 2017, con le elezioni in serie”. Se poi “vogliamo salvare le strutture multilaterali, dobbiamo connetterle alle agende nazionali dei Paesi. La difficoltà è di popolo, non di élite, e serve un’agenda che ne renda evidenti le utilità”.

FLUSSI MIGRATORI

Per l’Europa è stato uno scacco mettere sotto controllo la rotta balcanica ma non il mediterraneo centrale, ha continuato Minniti: “Una parte fondamentale del governo dei flussi migratori si gioca nel mediterraneo centrale e in Africa, che nei prossimi quindici anni sarà sempre più lo specchio non dell’Italia ma dell’Europa. Il mediterraneo è troppo piccolo per pensare che non ci sia una connessione tra i confini”. E “perché non fare un progetto per formare le classi dirigenti africane?”, ha chiosato il ministro.

LIBIA

Stabilizzare la Libia è un punto chiave. Tra i flussi che arrivano però non ci sono libici, perciò è impossibile fare rimpatri. Ma “istituzioni più credibili in Libia rendono più difficile il lavoro dei trafficanti di esseri umani. Ad oggi è molto importante che assegnino all’Italia un rapporto di fiducia”.

ACCOGLIENZA

“È sbagliato accomunare immigrazione e terrorismo, posso dimostrarlo tecnicamente”. C’è però un nesso “tra mancata integrazione e terrorismo”: “Se Moolenbeek ha quelle caratteristiche, qualcosa non ha funzionato”. Per questo “dobbiamo costruire oggi un modello di integrazione che funzionerà domani”: “l’accoglienza ha il suo limite nella mancata integrazione”, al contrario “se sono in emergenza permanente creo solo tensione sociale”. Il punto è regolarizzare i flussi: “il futuro sono i canali umanitari”. Anche se chi gestisce il tema dell’accoglienza rischia di perdere il consenso delle proprie comunità, per colpa di una “sindrome nimby” sull’immigrazione.

IL PATTO CON L’ISLAM

Il patto nazionale con l’islam è poi “una delle cose più importanti che abbiamo fatto sul terreno dell’integrazione, un piccolo miracolo”, dove il centro è che “si sentono prima di tutto italiani”. E “non è una legge dello Stato, che nella religione troverebbe un terreno delicato”. Costruendo una nuova moschea, inoltre, “si renderebbero pubblici i finanziamenti”.

TURCHIA

In Turchia l’Europa “non ha avuto una posizione debole”, ma la partita non è semplice, ha specificato Minniti: “Gli approvvigionamenti energetici sono cruciali per la stabilità dei nostri Paesi. Ma costruire muri è una risposta inaccettabile: dobbiamo governare i flussi. Il mondo non può chiudersi come una Fortezza Bastiani. Nella storia dell’umanità da Gerico in poi i muri sono costruiti per essere abbattuti, e io appartengo alla parte del mondo che preferisce non costruirli”.

USA, RUSSIA, EUROPA

Sul ruolo degli Usa in Libia, Minniti ha detto che “dovremo abituarci a un mondo dove nel mediterraneo ci si dovrà cimentare con altri partner, come la Russia, perché è interesse italiano e europeo”. E per gli Usa “il Pacifico è rilevante quanto il mediterraneo”. Tuttavia “per noi l’unica struttura che ha la giusta taglia è l’Europa, ad esempio per fare il migration compact con l’Africa”. La sfida, in conclusione, è l’Europa politica, perché “l’unione della moneta non può reggere a lungo. In un momento di difficoltà dobbiamo lanciare il cuore oltre l’ostacolo: è nella crisi profonda che bisogna innalzare gli occhi all’orizzonte”.

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