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Il PIL italiano è cresciuto di 0,2% t/t nel 4° trimestre 2016, in rallentamento solo lieve rispetto allo 0,3% t/t dei tre mesi precedenti.

Il dato è risultato in linea con le nostre aspettative e lievemente inferiore alle attese di consenso, che dopo il dato molto brillante sulla produzione industriale di dicembre si era posizionato su uno 0,3% t/t.

La crescita annua è risultata superiore al previsto, a 1,1% (si tratta di un massimo da cinque anni e mezzo). Il dato è invariato rispetto al trimestre autunnale, che è stato rivisto al rialzo dall’1% della precedente stima.

Di conseguenza, il 2016 ha chiuso con una crescita dello 0,9% in termini grezzi e dell’1% corretta per i giorni lavorativi (che sono stati due in meno rispetto al 2015). Il dato rettificato per gli effetti di calendario è risultato migliore sia della nostra più recente previsione (0,9%) sia della stima governativa (0,8%), nonché ai massimi dal 2010. Peraltro, si tratta di un dato provvisorio (la stima definitiva sulla crescita annuale del PIL nel 2016 verrà diffusa il prossimo 1° marzo).

Il dettaglio delle componenti non è ancora noto (verrà diffuso il prossimo 3 marzo), ma quanto riportato dall’Istat è in linea con le nostre attese:

a) l’espansione è il risultato, per il secondo trimestre di seguito, di una crescita del valore aggiunto sia nell’industria che nei servizi (a fronte di un calo nell’agricoltura): in particolare riteniamo che, come nel trimestre precedente, sia stata decisiva l’industria (al netto delle costruzioni), che stimiamo possa aver dato un contributo positivo al valore aggiunto di due decimi come nei mesi autunnali (l’output nel settore è cresciuto dell’1,3% t/t, solo lievemente al di sotto dell’1,5% t/t precedente che rappresentava un massimo da oltre sei anni); stimiamo invece, in base ai dati già diffusi sulla produzione nei primi due mesi del trimestre (-1,2% t/t la flessione acquisita), che le costruzioni possano aver dato un apporto negativo alla crescita;

b) come nel trimestre precedente, la crescita è venuta dalla domanda domestica, mentre il commercio con l’estero ha dato un contributo negativo (stimiamo di almeno un decimo). Ciò è avvenuto peraltro in un contesto di forte ripresa per entrambi i flussi commerciali (in particolare da e verso i Paesi extra-Ue: import +3,6%, export +1,9% t/t in base ai dati mensili nominali sul commercio di beni e servizi). Per quanto concerne la domanda interna, stimiamo che gli investimenti abbiano mantenuto un buon ritmo di crescita, ma in lieve rallentamento (ad almeno 0,6% t/t) rispetto allo 0,8% t/t precedente (per via di un accentuarsi della flessione nelle costruzioni ma anche di una possibile minore vivacità della spesa in macchinari e mezzi di trasporto); viceversa, i consumi potrebbero mostrare una modesta riaccelerazione (a 0,3% t/t nelle nostre stime) dopo essere risultati piuttosto deboli in autunno (0,1% t/t, un minimo da oltre due anni). Infine, stimiamo che dalle scorte possa essere venuto un contributo trascurabile (o al più lievemente positivo).

In sintesi, il dato è confortante, in quanto mostra che il 2016 ha chiuso meglio del previsto. Inoltre, si riduce il gap di crescita con la media dell’eurozona: il differenziale in termini tendenziali annui scende da 0,7% a 0,6%, ai minimi da cinque anni e mezzo.

In prospettiva, ci aspettiamo che la crescita possa continuare all’incirca sugli stessi ritmi anche a inizio 2017. Infatti, tenendo conto sia del miglioramento recente degli indici di fiducia delle imprese, sia della forte chiusura d’anno per la produzione industriale (+1,4% m/m a dicembre, pur suscettibile di correzione a gennaio), stimiamo una crescita del PIL ancora in area 0,2% t/t nel primo trimestre del nuovo anno. Ciò è coerente con la nostra previsione di un PIL in aumento dell’1% nel 2017, più ottimistica di quella di consenso (fermo allo 0,7%). È necessaria comunque una riaccelerazione a 0,3% t/t dalla primavera o dall’estate per raggiungere tale target.

In pratica, ci aspettiamo che nel 2017 l’attività economica mantenga la velocità di crociera dell’1% già raggiunta nel 2016. Confermiamo però la nostra idea che nel nuovo anno possa cambiare la composizione della crescita, in quanto riteniamo probabile una frenata della domanda finale domestica (a 0,9% da 1,3%), compensata dal venir meno del freno rappresentato l’anno scorso da commercio estero e scorte (che hanno sottratto rispettivamente uno e due decimi alla crescita 2016).

Banca padoan, evasione fiscale amministrazione, Pier Carlo Padoan, pIL

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