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Chissà cosa deve aver pensato Sigmar Gabriel leggendo i risultati dei sondaggi appena pubblicati. Gabriel ha lasciato la guida del partito perché, come non si stancavano di sottolineare i mass media, in otto anni non era riuscito a farsi veramente ben volere dai suoi compagni socialdemocratici. Per questo aveva deciso di liberare il posto, di proporre Martin Schulz come sfidante di Angela Merkel alle elezioni parlamentari di settembre e cedergli e anche il timone dell’Spd.

E sul momento era sembrata la scelta vincente. Il gradimento per Schulz era subito salito alle stelle, trascinando con sé anche i sondaggi dell’Spd. In febbraio, alla domanda chi avrebbero scelta se vi fosse stata la possibilità di eleggere direttamente il capo del governo, il 50 per cento degli intervistati aveva detto Schulz, mentre solo il 36 per cento avrebbe preferito Merkel. A questo vittoria di gradimento era seguita un mese dopo l’elezione a capo del partito: e i delegati all’unanimità l’avevano voluto come segretario.

Peccato che l’elettore con il tempo sia diventato sempre più volubile, capriccioso, imprevedibile e ultimamente anche rancoroso. Schulz probabilmente ne è da sempre consapevole, tanto da aver messo in guardia i suoi ancora in tempi non sospetti , cioè quando il consenso era alle stelle, che la sfida con Merkel era una di quelle che richiedono fiato lungo, gambe da maratoneta e nervi saldi. Si certo, gli veniva risposto allora, i più però continuavano a credere nei poteri taumaturgici del loro nuovo capo.

La sconfitta nel Saarland a metà marzo è stato come un brusco risveglio. E i risvegli bruschi mettono di malumore. Così Schulz non solo è stato di nuovo superato da Merkel (ora il risultato è 46 a 40 per la Kanzlerin ), ma stando a un sondaggio Dimap appena pubblicato, c’è chi rimpiange addirittura Gabriel. Questo per lo meno dice la classifica dei politici più graditi: su una scala di 100 Gabriel ottiene 56 punti (un risultato che mai prima aveva ottenuto), mentre Schulz si ferma a 48 punti. Al primo posto, con 68 punti, si posiziona il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble (probabilmente non tanto per la simpatia quanto per il rigore che lo contraddistingue), seguito da Merkel con 62 punti.

Sondaggi tutti passibili ancora di ripetuti capovolgimenti ovviamente. Più dovuti agli umori, visto che né Cdu, né Spd hanno ancora  presentato il programma elettorale ufficiale.

Per questo motivo peraltro ognuno dei contendenti (e dei suoi alleati) saggia il terreno in campi – a lei o a lui – più congeniali.

Schulz in quanto ex presidente del Parlamento Europeo qualche giorno fa ha scritto una lettera aperta ai giornali nei quali sollecitava l’Unione Europea a prendere finalmente una posizione unita e chiara rispetto alla Siria. Una posizione politica diventata sempre più urgente anche alla luce degli ultimi drammatici fatti che hanno visto l’impiego di armi chimiche contro la popolazione.

Sul versante dell’Unione è invece Wolfgang Schäuble ad aver preso al momento l’iniziativa (Merkel scenderà in campo ufficialmente con l’inizio delle ferie estive del Bundestag, cioè a fine giugno).  E l’ha fatto con una mossa che potrebbe considerarsi anche una invasione di campo oltre a essere un astuto gioco di parole. In questa campagna elettorale i socialdemocratici punteranno sulla necessità di ristabilire una eguaglianza sociale, sull’urgenza di ristringere la forbice tra chi dispone di ingenti patrimoni e chi invece, pur lavorando deve comunque ricorrere all’assegno sociale. Schäuble non parla di “disuguaglianza sociale”, ma della necessità di garantire “pari opportunità per tutti”, pari opportunità di istruzione, carriera, benessere. E’ vero che l’approccio è diverso. Quello dei socialdemocratici prevederebbe un intervento redistributivo della ricchezza dall’alto (cioè aumento di tasse per i più abbienti) mentre l’idea di Schäuble punta a creare i presupposti affinché tutti abbiano le stesse chance. Sta poi al singolo coglierle o meno.

Ma l’elettore vede veramente questa differenza? Soprattutto se Schäuble nelle interviste indica gli stessi campi di intervento già evidenziati dai socialdemocratici: uno su tutti, l’istruzione. Essendo l’istruzione di competenza regionale, ci sono differenze, a volte anche notevoli, tra regione e regione, per quel che riguarda la qualità. Schäuble ha peraltro anche un vantaggio non da poco rispetto a Schulz: essendo lui che gestisce le finanze, può permettersi di indicare anche cifre più o meno realistiche. Così, parlando di sostegno alle famiglie ha prospettato investimenti per 15 miliardi di euro.

Ora la palla è di nuovo nel campo socialdemocratico, sarà interessante vedere come Schulz intende rispondere.

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