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“Questo governo, sin dal suo insediamento, si è caratterizzato per una postura costante e coerente sia sulle alleanze euroatlantiche dell’Italia che sul sostegno all’Ucraina. Oggi, mentre qualcuno in Europa prova ad allargare il solco tra Ue e Usa, è nostro compito lavorare perché il legame tra vecchio continente e Stati Uniti resti solido, al di là di esecutivi e interpreti. Per cui Ue e Usa saranno per sempre insieme e il dossier F-35 non solo lo certifica ma ne è l’emblema, sia dal punto di vista militare che industriale”. Questo il ragionamento che con Formiche.net fa il vicepresidente della commissione esteri/difesa del Senato, Roberto Menia, e che giocoforza deve toccare le conseguenze economiche e geopolitiche della stagione bellica in cui l’Ue si sta affacciando. Si mescola inoltre, all’attività del Parlamento, chiamato tra qualche giorno ad autorizzare l’acquisto di 25 caccia F-35 che rientra nel cosiddetto piano di riconversione industriale a cui lavora il governo.

Come sta mutando l’Ue sul tema della difesa?

Le mosse dell’amministrazione americana, in qualche misura, stanno fungendo da acceleratore per un traguardo storico dell’Ue, da sempre invocato da più parti: la difesa comune, a fronte di nuove sfide comuni, a cui però bisogna approcciarsi in modo armonico e programmatico. Va bene la misura europea sulla difesa, che non definirei riarmo, ma accanto ad uno sforzo di visione e di prospettiva. Mi fa piacere constatare che finalmente l’Unione Europea, così come da anni Fratelli d’Italia sostiene, abbia preferito occuparsi di temi altamente strategici come la politica estera e la difesa anziché parlare di politiche gender o della cancellazione del Natale. Giorgia Meloni lo ha sempre sostenuto, sin da prima di sedere a Palazzo Chigi, che la politica estera senza un’adeguata deterrenza militare non ha forza.

Va in questa direzione il voto parlamentare, atteso tra qualche giorno, sull’acquisto di altri 25 caccia F-35?

Esatto, rappresenta la logica conseguenza di una strada imboccata con convinzione dal governo e che poggia su una considerazione tanto semplice quanto funzionale: Fdi non si è mai iscritta alla gara tra chi in Aula volesse essere il più atlantista o il più vicino ad altre cancellerie europee, come fatto da altri governi. Piuttosto siamo consapevoli che ogni azione in politica estera ha un effetto sulla politica interna, per cui va calibrata con attenzione sia in riferimento alle alleanze storiche dell’Italia, sia agli sviluppi pratici. Il dossier degli F-35 è ampio perché investe il potere di deterrenza italiano, il nostro posizionamento nei quadranti strategici in cui si sta decidendo la storia, il ventaglio di relazioni su ampia scala che dal Mediterraneo si spingono nei Balcani e in Africa. Inoltre hanno un impatto decisivo e positivo sull’industria interna e sui livelli occupazionali. Per cui la maggioranza, come sempre fatto dal 2022 ad oggi in occasione di votazioni così rilevanti, sarà unita. Diverso il discorso per il centrosinistra, dove oltre alla consueta ambiguità antiamericana del M5s, vedo un Pd completamente spaccato. Non vorrei che i disagi sulle posizioni di Schlein offrano all’esterno dell’Italia un’immagine poco costruttiva, in un momento delicato come questo.

Qualcuno potrebbe soffiare sul fuoco del populismo, sostenendo che quei 7 miliardi per i caccia sono troppi?

Certamente sarà la tesi che si ascolterà nelle piazze del centrosinistra, ma si tratta di controinformazione. Abbiamo in questo momento il dovere di dotare l’Italia di tutti gli strumenti necessari per mettere in piedi una politica estera adeguata alle nuove sfide. Osservo che questo governo, sin dal suo insediamento, si è caratterizzato per una postura costante e coerente sia sulle alleanze euroatlantiche dell’Italia che sul sostegno all’Ucraina. Oggi, mentre qualcuno in Europa prova ad allargare il solco tra Ue e Usa, è nostro compito lavorare perché il legame tra vecchio continente e Stati Uniti resti solido, al di là di esecutivi e interpreti. Per cui Ue e Usa saranno per sempre insieme e il dossier F-35 non solo lo certifica ma ne è l’emblema, sia dal punto di vista militare che industriale.

Il Parlamento voterà sì per i nuovi F-35. Menia spiega perché

“Siamo consapevoli che ogni azione in politica estera ha un effetto sulla politica interna. Il dossier degli F-35 è ampio perché investe il potere di deterrenza italiano, il nostro posizionamento nei quadranti strategici, il ventaglio di relazioni su ampia scala che dal Mediterraneo si spingono nei Balcani e in Africa e l’impatto positivo sull’industria interna e sui livelli occupazionali”. Intervista al vicepresidente della Commissione esteri/difesa del Senato, Roberto Menia

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