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Un altro rinvio per l’inizio della discussione alla Camera. Probabili modifiche sostanziali al testo ancora fermo alla Commissione Affari sociali di Montecitorio. Una crescente mobilitazione nella base cattolica che potrebbe – se mai ce ne fosse bisogno – inventarsi una nuova manifestazione in stile Family Day per opporsi al provvedimento. Chissà, magari un Life Day.
Si fa sempre più tortuoso il percorso per l’approvazione della legge sul fine vita (“Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari al fine di evitare l’accanimento terapeutico”; qui tutti i riferimenti) che divide in maniera trasversale le forze politiche, tanto che per l’approvazione il Pd fa affidamento anche sull’appoggio dei 5 Stelle.

RENZI NON HA PIU’ FRETTA?

Secondo l’Espresso, dopo lo slittamento della prima data utile per portare il provvedimento alla Camera (era stato fissato il 30 gennaio), ora anche la seconda verrà con ogni probabilità disattesa. Insomma, nemmeno il 20 febbraio i deputati riuniti al completo inizieranno a discutere e votare la legge sul fine vita. Il motivo? Nonostante la decurtazione con l’accetta degli emendamenti da parte del presidente della Commissione Affari sociali Mario Marazziti (Democrazia Solidale), passati da oltre tremila a 280, non ci sarebbero i tempi tecnici per arrivare all’approvazione del testo entro l’inizio della prossima settimana, così da ricevere il parere anche dalle altre Commissioni. Dal canto suo, il Pd ha chiesto che si svolgano sedute notturne per controbattere a quelle che ritiene iniziative di ostruzionismo messe in piedi dal drappello trasversale di deputati pro-life.

“Le sedute notturne sarebbero una forzatura inaccettabile – commenta con Formiche.net la deputata Eugenia Roccella di Idea -. Ricordo che nella scorsa legislatura, quando il Governo Berlusconi di cui ero sottosegretaria alla Salute ha portato avanti tutt’altro testo sul medesimo argomento, si è data una possibilità molto ampia di dibattere e approfondire un tema così rilevante come quello del fine vita”. “Ncd è in estremo imbarazzo – dice Roccella che di quel partito ha fatto parte prima di seguire Gaetano Quagliariello in un nuovo movimento -, anche perché dopo l’accordo di un anno fa stipulato sul ddl Cirinnà in merito alle unioni civili, si era detto che il Governo non sarebbe più tornato sui temi etici”. E invece no. “Forse Renzi qualche settimana fa aveva spinto molto sull’acceleratore perché voleva andare subito alle elezioni. Sapendo che questa legge rappresenta una bomba a orologeria nella sua maggioranza, si sarebbe potuto creare un incidente forzando la mano”. Adesso però anche al Nazareno le acque si sono un po’ calmate, la prospettiva delle urne a giugno è sempre più fosca, quindi non c’è più fretta di creare scompigli al premier Paolo Gentiloni. Almeno questa è una tesi che circola nei corridoi di Montecitorio.

LA BATTAGLIA PRO-LIFE

In ogni caso, i parlamentari pro-life si sono mossi per tempo. Una settimana fa hanno organizzato alla Camera una conferenza stampa con i vertici delle Facoltà romane di Medicina per dire no al provvedimento. Per opporsi a quella che viene bollata come una deriva eutanasica, si sono scomodate le voci di Sebastiano Filetti, preside di Medicina all’Università La Sapienza, Antonio Pisani, neurologo a Tor Vergata, Giorgio Minotti, oncologo e preside di Farmacologia Clinica al Policlino Universitario Campus Bio-Medico, e Pierluigi Granone per il Policlinico Gemelli.
Roccella è comunque convinta che il pressing orchestrato dai deputati pro-life stia portando a risultati concreti. Oltre al rallentamento dell’iter parlamentare, assicura, “la formulazione dell’articolo 1 comma 7 sarà cambiata. Si sono resi conto di follia che hanno scritto”. Ossia? “Il nostro Sistema Sanitario Nazionale è orientato al favor vitae – spiega la deputata di Idea -, pertanto quando otto anni fa è morta per disidratazione Eluana Englaro come consentito da alcuni giudici su richiesta del padre, lo si è fatto fuori dalle regole del nostro sistema, fuori da ogni protocollo. Lei infatti era stata ammessa in ospedale formalmente per cure di riabilitazione”. Il problema, ragiona Roccella, sta nel fatto che “questa nuova legge ruota tutta attorno al principio dell’autodeterminazione, che non è quello di libertà e nemmeno di appropriatezza delle cure. Il comma 7 dell’articolo 1 dice che il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente e di conseguenza è esente da responsabilità civili e penali. Ma ci rendiamo conto a cosa potremmo andare incontro? A pazienti che davanti a gravi malattie chiedono di essere curati con l’omeopatia, con iniezioni di acqua, con sedute di yoga…”. Prima ancora di un tema etico sulla salvaguardia della vita, il ddl Lenzi (dal nome della relatrice e deputata del Pd Donata Lenzi) “scardina l’idea di appropriatezza delle cure e l’alleanza terapeutica tra medico e paziente, con conseguenze devastanti per il nostro Sistema Sanitario Nazionale”.
Per quanto riguarda le Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento), i parlamentari pro-life sono pronti a chiedere l’introduzione dell’obiezione di coscienza nel caso il Pd forzi la mano sulla vincolatività del medico di fronte a questa disposizione. E pure su idratazione e alimentazione non pare ci siano spazi di compromesso: “Non sono terapie, nemmeno se fornite con supporti. Non possono essere considerate tali, non ci si può rinunciare” taglia corto Roccella.

IL DIBATTITO IN CORSO

Tra appelli di vip e star della musica, storie strazianti di malati terminali desiderosi di farla finita portate alla ribalta dall’Associazione Luca Coscioni, il dibattito su questa legge in realtà si è un po’ assopito nelle ultime settimane. Anche se gli interventi di rilievo non sono mancati: la Chiesa italiana ha fatto sentire la sua voce contraria per bocca del segretario Cei mons. Nunzio Galantino, mentre lo stesso Vaticano ha diffuso nelle settimane scorse la nuova Carta degli operatori sanitari che affronta anche il tema del fine vita.
Tra gli interventi favorevoli al ddl Lenzi è spuntato quello dell’ex sindaco di Roma e medico chirurgo Ignazio Marino e quello della Società Italiana di Cure Palliative (SICP) e Federazione delle Cure Palliative (FCP) che hanno parlato di “buon compromesso”. Anche Sanremo è entrato in qualche modo nel dibattito, seppure non come un anno fa quando molti cantanti si presentavano sul palco con i nastrini arcobaleno per chiedere la legge sulle unioni civili: Ron ha portato al Festival una canzone per la ricerca sulla Sla dichiarando la sua contrarietà all’eutanasia.

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