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L’otto agosto, con un comunicato stampa, l’FSB, il servizio di sicurezza russo, ha dato notizia di aver sventato nella notte tra il 6 e il 7 agosto un attacco terroristico contro obiettivi infrastrutturali in Crimea e di averne arrestato i responsabili, dopo un conflitto a fuoco in cui sarebbe perito un agente dei servizi russi. Nelle ore successive altri conflitti a fuoco con forze ucraine avrebbero prodotto la morte di un soldato russo. L’FSB ha esplicitamente incolpato il ministero della difesa ucraino di aver organizzato l’attentato. Il 10 agosto, il presidente russo, Vladimir Putin, ha accusato l’Ucraina di provocare un nuovo conflitto e di destabilizzare la situazione in Crimea. Con l’occasione, Putin ha riunito il Consiglio di sicurezza nazionale mentre la marina russa ha annunciato manovre navali nel Mar Nero.

Da parte ucraina sono fioccate le smentite. Il governo ha accusato il Cremlino di organizzare azioni di guerra ibrida con lo scopo di “giustificare future azioni aggressive nei confronti dell’Ucraina”. I dispositivi militari sia sulla frontiera “de facto” con la Crimea sia su quella del Donbass sono stati rafforzati sia dal lato ucraino sia da quello russo e filo-russo.

LA GRAVITÀ DEI SEGNALI

La tensione con la Russia dura ormai da tempo, ed è scandita da numerosi segnali di guerra e da conquiste territoriali, dagli sconfinamenti navali e aerei dai Paesi Baltici fino al Regno Unito, all’annessione della Crimea, all’occupazione nel Donbass, ai conflitti congelati in Transnistria, in Ossezia del sud e in Abkhazia. La guerra ibrida è accompagnata da propaganda informativa – l’agenzia di stampa russa Sputnik ha aperto i primi di agosto una filiale a Edimburgo, nella Scozia attraversata da nuovi slanci indipendentisti – da azioni politiche, come la visita di fine luglio di una dozzina parlamentari francesi in Crimea guidata da Thierry Mariani e sconfessata dal ministro degli esteri Jean-Marc Ayrault, dal finanziamento a partiti politici nell’Unione europea.

Il vertice Nato di Varsavia dell’8 e 9 luglio – preceduto dall’esercitazione Anakonda del 7-17 giugno in Polonia – ha cambiato la risposta occidentale, passando dalla “rassicurazione per gli alleati orientali” a un approccio più articolato e armato, con quattro battaglioni in Polonia e nei Paesi baltici. La Russia ha anticipato e reagito con la messa in opera di nuove iniziative – forze fresche nel Donbass, nuove basi, nuovi radar, maggiori mezzi e uomini alla frontiera orientale – e con nuove azioni di guerra ibrida e di comunicazione politico-diplomatica.

IL PARALLELO CON L’ATTACCO ALLA GEORGIA DEL 2008

Su Atlantic Council, Anders Åslund ha ricordato la predilezione di Putin per le “piccole” guerre alla vigilia delle elezioni, con positivi effetti sulla sua popolarità. La situazione economico-sociale russa non è brillante, e si vota per la Duma, la Camera bassa, il 18 settembre. Numerosi casi di conflitto est-ovest sono stati scatenati ad agosto, nell’apparente calma delle vacanze: la costruzione del muro di Berlino del 1963, l’invasione della Cecoslovacchia del 1968, il più recente conflitto con la Georgia del 2008.

D’altra parte le somiglianze con il conflitto georgiano – con le “conquiste” territoriali in Abkhazia e Sud-Ossezia – sono molto forti: conclusione dei mandati presidenziali allora di George W. Bush e ora di Barack Obama, Giochi olimpici allora a Pechino e ora a Rio, esercitazioni militari allora nel Caucaso ora nel Mar Nero, accuse alla Georgia e ora all’Ucraina per attacchi improbabili.

COSA POTREBBE CAPITARE

Il dialogo politico-diplomatico ne subisce le conseguenze. Secondo Putin non ha senso tenere il previsto incontro sulla situazione in ucraina orientale in “formato Normandia”, (Francia, Germania, Russia e Ucraina) a margine del G20 in Cina, i 4 e 5 settembre prossimi. Secondo Reuters, da parte americana è in corso un monitoraggio della situazione, ma è evidente che la situazione potrebbe deteriorarsi ulteriormente. Lo scenario di “modeste conquiste territoriali” potrebbe riguardare il corridoio da Mariupol alla Crimea, che già fu ipotetica zona di interesse russo dal 2014 e nel 2015, proprio mentre continua a trovare ostacoli fisici e finanziari la costruzione dei 19 chilometri del ponte di Kerch, che dovrebbero collegare la Crimea alla penisola russa di Taman, sul mare di Azov.

mediterraneo daghestan, Russia, Putin

Crimea, tutti i segnali di guerra nella frontiera ucraina

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