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Grillini contro magistrati, è ormai guerra aperta sul fronte del Tav. A Torino si sta consumando uno dei più violenti scontri fra il Movimento 5 Stelle e la Procura Generale, scandito da accuse reciproche, lettere al vetriolo e una tensione ormai fuori controllo, al limite dell’incidente istituzionale. E dire che fino a qualche tempo fa la “santa alleanza” con la magistratura era uno dei pilastri dei Cinque Stelle. Ora invece all’ombra della Mole, più precisamente in Val di Susa, quel totem grillino sembra che stia crollando. La pietra dello scandalo è la linea dell’alta velocità, una faccenda su cui da queste parti si litiga da decenni.

IL DEPUTATO IVAN DELLA VALLE ATTACCA IL PROCURATORE, CASELLI LO DIFENDE

Martedì mattina i grillini, all’improvviso, si sono risvegliati sulla barricata opposta rispetto ai giudici. Sull’altro fronte c’era nientemeno che Gian Carlo Caselli, ex procuratore generale e simbolo della lotta a mafia e terrorismo. Praticamente un’icona, per Beppe Grillo e i suoi. Caselli, assieme al collega Marcello Maddalena, ha scritto una lettera pubblicata su La Stampa, in cui ha denunciato il “duro e incomprensibile attacco che un parlamentare – Ivan della Valle – ha scagliato a Susa contro il procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo”.

È questo l’ultimo atto di una scia di tensioni che nelle scorse settimane sono intercorse fra il Municipio retto da Chiara Appendino e il Palagiustizia. Tensioni improvvisamente esplose domenica, durante un flash mob organizzato dai No Tav in Valsusa, un comizio a cui avrebbe dovuto partecipare Beppe Grillo in persona, trattenuto tuttavia a Roma dalla buriana che ha travolto la sindaca Virginia Raggi. Durante il suo intervento a Susa, Della Valle ha preso apertamente di mira il pg Saluzzo, accusandolo di voler “interferire con la politica”. “Si dovrebbe vergognare” ha aggiunto. La sua “colpa”? Aver scritto una lettera “intimidatoria” ad Appendino, in cui il procuratore stigmatizzava la condotta di una consigliera comunale del M5S, Carlotta Tevere.

LA GAFFE DELLA CONSIGLIERA: “SOLIDARIETÀ AI CONDANNATI”

La “scintilla” risale allo scorso 5 dicembre. Il consiglio comunale di Torino sta ratificando la decisione della città di uscire dell’Osservatorio sul Tav. Prende la parola la Tevere che nel suo intervento esprime solidarietà ai 38 attivisti recentemente condannati in Appello per gli scontri del 2011 al cantiere Tav. In aula scoppia la bagarre, le opposizioni insorgono, la Appendino prende le distanze. Anche la Tevere è costretta a correre ai ripari ribadendo la propria “solidarietà umana nei confronti della Valle, anche se questo non significa mancanza di fiducia verso la magistratura”. La gaffe però resta, aggravata dal fatto che la consigliera è pure presidente della commissione legalità.

LA REPLICA DEL PROCURATORE: “I MAGISTRATI SONO IMPARZIALI”

Il pg Saluzzo scrive quindi ad Appendino. Nella lettera, pur ringraziando la sindaca per aver deplorato l’accaduto, definisce la condotta della Tevere “estremamente destabilizzante”. Saluzzo esprime poi “sconcerto e totale dissenso rispetto a valutazioni pronunciate in una sede istituzionale, nel corso di una seduta ufficiale e nell’ambito di un dibattito pubblico”. “L’espressione di ‘solidarietà’ – continua il procuratore – non può essere ridotta a una presa di ‘simpatia’ per i manifestanti violenti, le cui singole responsabilità sono state oggetto del giudizio di un Tribunale di primo grado e, poi, della Corte di Appello. Essa facilmente si traduce in solidarietà per i reati commessi e questo, francamente, mi sembra assai grave”. E poi l’ultimo affondo “I cittadini (e anche i cittadini consiglieri) sappiano che i magistrati non si piegano ad alcuna logica ed emettono le sentenze proprio nel nome del popolo, che a loro chiede imparzialità assoluta e rispetto del principio di uguaglianza e di legalità che si traduce nella eguale soggezione di tutti alla legge”.

CASELLI AFFONDA: “LA GIUSTIZIA NON È UN CHEWIN-GUM”

Parole che hanno avuto l’effetto del sale su una ferita, per un Movimento che in Valsusa è ormai lacerato: da un lato la necessità di conservare quel “culto della legalità” che ne costituisce uno dei cardini. Dall’altro la volontà di non inimicarsi il Movimento No Tav, che con la magistratura torinese ha sempre avuto un rapporto complicato, almeno in alcune sue frange.

L’affondo di Della Valle contro il procuratore, comunque, è destinato a far discutere, anche perché ha fatto scomodare nientemeno che Caselli, uno che Grillo stesso ha sempre portato in palmo di mano. E non è escluso che l’affondo del deputato grillino possa scatenare dure reazioni anche all’interno dello stesso M5S. Difficile, per il Movimento, farsi scivolare addosso il giudizio di Caselli e Maddalena, secondo i quali Della Valle avrebbe considerato “la giustizia come un chewin-gum, da stiracchiare disinvoltamente nel modo che più fa comodo a sé o alla propria cordata”.

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