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In un momento in cui la distanza tra i partner transatlantici sembra essere sul punto di raggiungere un nuovo nadir, c’è qualcuno che prova a porsi come mediatore equidistante. Il riferimento è al presidente finlandese Alexander Stubb, considerato come uno dei leader europei più idonei a porsi come interlocutore del presidente statunitense Donald Trump, e in particolare all’intervento che la massima autorità politica di Helsinki ha tenuto ieri in occasione di una visita al rinomato think thank londinese Chatam House.

Nel momento di confronto con l’audience che ha fatto seguito al suo discorso, Stubb si è detto molto favorevole all’ipotesi di cercare un “accordo” con Trump riguardo alle richieste di sostegno rivolte agli alleati rispetto alla crisi iraniana e alle complicazioni legate all’interruzione del traffico attraverso lo stretto di Hormuz. Nello specifico, il leader finnico ha esplicitato che l’Ue dovrebbe mostrare la propria disponibilità a fornire un supporto trasversale, militare e non solo, all’alleato statunitense, ma condizionandolo ad un cambio di approccio da parte della Casa Bianca nei confronti del conflitto ucraino, dossier in cui Washington dovrebbe coordinarsi con l’Europa per fornire all’Ucraina tutto l’aiuto necessario per raggiungere un accordo di pace accettabile con la Russia.

Un compromesso di questo genere potrebbe giovare molto a Kyiv, che dal deflagrare della crisi con l’Iran ha visto crescere le difficoltà. Il combinato disposto dell’impennata dei prezzi mondiali dell’energia causata dall’interruzione nelle supply chain e della temporanea sospensione delle sanzioni statunitensi sta aumentando in modo significativo le entrate nelle casse del Cremlino, che si traducono in risorse per l’apparato bellico russo. Allo stesso tempo, le forze americane stanno utilizzando centinaia di missili intercettori per abbattere razzi e droni iraniani, lasciandone a disposizione un numero minore per l’Ucraina, che deve fronteggiare su base quotidiana gli attacchi che la Russia conduce con droni e missili contro i suoi centri abitati.

Inoltre, questa potrebbe essere un’occasione per i Paesi europei di cercare di migliorare le relazioni con il presidente statunitense, che ha esplicitato chiaramente il suo malcontento nei confronti del rifiuto dei partner europei della Nato di accogliere i suoi appelli a sostenere gli Usa nel Golfo, affermando che “Noi li aiutiamo, ma loro non ci hanno aiutato, e penso che questo sia un grave problema per la Nato […] Ce ne ricorderemo”. È lo stesso Stubb, parlando con Bloomberg, a lanciare l’allarme sui rischi di sottovalutare le parole del presidente statunitense. “Ovviamente dobbiamo prendere sul serio tutto ciò che dice il presidente degli Stati Uniti», ha affermato il leader finlandese, aggiungendo che “i Paesi che hanno la capacità e la volontà di aiutare gli Stati Uniti lo faranno, e dovrebbero farlo”, ma rimarcando al contempo il fatto che la Nato sia un’alleanza difensiva e che non “mette in atto operazioni d’attacco”.

Difficile dire se e come l’appello di Stubb verrà raccolto da altri Paesi europei, e come eventualmente andrà a svilupparsi. Ma è plausibile, anzi augurabile, pensare che questa discussione possa andare avanti per il bene di tutti gli attori coinvolti.

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