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L’estate è il periodo dell’anno che più si addice per discutere, approfondire temi e soprattutto per lanciare campagne di sensibilizzazione morale.

La più recente, e forse per l’importanza dell’argomento anche la più significativa, è l’iniziativa del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin a favore della natalità.
La situazione è aperta almeno da venti anni e si è aggravata negli ultimi dieci per il bassissimo tasso di bambini che ha il nostro paese, ormai ridotto a crescita zero.
I motivi per cui gli italiani non fanno figli sono moltissimi, eterogenei e di diversa origine: perciò non è possibile affrontarli in un articolo.
Il fatto certo è che fermare il crollo della natalità costituisce, o dovrebbe costituire, un punto programmatico portante per qualsiasi governo, sebbene si tratti invece di un obiettivo di medio-lungo periodo poco attraente dal punto di vista elettorale per il centrosinistra.
Pertanto è giusto elogiare un ministro che decide di dedicargli attenzione, sollevando la provocazione, pur senza attese e senza speranze velleitarie che non avrebbero ragion d’essere.
Una prima nota critica deve riguardare tuttavia la contestata strategia comunicativa fatta dal ministro attraverso spot molto d’impatto, uniti alla formula infelice, a dire il vero, del ‘fertily day’.

L’infertilità è una patologia, come sanno bene le persone che ne sono afflitte, mentre la denatalità un dato sociologico, conseguenza di scelte individiali e culturali che spingono singole donne in salute a non mettere in agenda tra le loro priorità la gravidanza. Pur comprendendo il senso temporale che viene attribuito al tasso di fertilità, uno slogan di tal fatta, oltretutto lanciato dal ministero della sanità, a favore della natalità è equivoco: e infatti è stato giudicato offensivo, perché collegato ingiustamente all’infertilità, quasi sempre vissuta come un dramma da quelle ormai poche ragazze giovani che un figlio vorrebbero averlo ma non possono.

In Europa, d’altronde, molti Paesi sono intervenuti efficacemente e con successo per invertire il trend demografico negativo: in primis la Francia che ha iniziato ad investire seriamente e bene anni fa con finanziamenti progressivi e proporzionati al numero di figli.

È sicuro, alla fin fine, che una questione umana delicata come questa, riguardante appunto la sfera intima e personale, può essere affrontata dalla politica specialmente sul piano economico, incentivando e rendendo conveniente, o comunque non impossibile, fare figli.
Due osservazioni finali sono da aggiungere. La prima riguarda la vergognosa modalità con cui sui media alcuni organi di stampa hanno cinicamente ironizzato aggirando e affossando nel sarcasmo il problema. C’è poco da ridere: se le cose andranno avanti così spariremo come italiani dalla faccia della terra, diventando solo un territorio vuoto per altri popoli.

La seconda considerazione invece è più politica. La coperta economica è stretta. Si sa. Un governo deve fare delle scelte. E investire sulla natalità significa optare per una politica veramente etica e nazionale. A chi può interessare, in effetti, tranne al nostro Stato del tasso di natalità degli italiani?
Ora, sappiamo bene che in genere una certa mentalità laicista attribuisce alla sola cultura cattolica questo valore collegandolo alla famiglia. Si tratta di un plateale errore. A ben vedere, infatti, sebbene certo la distruzione politica della famiglia sia una delle cause reali del crollo di nascite, una concreta politica a favore della demografia oggi ha poco a che vedere col tipo di assetto sociale in cui può nascere un bambino, e non ha nulla a che vedere con la fertilità.

Ma purtroppo pensare che una maggioranza di centrosinistra  possa accogliere scelte antropologiche e ideali di questo tipo è come pensare di andare al mare in pieno inverno e trovare il sole d’agosto.
Forse invece che rischiare di bruciare una cruciale questione sociale come la maternità, suonando una stupenda melodia a dei sordi, sarebbe stato più importante per il ministro Lorenzin, e per altri ministri che provengono dal NCD, riflettere a fondo sul ruolo, la funzione e il significato di questa collaborazione di governo con il PD.
Nessuno può entrare nel merito di scelte personali, ma certo una forte politica della natalità non può essere fatta senza ricollocare in questo versante investimenti sociali che oggi sono dedicati ad assistenzialismo sterile, diritti civili e immigrazione.

Nessuno, in definitiva, nel centrodestra avrebbe niente da contestare al fertily day tranne il nome. Ma la natalità è tema da destra conservatrice e non da nuovo o vecchio centrosinistra. E il prezzo di certe scelte politiche, giuste o sbagliate che siano, mette in condizione i protagonisti di non avere più titolarità neanche per sostenere battaglie etiche sacrosante come questa.

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