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La reazione repressiva alle manifestazioni di domenica è un segnale di debolezza per il presidente russo Vladimir Putin“, commenta in una conversazione con Formiche.net Carlo Pelanda, coordinatore del dottorato di ricerca in geopolitica e geopolitica economica dell’Università Guglielmo Marconi di Roma. “Il segnale che esce – continua il professore – è che la protesta interna ha superato il livello di attenzione esterna. In fondo se sei costretto a reprimere apertamente significa che fai fatica a mantenere il consenso”.

UN SEGNALE

Come si inquadra questo nell’ottica politica globale? “Le proteste rappresentano un asset ipotetico: mettiamo che Stati Uniti e Unione Europea trovino una soluzione comune su come rivolgersi a Putin per creare una specie di contenimento. Il fatto che esista un’opposizione interna in grado di andare in strada e farsi arrestare davanti ai cameraman di tutto il mondo significa che c’è un background utilizzabile dall’Occidente se volesse destabilizzare il potere russo”. Ossia? “È un argomento di ricatto: se non ti allinei fomentiamo la rivolta, la finanziamo, e ti creiamo problemi ancora più grossi, su cui tu sari costretto a esporti fino all’implosione, potrebbe dire un ipotetico Occidente contro la Russia”. “Non dimentichiamo – continua Pelanda – che il genere di informazioni che sta mettendo sulla graticola il primo ministro Dmitri Medvedev, è roba uscita senz’altro da inner circle molto interni, non sono semplici inchieste da opposizione”. Che significa? “Significa che all’interno del regime russo c’è qualcuno che ha voluto sia far fuori Medvedev, rendendo lo scudiero di Putin difficilmente utilizzabile ancora, e sia mandare un messaggio al presidente”. Da qui, aggiunge il professore, si può anche comprendere il contro-messaggio, molto duro, di Putin.

LE RAGIONI DEL REGIME

Ma il governo di Putin è un regime? “Il regime creato da Putin è molto autoritario, è improntato su una sorta di zarismo durissimo, ma non sottovalutiamo che fino a qualche tempo fa era giustificato dalla realtà. Quando lui è salito al potere, nel 1999, il rischio che aveva davanti era la frammentazione della federazione russa. La Germania si muoveva sul fronte russo-europeo, il Giappone trattava con gli oligarchi siberiani, la Cina aveva i piedi a Vladivostok. Mettendosi nei panni di Putin, appare comprensibile che un modo di creare consenso fosse instaurare un regime duro, forte, trattare con una metà degli oligarchi per cacciare via l’altra metà, e circondarsi di siloviki (ex agenti del Kgb diventati politici o leader di istituzioni e imprese, ndr), perché erano gli unici di cui poteva fidarsi”.

L’OPPOSIZIONE

Successivamente questo potere si è consolidato, ma si sono creati i presupposti perché si incrostasse sul sistema politico-economico-amministrativo, producendo corruzione, mentre ovviamente nascevano e si coltivavano i malumori. “L’opposizione all’inizio era finanziata dagli oligarchi che Putin aveva escluso dal circolo del potere, ma più o meno dal 2005 in poi si sono cominciate a vedere i frutti delle prime aperture liberali (per così dire), con fenomeni spontanei di protesta e contrasto, a cui il regime ha reagito con la ripicca”. Ossia, chiosa, quello che sta facendo adesso, quello di domenica, che quindi “non è per niente sconvolgente”.

TRATTARE CON MOSCA SENZA IMBARAZZO?

Ma questa situazione non crea imbarazzo tra i partiti politici europei che cercano di allinearsi con la Mosca di Putin. E ancora, non complica le relazioni internazionali? Per esempio, oggi il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano è a Mosca, dove ha incontrato l’omologo Sergei Lavrov, in una visita programmata da tempo. “Alfano va in Russia perché nei rapporti tra Stati si dialoga con chiunque. Non dimentichiamo che Mosca ha un ruolo sempre più importante nel Mediterraneo, con la Libia che è stato uno dei punti importanti di discussione”. E invece quei partiti che cercano appoggio e allineamento in Putin? “La scorsa settimana Marine Le Pen si è vista con il presidente russo, ma anche questo non è sconvolgente, il suo partito si comporta in effetti come se fosse sul libro paga russo, dunque…”. Intervistato dalla Stampa il leader della Lega Matteo Salvini ha riaffermato le sue posizioni pro-Putin anche a proposito delle vicende di domenica. “In Italia c’è una simpatia dell’opinione pubblica per Putin che passa da Salvini ai Cinquestelle, e arriva fino al rapporto di amicizia sincera tra il russo e Silvio Berlusconi. Quello che è successo mette relativamente in imbarazzo il leader della Lega, perché gioca su questa simpatia, e lo rende più libero di prendere certe posizioni: tuttavia mi pare che Salvini non parli un linguaggio di governo, ma stia solo cercando di maturare potere nel partito”.

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"La reazione repressiva alle manifestazioni di domenica è un segnale di debolezza per il presidente russo Vladimir Putin", commenta in una conversazione con Formiche.net Carlo Pelanda, coordinatore del dottorato di ricerca in geopolitica e geopolitica economica dell’Università Guglielmo Marconi di Roma. "Il segnale che esce – continua il professore – è che la protesta interna ha superato il livello di attenzione…

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