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In uno Statement largamente simile al precedente, ieri Mario Draghi ha confermato che i tassi resteranno ai livelli attuali a lungo, ben oltre il termine del programma di acquisto, che durerà fino a marzo o oltre. Ancora al ribasso i rischi su outlook. Infine, la notazione che al meeting di dicembre il Committee avrà a disposizione le nuove projections, nonché i risultati dello studio incentrato sulle opzioni disponibili per consentire una implementazione corretta del programma di acquisto fino a marzo e oltre.

Nemmeno nella sessione Q&A è emerso granché. L’unico sussulto è avvenuto quando Draghi ha ammesso che non si è mai discusso di un estensione del programma. Ma i mercati si sono rapidamente ricomposti quando il presidente ha dichiarato che un’interruzione brusca del QE non è mai stata presa in considerazione (e quindi a marzo nella peggiore delle ipotesi avremo una riduzione graduale degli acquisti). Draghi ha ammesso che la questione della scarsità è stata dibattuta, ma non ha voluto dare alcun indizio di come verrà risolta.

Diversi commentatori hanno intravisto nella conference una conferma che il QE a dicembre verrà esteso. A favore di questa view hanno giocato un paio di dichiarazioni sull’inflazione, ovvero che Draghi non nota un trend rialzista convincente nella core, e che l’ECB saprà guardare attraverso i movimenti di breve nei dati. Inoltre il presidente ha respinto l’idea che i mercati stiano diventando troppo compiacenti sulla durata del QE, avallando quindi implicitamente lo scenario fattorizzato nelle curve (che non prezza certo un tapering a marzo).

Cosi i bonds hanno ripreso a salire, l’euro, aiutato da un dollaro decisamente in forma è volato ai minimi da quasi 4 mesi (sfiorando i minimi da marzo) e l’azionario europeo si è impennato, correggendo un po’ il movimento solo nel finale, quando Wall Street si è stufata di vedere il biglietto verde che volava, ed è passata in negativo.

Ovviamente, nel processo, l’Eurostoxx ha chiuso sopra la prima delle 2 resistenze (3050) mettendo a segno un promettente breakout (sul quale come sempre pende il follow through di conferma domani). Visto il calo dei rendimenti, l’ottima performance del settore bancario ha sorpreso qualcuno.

Personalmente, non sono del tutto convinto della reazione del mercato al meeting odierno. Non mi pare che sia stato preso alcun impegno implicito di azione a dicembre. Draghi si è limitato a non sconfessare l’attuale pricing, cosa che si sarebbe tradotta in un selloff dei bonds che avrebbe inasprito le condizioni finanziarie, e si è astenuto da segnalare qualsiasi bias verso il tapering, per gli stessi motivi (ma anche verso una estensione). In altre parole si è tenuto le mani completamente libere per dicembre. Nulla gli impedirà di segnalare un tapering per marzo, nel caso se ne verifichino le condizioni (nota che la sola menzione del fatto che non si era parlato di extension ha spedito l’€ su di mezza figura e il bund giù di 75c).

bce

Come e perché Mario Draghi si è tenuto le mani libere

In uno Statement largamente simile al precedente, ieri Mario Draghi ha confermato che i tassi resteranno ai livelli attuali a lungo, ben oltre il termine del programma di acquisto, che durerà fino a marzo o oltre. Ancora al ribasso i rischi su outlook. Infine, la notazione che al meeting di dicembre il Committee avrà a disposizione le nuove projections, nonché…

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