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(Terzo post. Qui per leggere il primo)

Trapela prepotentemente un particolare iniquo della riforma previdenziale, per di più contrario allo spirito della Costituzione. È infatti evidente la propensione alla suddivisione del Paese, discrezionalmente, in compartimenti stagni alcuni dei quali (in questo caso l’Inps) sono tenuti a trovare dentro di sé le risorse necessarie a risolvere problemi che in realtà riguardano l’Italia nel suo complesso, quindi anche tutti gli altri cittadini.

Di fatto il governo cerca di far finanziarie operazioni riguardanti uno dei comparti in cui l’Inps è suddiviso: quello assistenziale – privo di risorse finanziarie proprie e destinato a ricadere quindi nella zona di sostegno propria della fiscalità generale – e quello previdenziale, grazie alla incostituzionale decurtazione di fasce di pensioni pregresse, identificate con criteri discriminanti.
Il patto siglato tacitamente con lo Stato all’epoca del periodo dell’attività lavorativa non verrebbe così rispettato: i periodi pensionistici finora accreditati sarebbero riproposti in pejus.
Il diritto acquisito con le vecchie leggi – che ha costituito a suo tempo il presupposto per una scelta consapevole di una carriera piuttosto che di un’altra e del connesso progetto di vita proiettato nel futuro – sarebbe eluso.

Tali detrazioni potranno raggiungere una entità tale (fino al 35%,scaglionato?) da provocare un impoverimento ed un cambiamento importante delle abitudini di vita di quel che resta del ceto medio, molto maggiore rispetto a quello legato ai precedenti prelievi.

LE DECURTAZIONI

Per inquadrare in maniera corretta il problema delle decurtazioni delle pensioni è necessario a questo punto ricapitolare sommariamente (e incompletamente) le  criticità del Paese, spesso interconnesse. Un “deja vù” ben noto a tutti e periodicamente messo a fuoco dai media.

Sintetizzo.

La farraginosità, l’anelasticità e gli sprechi della macchina statale, uniti al malcostume politico; il ritardo nel rilancio dell’economia, la disoccupazione in generale e quella giovanile oggi attestata intorno al 45%; l’episodicità di condizioni in grado di fermare l’esodo dei più capaci e intraprendenti verso l’estero, e di richiamare i cervelli in fuga; la debolezza di condizioni atte a favorire la ricerca e l’innovazione, la meritocrazia e un nuovo assetto dell’educazione con riguardo particolare alle scuole tecniche ed all’apprendistato; la carenza di iniziative capaci di favorire capillarmente la diffusione della cultura e lo sfruttamento delle bellezze naturali e del patrimonio artistico ed artigianale dei territori. E poi ancora l’incapacità di intervenire radicalmente sulle sacche importanti di indigenza (6.000.000 di famiglie)  e su quelle dei  vecchi e nuovi poveri,e quella di sostenere le fasce più deboli; gli ostacoli alla riforma del sistema della giustizia,carente di rapidità ed efficacia; la conseguente incertezza dello Stato di diritto, i poveri strumenti attualmente a disposizione contro la criminalita, l’inciviltà delle carceri eccetera eccetera…

E che dire della gestione del problema immediato dei migranti ?

DOMANDE SUI MIGRANTI

L’Italia è un paese in salute? È capace di definire dapprima (senza ipocrisie ideologiche) e di distinguere poi, in tempo ragionevole, gli aventi diritto all’asilo nell’Unione perchè in fuga da guerre o persecuzioni e magari dalla fame (i profughi)? È in grado non di dare il foglio di via, ma di rispedire fisicamente, in tempo reale, fuori dal territorio i non aventi diritto?

È  noto che il 40% dei migranti che cercano rifugio in Europa avrebbe diritto all’accoglienza per ragioni umanitarie, mentre il 60% sarebbe costituito da migranti economici, per lo più giovani maschi, in cerca di un miglioramento della qualià’ della vita. E in seconda battuta, è capace l’Italia di provvedere al mantenimento dei profughi (aventi diritto) fino all’auspicabile processo d’integrazione nel tessuto sociale del paese?

(3/continua..)

Riforma previdenziale: tutte le iniquità

(Terzo post. Qui per leggere il primo) Trapela prepotentemente un particolare iniquo della riforma previdenziale, per di più contrario allo spirito della Costituzione. È infatti evidente la propensione alla suddivisione del Paese, discrezionalmente, in compartimenti stagni alcuni dei quali (in questo caso l’Inps) sono tenuti a trovare dentro di sé le risorse necessarie a risolvere problemi che in realtà riguardano l'Italia nel…

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