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In un post su Facebook del 10 aprile scorso, Luigi Di Maio ha scritto: “L’Italia ha importato dalla Romania il 40% dei loro criminali. Mentre la Romania sta importando dall’Italia le nostre imprese e i nostri capitali. Che affare questa UE!”.

Le sue parole prendono spunto da dichiarazioni del Procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita, in un video incorporato nello status di Di Maio.

Ardita si riferiva però a un dato molto più preciso (anche se di dubbia provenienza). Ha detto precisamente, parlando di “importazione di criminalità”:

«Qualche tempo fa – qualche anno, ma la situazione non è cambiata – il ministro rumeno, degli Interni se non sbaglio, ci comunicò che di tutti i mandati di cattura europei che riguardavano cittadini rumeni il 40% proveniva dall’Italia. Quindi questo significa che quattro rumeni su dieci che avevano deciso di andare a delinquere avevano scelto il nostro paese come luogo nel quale andare a delinquere».

Il magistrato ha detto insomma che, tra i criminali rumeni che avevano “deciso” di farlo in un altro paese, quattro su dieci avevano “scelto” l’Italia. Di Maio ha preso questa affermazione, l’ha ampliata e l’ha in qualche modo invertita: non è stata la minoranza dei criminali “in trasferta” ad avere scelto in quattro casi su dieci l’Italia, ma c’è stata addirittura un’importazione di quattro persone su dieci tra chi faceva già il criminale in Romania.

IL “40%” DI ARDITA

Ardita parlava, nello specifico, dei mandati di cattura europei. Per dare un ordine di grandezza, nel 2014 ne sono stati emessi 14.700 in tutta l’Unione europea. Il 40 per cento di quelli che riguardano rumeni, dice Ardita, vengono dall’Italia.

Si tratta davvero di una percentuale particolarmente inattesa?

In Italia risiedono oltre un milione di cittadini romeni (secondo l’Istat 1.131.839 nel 2015) a fronte dei quasi 3 milioni totali di cittadini rumeni che vivono abitualmente all’estero in Paesi Ue. Cioè il 38% della popolazione emigrata nell’Ue.

Insomma, come ha già notato Luca Sofri in un post sul suo blog, è perfettamente ragionevole che il 40% di richieste di mandato di cattura europeo interessi un Paese, l’Italia, dove risiede quasi il 40% della popolazione rumena emigrata nell’Ue.

Con una dimostrazione per assurdo potremmo dire che se in Italia risiedesse il 100% della popolazione emigrata romena sarebbe ovvio che il 100% delle richieste di mandato di cattura europeo pervenute a Bucarest provenissero dall’Italia. Quella di Ardita è insomma una “non-notizia”.

LE VAGHE AFFERMAZIONI DI ARDITA

Ad ogni modo, le frasi di partenza di Ardita erano già problematiche per conto loro. Ad esempio, come essere sicuri che la situazione non sia cambiata negli ultimi anni, per quanto riguarda la criminalità rumena?

Come dimostrano i dati citati da Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, in un articolo per Openmigration, quella rumena è stata l’etnia straniera più rappresentata nelle carceri italiane fino al 2015, ma nel 2016 la situazione è cambiata, con un calo sia nei numeri assoluti (da 2.893 a 2.825 detenuti) sia in percentuale (dal 16,8% del totale dei detenuti stranieri, al 15,6%).

Nel 2016, così, l’etnia straniera maggiormente presente nelle carceri italiane è divenuta quella marocchina.

Non è chiaro poi, nelle frasi di Ardita, chi sia l’autorità pubblica romena ad aver dato l’informazione, a chi fosse diretta e quando sia stata trasmessa.

IL PARERE DELL’ESPERTO

Secondo Marco Dugato, ricercatore di Transcrime, quelli dati da Ardita e Di Maio “sono numeri un po’ a caso. La vera questione è l’incidenza della criminalità romena ed è una questione difficile da analizzare, già solo per il fatto che gli unici numeri certi che abbiamo sono sugli autori di reato che vengono arrestati e identificati come tali. Le denunce non fanno testo. Spesso abbiamo visto nella cronaca che vengono denunciati ladri appartenenti a una determinata etnia, ma poi questo non è nei fatti vero”.

“Tanto premesso non si può negare – prosegue Dugato – che una maggior libertà di spostamento garantita dall’allargamento dell’Unione europea, e anche la diffusione dei voli low-cost, sia stata sfruttata anche da bande criminali provenienti dall’Est Europa. Ma se vogliamo guardare ai dati, noi avevamo verificato ad esempio che riguardo ai furti in abitazione, a fronte di una crescita del fenomeno negli ultimi 12 anni la proporzione tra criminali italiani e stranieri colpevoli di tale reato era rimasta immutata. Quindi non è vero che l’aumento dei furti in abitazione è imputabile all’arrivo di più stranieri in Italia”.

IL FRAINTENDIMENTO DI DI MAIO

Questo per quanto riguarda quanto affermato da Ardita.

Ma Di Maio ha scritto una cosa ancora più sbagliata, cioè che “l’Italia ha importato dalla Romania il 40% dei loro criminali”. Cioè che per ogni 10 criminali rumeni, 4 sono venuti a delinquere in Italia.

Come dicevamo, nel 2016 nelle carceri italiane sono presenti 2.825 detenuti romeni (a fronte di un numero di residenti, è bene ricordarlo, di oltre 1,1 milioni). Nelle carceri romene sono presenti 27.455 detenuti (di cui il 99% rumeni: dati riferiti al 2016). C’è dunque un rapporto di circa 1 a 10 tra i criminali romeni rimasti in Romania e quelli detenuti in Italia.

Se poi sommiamo i criminali romeni detenuti in Romania con quelli detenuti negli altri Paesi Ue (11.511 a novembre 2016), il totale sale a 39.966. Come dicevamo, 2.825 sono oggi detenuti in Italia: il 7,25 per cento. Un dato percentuale che scenderebbe ancor di più se considerassimo i cittadini romeni detenuti in Paesi extra-Ue (su cui non abbiamo dati certi).

ll tutto a fronte dell’aver “importato” dalla Romania quasi il 6 per cento della sua popolazione (oltre 1 milione su circa 19 milioni).

Dunque Di Maio non solo riporta affermazioni, quelle del Procuratore Ardita, che già avrebbero dovuto sollecitare una qualche richiesta di maggiori informazioni, ma le fraintende anche. La sua affermazione è dunque completamente errata.

(Qui l’articolo completo)

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