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Allo stadio attuale è difficile identificare le conseguenze derivanti sul medio termine dalla vittoria del “Leave” in quanto dipenderanno dall’andamento dei negoziati. Nonostante l’assenza di visibilità, si ritiene che il verificarsi congiunto di uno shock di fiducia, la presenza di condizioni finanziarie più severe e l’incertezza politica porterà il Regno Unito in recessione entro fine d’anno.

L’esito del referendum apre, inoltre, la porta a numerose domande di ordine pratico e politico che necessitano una rapida risposta. In particolare, in merito alla figura di Cameron, che dovrebbe mantenere la carica di Primo Ministro durante il periodo di transizione, sulla durata dei negoziati con l’Unione Europea, su un possibile referendum in Scozia e sul “financial passport’” delle istituzioni finanziarie del Regno Unito.

L’esito del referendum porterà, inoltre, ad un aumento dei timori su una fase di deflazione nell’Eurozona, con conseguente calo dei rendimenti obbligazionari in Giappone, Germania e Stati Uniti.

In un contesto in cui tali problemi domineranno il dibattito politico nel Regno Unito, a livello europeo potrebbero nuovamente emergere dubbi sul futuro dell’UE e della zona Euro. L’uscita del Regno Unito segna, infatti, un precedente e anche altri paesi europei potrebbero voler seguire l’esempio dei cittadini d’Oltremanica. In particolare, secondo i nostri Economisti, nei prossimi 5 anni il rischio che si indica un referendum sulla volontà di restare in Europa sono più elevati in Danimarca, Repubblica Ceca e Austria (ed in misura minora in Olanda, Ungheria e Slovacchia).

A seguito dell’aumento dello scetticismo sull’Unione Europea, graverà, dunque, su tutti i paesi, e sulla Francia e sulla Germania in primis, il peso di mostrare una maggiore unità per rafforzare la coesione della zona Euro. A tal proposito, i due paesi potrebbero promuovere di comune accordo progetti comuni, come iniziative relative al settore della difesa, la creazione di un fondo europeo per gli investimenti o l’armonizzazione dell’imposta societaria. Al di là di tali progetti, il prossimo test per l’Europa é rappresentato dal referendum italiano che si terrà ad ottobre (in caso di “No” ad una riforma costituzionale Renzi potrebbe dimettersi).

IL RUOLO DELLE BANCHE CENTRALI

In un contesto di forte incertezza politica il comportamento delle banche centrali sarà cruciale per la fiducia dei cittadini. Al riguardo, la BoE sarà obbligata a rendere più accomodante la sua politica monetaria nei prossimi due anni.

Mentre, per quanto riguarda la BCE ci si aspetta che l’Istituto possa far leva su un ulteriore calo dei tassi e su un aumento degli acquisti mensili del programma di QE, e rendere la liquidità derivante dalle operazioni di LTRO più accessibile per far fronte al crescente stress sul mercato creditizio e obbligazionario. Inoltre, per far fronte all’aumento dell’avversione al rischio nei paesi periferici (testimoniato dal rialzo degli spread), la BCE potrebbe attivare il programma OMT (finora mai utilizzato) in modo da poter supportare un singolo paese piuttosto che suddividere gli acquisti secondo i “capital key” come previsto nel QE. Tuttavia, dato che il programma non è mai stati utilizzato la sua attivazione potrebbe richiedere tempo.

Si stima un ulteriore calo (dell’ordine di 10bp-20bp) dei rendimenti dei paesi sviluppati, un trend che dovrebbe essere accentuato dal fatto che la Fed dovrebbe posticipare il rialzo dei tassi nel 2017. Inoltre, il rialzo dell’avversione per il rischio a livello globale dovrebbe determinare un apprezzamento del dollaro (l’atteggiamento più accomodante della Banca Centrale Americana dovrebbe portare il cross EURUSD nel range 1,15 – 1,20).

L’OUTLOOK SUL MERCATO VALUTARIO

Come si evince dai movimenti registrati questa mattina, la sterlina è estremamente vulnerabile. Una situazione che non stupisce tenuto conto delle incertezze relative al finanziamento del disavanzo delle partite correnti associate ai dubbi su un potenziale easing da parte delle banche centrali. In particolare, secondo i nostri Economisti, nel medio termine la sterlina dovrebbe stabilizzarsi ad un livello inferiore del 10% rispetto al livello pre-referendum, con il cross GBPUSD che dovrebbe attestarsi a 1,35 e quello EURGBP a 0,85% nei prossimi mesi. Tuttavia nel breve termine la volatilità sarà particolarmente elevata e la valuta britannica potrebbe registrare dei movimenti di maggiore ampiezza.

Per i nostri esperti, neanche l’euro è, tuttavia, incolume.

Cosa farà la Bce di Draghi dopo la Brexit

Di Exane BNP Paribas

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