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Un hub a Napoli per il fianco sud, la riforma delle strutture di comando e il riequilibrio degli oneri tra le due sponde dell’Atlantico. Questi i temi principali sul tavolo del vertice tra i ministri della Difesa dei 28 Stati membri della Nato riuniti oggi e domani a Bruxelles. Tra di loro, per la prima volta, ci sarà anche James Mattis, il nuovo segretario della Difesa degli Stati Uniti.

IL PESO DI TRUMP

La presidenza Trump è riuscita mesi fa a condizionare il dibattito che si terrà a Bruxelles in questi giorni. Le uscite del neo presidenze sull’Alleanza atlantica avevano già intimorito gli alleati europei prima della sua elezione, alimentando riflessioni sull’esigenza di una maggiore assunzione di responsabilità. In realtà, se per altri temi Donald Trump sembra avere tutta l’intenzione di realizzare le promesse della campagna, sulla Nato i toni del tycoon paiono essersi abbassati. Rispetto alla descrizione della Nato come organizzazione obsoleta, e alle critiche sulla sua stessa ragion d’essere, l’attenzione della Casa Bianca pare essersi focalizzata maggiormente sul tema del burden-sharing, cioè di un’equa ripartizione delle responsabilità tra gli alleati. “Supportiamo con forza la Nato”, ha detto Trump la scorsa settimana ai comandanti Usa riuniti presso la base militare di Tampa, in Florida, quartier generale del Central Command. “Chiediamo solo che tutti i membri diano finanziamenti appropriati e pieni all’Alleanza, cosa che in molti non hanno fatto. Molti di loro non ci sono andati neanche vicini, e ora devono farlo”, ha aggiunto il neo presidente.

IL RUOLO DI MATTIS

Su questo cambio di atteggiamento ha probabilmente contribuito proprio il nuovo numero uno del Pentagono, convinto sostenitore dell’Alleanza atlantica e avvezzo alla logica dialettica che appartiene all’organizzazione, avendo guidato per due anni il Comando alleato per la trasformazione (Sact). Mattis ha già rassicurato gli alleati in diverse occasioni: gli Usa non hanno alcuna intenzione di venir meno agli impegni transatlantici né di lasciare l’Europa sola nel bel mezzo di una difficile congiuntura di crisi e pressioni. Anche nel colloquio telefonico con il nostro ministro della Difesa Roberta Pinotti ha chiarito questi punti. La Nato deve tornare a essere “l’alleanza militare di maggior successo nella storia moderna, forse di sempre”, aveva detto Mattis ancor prima della conferma della nomina di fronte alla commissione Forze armate del Senato.

LA SPESA PER LA DIFESA

In ogni caso rispetto a Obama, il nuovo inquilino della Casa Bianca e il suo segretario alla Difesa saranno molto più pressanti sul contributo dei membri europei all’Alleanza. Il tema della spesa destinata alla difesa è tornato prepotentemente al centro dei dibattito soprattutto per quei Paesi che, come l’Italia, restano lontani dalla quota del 2% del Pil stabilito in ambito Nato. “Sottolineeremo l’importanza di un giusto burden-sharing e di una maggiore spesa in difesa”, ha detto il segretario generale Jens Stoltenberg che, quanto meno su questo tema, si trova sulla medesima linea di Washington. Segnali positivi ci sono: la spesa media degli alleati europei e del Canada è cresciuta del 3,8% in termini reali nel 2016, più del previsto, come ricordato da Stoltenberg illustrando l’agenda del vertice. “Siamo consapevoli che diversi alleati della Nato hanno difficoltà con bilanci e deficit, e affrontano sfide su come aumentare le spese per la difesa”, ha ammesso il segretario generale. “Si tratta però di dare priorità alla difesa”. La linea da seguire resta quella concordata nel 2014 e ribadita a Varsavia lo scorso luglio: “fermare i tagli alla difesa, aumentare gradualmente la spesa per la difesa e poi muovere verso l’obiettivo del 2%. La mia priorità da quando sono diventato segretario generale”, ha affermato Stoltenberg.

LA POSIZIONE DELL’ITALIA

Secondo i dati Nato pubblicati lo scorso luglio e stimati per l’intero 2016, l’Italia spende l’1,11% del Pil per la Difesa, meno di Francia (1,78%), Germania (1,19%) e molto meno di Usa (3,61%), Grecia (2,38%), Regno Unito (2,21%), Estonia (2,16%) e Polonia (2%). “Siamo lontano dal 2 per cento”, ha ammesso il ministro Pinotti intervenendo la scorsa settimana di fronte alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. Eppure “quella italiana è una spesa molto qualificata. Siamo tra le nazioni più impegnate nella Nato e nell’Unione Europea e i primi contributori europei nelle missioni dell’Onu”. Per tali ragioni, è probabile che il ministro chiederà “all’Alleanza di introdurre anche una valutazione sul livello qualitativo e non solo su quello quantitativo”. L’Italia sta “spendendo bene le risorse, facendo attenzione alla qualità degli interventi”, ha spiegato la Pinotti.

GLI ALTRI DOSSIER SUL TAVOLO

L’Italia avrà sicuramente una voce importante sulla discussione che i ministri avranno per il potenziamento della base di Napoli, che potrebbe diventare l’hub dell’Alleanza per valutazioni e analisi sul terrorismo del fronte sud. La nuova presidenza americana, oltre all’attenzione ai budget impiegati, porta anche una maggiore sensibilità rispetto al fianco meridionale rispetto alla precedente amministrazione. Lo stesso Mattis ha guidato per tra anni, dal 201 al 2013, l’Us Central command (Centcom), con responsabilità per la protezione degli interessi americani in circa venti Paesi dal Corno d’Africa all’Asia centrale. Il neo segretario aveva lasciato l’incarico per le note divergenze con la presidenza Obama, non solo per il negoziato con l’Iran ma anche per un complessivo “approccio senza strategia”.

Anche per questo, a Bruxelles i ministri si concentreranno anche su Medio Oriente e Nord Africa, con un focus particolare sul contrasto al terrorismo e sull’evoluzione del supporto alla coalizione anti-Daesh. La strategia resta la collaborazione con i partner regionali, Iraq, Gioradania e Tunisia su tutti con programmi di addestramento e training. Probabile che si sarà spazio anche per parlare della Libia, dati i recenti sviluppi con l’approvazione, in sede europea, del piano italiano basato proprio sulla collaborazione con il Governo di accordo nazionale di Fayez al Sarraj, con cui non a caso Stoltenberg ha avuto un incontro a inizio mese. La cooperazione tra Ue e Nato nel Mediterraneo è tale (si veda il rapporto le operazioni Sea Guardian e EunavforMed Sophia) da poter presupporre un nuovo appoggio dall’Alleanza alle recenti decisioni europee. Inevitabilmente, parte della discussione sarà dedicata al fianco est. I ministri dovranno valutare come procede il potenziamento degli strumenti di deterrenza decisi a Varsavia. Poi, i ministri della difesa discuteranno della riforma della struttura di comando “per assicurarci di avere gli strumenti giusti per le sfide che affrontiamo”, ha detto il segretario generale. Infine, ci sarò spazio per la commissione Nato-Georgia, elemento che di certo non farà sorridere Putin.

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