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Tra annunci e smentite, rilanci e stop improvvisi, la storia del Milan in mano ai cinesi si tinge sempre più di giallo. Se fino a ieri il nome che circolava negli ambienti finanziari come il deus ex machina dell’operazione era quello di Nicolas Gancikoff destinato a diventare il nuovo Adriano Galliani, adesso c’è un duo di magnati cinesi a capo del fondo d’investimento che vuole rilevare il 100% della squadra milanese sulla falsariga di quanto già fatto da Suning con l’Inter.

LE RIVELAZIONI DI BLOOMBERG

Un duo formato da Steven Zheng, uomo d’affari cinese, con interessi nell’energia solare, e da Sonny Wu che guida il fondo di private equity Gsr Capital, società che opera nel settore delle energie rinnovabili e dell’illuminazione. È stata Bloomberg a rivelarne l’identità senza, tra l’altro, essere smentita dalla società rossonera. Anzi il direttore commerciale del Milan, Jaap Kalma ha confermato che “l’investimento consente di ristrutturare la squadra notevolmente e anche di ristrutturare l’organizzazione. Le decisioni strategiche sono stati difficili da fare, e un certo numero di investimenti sono stati trattenuti“. Come dire: bisogna fare presto perché, oltre alla campagna acquisti, ci sono sponsor che premono per sapere il futuro della squadra milanese. Che adesso è legato a questi due uomini d’affari, entrambi simbolo della nuova generazione del potere economico cinese che vuole mostrarsi indipendente, ma che in verità è legato a filo doppio al governo comunista.

LA BIOGRAFIA DI ZHENG

 

Di mister Wu si è scritto molto: Formiche.net ne ha tracciato anche un profilo che mette in evidenza come sarebbe l’alfiere dell’operazione. Poco o nulla si è detto, invece, del comprimario, di mister Zheng che la stampa cinese inquadra come l’uomo ombra e anche come il magnate con i capitali giusti per l’operazione. Originario della provincia del Jiangsu, ha iniziato la sua carriera come vicedirettore della rivista Hainan Times, poi è stato ricercatore all’Istituto di Economia e tecnologia alla dirette dipendenze del Consiglio di Stato, cioè il governo di Pechino. Quindi – grazie a fortunati e pilotati investimenti immobiliari – ha guadagnato un vero patrimonio, entrando nel settore delle energie rinnovabili ed oggi dispone di un plafond personale di oltre 2 miliardi di dollari. Dunque: ha capitali e, da non sottovalutare, entrature ad altissimo livello.

IL SOSTEGNO COMUNISTA

Come presidente dell’Asia Pacific Resources Development Investment – una società con sede ad Hong Kong – sta pensando alla quotazione nella piazza di Wall Street grazie al sostegno diretto del partito comunista cinese che non a caso, visto l’annoso e mai risolto problema dell’inquinamento atmosferico, ha puntato molto su questa società che ha come core business le energie pulite: dai pannelli solari alle auto elettriche ai sistemi geotermici fino alla costruzione di “città verdi” che farebbero fare un salto di qualità della vita all’ex Celeste Impero. Insomma la faccia del giovane manager nasconderebbe in verità quella del presidente della Cina, Xi Jinping, convinto che sia il pallone il vero “oppio dei popoli” con il quale continuare a rendere grande il Partito Comunista e migliorane l’immagine a livello globale.

LE PALLONATE DI XI

Lo stesso Presidente, in diverse occasioni ufficiali, è stato immortalato mentre palleggiava in pubblico. Da ricordare lo show a Manchester con l’ex primo ministro inglese David Cameron e Sergio Aguero, attaccante del Manchester City. Da qui l’elaborazione di un vero e proprio piano, voluto da Xi per creare 50 milioni di nuovi giocatori entro il 2020, grazie alla costruzione di 20mila Scuole Calcio e 70mila campi, con l’introduzione del soccer come materia scolastica, a partire dalle primarie, per 5 ore alla settimana. Obiettivo è prima partecipare ai Mondiali di calcio, ospitarli nel 2030 e, infine, vincerli entro il 2050. Pazzie? Visioni imperialistiche? Neanche tanto visto quello che è già successo con l’Inter e adesso con il Milan.

LE PROSSIME TAPPE

L’affare dovrebbe – con i cinesi il condizionale è d’obbligo – chiudersi entro la prossima settimana con la firma del preliminare d’acquisto, primo passo per arrivare al closing finale che dovrebbe essere a settembre. Il volume complessivo di tutta l’operazione è di 750 milioni di euro: 400 milioni per la totalità delle quote, 250 milioni per ripianare i debiti e 100 per l’aumento di capitale. Di questi 100 però ne arriverebbero nelle casse rossonere soltanto 15. I restanti 85 sarebbero versati a trattative concluse. A Silvio Berlusconi, dopo un trentennio comunque pieno di successi, resterà il ruolo di presidente onorario (senza limiti di tempo) con l’idea di sorvegliare che il patto sottoscritto dalle parti per il futuro del club venga rispettato. Un cupio dissolvi inimmaginabile qualche anno fa ma che i cinesi ora stanno trasformando in realtà.

milan, centrodestra

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