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Ora la Libia sta rifornendo di gas l’Europa attraverso il Green Stream che collega i giacimenti Eni di Wafa e Bahr Essalam al terminale di Mellitah sulla costa e poi alla raffineria Eni di Gela attraverso 520 km di condotte che attraversano il Mediterraneo. Green Stream ha una capacità di 8 miliardi di metri cubi/anno, ma ora l’intera Libia produce in tutto solo poco più di 7 miliardi di metri cubi/anno a causa della guerra civile.

Il potenziale produttivo della Libia è però enorme e sarebbe in grado di soddisfare una fetta considerevole del fabbisogno energetico europeo. Una piena ripresa della produzione non solo garantirebbe al governo libico un flusso di cassa enorme, ma renderebbe l’Europa meno dipendente dal gas russo. Per questo Mosca farà di tutto per permettere a Gazprom di acquisire una quota del business energetico libico e delle esportazioni verso l’Europa. In parallelo, anche Washington, con l’ex Ceo di Exxon-Mobil al timone della politica estera americana, non vorrà certo rinunciare a una fetta di torta dopo aver tessuto una rete di relazioni con la Libia per buona parte degli ultimi 60 anni.

In queste condizioni è importante che l’Italia – vaso di coccio tra i vasi di ferro ma da sempre il più importante partner energetico della Libia – possa e voglia esercitare tutte le azioni diplomatiche necessarie per non farsi tagliare fuori. Nonostante la guerra, arriva qualche buona notizia proprio dal giacimento offshore di Bouri operato da Eni e dalla Compagnia petrolifera nazionale libica (Noc): proprio questo mese una nuova piattaforma galleggiante (Fso) ha ultimato con successo il riempimento della sua prima petroliera in mare aperto. Prodotta dalla Stx in Corea del Sud, la nuova piattaforma Fso Gaza è una gigante imbarcazione di 324 per 51 m (circa tre campi da calcio) e ha capacità pari a 1,5 milioni di barili di petrolio. È costata 424 milioni di dollari ed è giunta nella sua sede di operazione a maggio 2016.

Abbiamo visto come il puzzle libico sia tutt’altro che vicino ad una soluzione sia a causa delle tensioni interne – principalmente tra al-Serraj e Haftar ma senza dimenticare l’arcipelago di tribù in guerra fra loro – che a causa delle tensioni esterne fra Usa, Russia e, nel suo piccolo, l’Italia. È però importante per tutte le parti in causa che si crei quel minimo di consenso necessario per dare vita a un Paese stabile e unito. Senza questo prerequisito indispensabile, non c’è trippa per gatti per nessuno. Ed è quello che ancora spera Isis.

(3.fine)

Prima parte

Seconda parte

Perché l'Italia non deve farsi tagliare fuori in Libia

Ora la Libia sta rifornendo di gas l’Europa attraverso il Green Stream che collega i giacimenti Eni di Wafa e Bahr Essalam al terminale di Mellitah sulla costa e poi alla raffineria Eni di Gela attraverso 520 km di condotte che attraversano il Mediterraneo. Green Stream ha una capacità di 8 miliardi di metri cubi/anno, ma ora l’intera Libia produce…

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