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Salvate il soldato Girone, salvate Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. L’ottima notizia dell’ormai prossimo rientro del fuciliere Girone della Brigata marina San Marco (questa l’esatta denominazione del reparto) sta creando giustificati entusiasmi e preoccupanti commenti. La Corte suprema indiana, consentendo l’immediato ritorno di Girone dopo oltre tre anni di permanenza in India e oltre quattro anni dall’incidente del 15 febbraio 2012, ha semplicemente preso atto della decisione del Tribunale internazionale dell’Aja del 29 aprile in base alla quale i militari accusati dell’omicidio di due pescatori indiani possono attendere in Italia l’esito del giudizio arbitrale.

Sappiamo già, però, che il Tribunale dell’Aja non deciderà prima dell’estate 2018 quale sia la giurisdizione competente tra Italia e India che dovrà processare il Capo di 1ª classe Latorre e il Secondo Capo Girone. Dunque il rientro di quest’ultimo rappresenta sì una svolta psicologica e comunque positiva, dopo che Latorre è in Italia da agosto 2015 per motivi di salute, ma non significa che la vicenda sia conclusa né tantomeno che l’Italia abbia vinto. Vanno anche ricordate le condizioni imposte: garanzie da parte di Girone e dell’ambasciatore d’Italia a New Delhi, Lorenzo Angeloni, di tornare in India se così dovesse decidere il Tribunale dell’Aja, l’obbligo di consegnare il passaporto alle autorità italiane, la firma ogni mercoledì del mese presso un commissariato di polizia e il divieto di entrare in contatto con altre persone coinvolte nell’incidente della petroliera Enrica Lexie. Il governo italiano dovrà inoltre informare New Delhi con una «nota verbale» ogni tre mesi sulla «situazione» di Girone. La prima nota dovrà giungere il prossimo 1 settembre.

Purtroppo la politica si è scatenata un minuto dopo la notizia. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dal Giappone dov’è per il G7 ha twittato: “Confermiamo la nostra amicizia per l’India, il suo popolo, il suo governo. E diamo il benvenuto al marò Girone che sarà con noi il 2 giugno”. Dallo schieramento opposto l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia) ha condiviso l’auspicio di Giorgia Meloni perché Latorre e Girone sfilino alla parata ai Fori imperiali nel giorno della festa della Repubblica. In mezzo, di tutto e di più: dalla richiesta di una commissione d’inchiesta avanzata da Forza Italia ad apprezzamenti dei partiti di governo per quanto fatto negli ultimi mesi.

Calma. Dopo i ripetuti e ingiustificabili errori commessi nel 2013, quando i due militari furono riconsegnati all’India, non è proprio il caso di commetterne altri, anche se siamo alla vigilia di elezioni amministrative e tutto fa brodo. Farli sfilare come trofei il 2 giugno sarebbe un’apoteosi per il pubblico, ma un grave errore di politica estera sia verso l’India che, soprattutto, verso il Tribunale dell’Aja. Sotto traccia l’Italia sta cercando di ricucire i rapporti con l’India, potenza asiatica di cui non si può fare a meno, e nello stesso tempo non deve mostrare segni di arroganza che a L’Aja sarebbero letti in modo rischioso per noi. Si può manifestare soddisfazione e vicinanza in altri modi, magari anche con una più corposa rappresentanza del San Marco. Ma il 2 giugno i due fucilieri devono vedere la parata in tv, stretti alle loro famiglie. Salvate i soldati Latorre e Girone.

Salvate i soldati Latorre e Girone

Salvate il soldato Girone, salvate Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. L’ottima notizia dell’ormai prossimo rientro del fuciliere Girone della Brigata marina San Marco (questa l’esatta denominazione del reparto) sta creando giustificati entusiasmi e preoccupanti commenti. La Corte suprema indiana, consentendo l’immediato ritorno di Girone dopo oltre tre anni di permanenza in India e oltre quattro anni dall’incidente del 15 febbraio…

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