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La Silicon Valley italiana? Si è spostata a Bari, ma anche a Roma, a Bergamo, a Milano. Incredibile dictu, l’Italia è ricca di sacche dove l’innovazione la fa da padrone. E nello specifico, nelle nostre città non c’è solo bellezza e buon cibo, ma anche centri di eccellenza nella ricerca scientifica, per la precisione nel biotech, che nulla hanno da invidiare alle grandi realtà europee o americane. Poi però, come spesso accade in Italia, ci si scontra con una mancanza: e in questo caso la mancanza sono i finanziamenti che consentano a quelle idee di diventare imprese con la conseguente sequela di occasioni perse per l’intero Paese. Se ne parlerà diffusamente il 3 febbraio all’Università di Bari nel corso del convegno “Life Sciences e Sistema Paese. Il nuovo circolo virtuoso tra capitali, imprenditoria e ricerca”, organizzato da Principia Sgr e Banca Apulia.

CI VUOLE Più VENTURE CAPITAL

“Siamo in giro per l’Italia, in visita a Università, mondo confindustriale, ricercatori per fare formazione e far comprendere la necessità di mettere a favore comune le competenze di ognuno – spiega a Formiche.net Antonio Falcone, amministratore di Principia Sgr – mettendo al servizio di questi soggetti anche il nostro mestiere di venture capitalist, che in definitiva è proprio quello di far diventare azienda un’idea e portare sviluppo”. Uno sviluppo per cui non è però sufficiente un solo soggetto finanziatore e lo stesso Falcone lamenta la carenza di concorrenza nel contesto italiano: “Se non riusciamo a creare attori diversi intorno a noi non c’è humus, non andremo lontani – spiega – se non ci sono soggetti che comprendano quali sono le regole del mercato le idee diventano cattedrali nel deserto. L’Italia è molto indietro e il nostro impegno nel far vedere che esistono modelli diversi è importante: con noi a Bari ci sarà anche Davide Ravà, socio di Wadi Ventures, gruppo basato a Tel Aviv e con una filiale a Milano che di mestiere finanzia start up e che porterà la testimonianza di come interagiscono con università e ricerca per individuare le buone idee che diventano impresa”.

LE BUONE IDEE CHE (NON) DIVENTANO IMPRESE

Non solo venture capitalist ma anche la voce di chi, nonostante tutte le difficoltà, ce l’ha fatta. Prima di Bari, a Roma e a Bergamo gli imprenditori avevano raccontato la propria storia. Oggi in Puglia parlerà di sé il professor Alessandro Sannino, direttore del Biolabs all’Università del Salento e professore di scienza e tecnologia dei polimeri: “Sannino ha fondato Gelesis100, una terapia per il trattamento dell’obesità e del diabete, e l’omonima società che ha sede oggi a Boston e sta per essere quotata sul Nasdaq – racconta Falcone – l’attività di ricerca è a Lecce, ma per trovare i finanziamenti Sannino è dovuto “emigrare” negli Usa. Questo è un Paese in cui le cose si possono fare. Ci sono sacche dove si crea e spesso nessuno lo sa o nessuno comprende che da lì si può partire per realizzare modelli di sviluppo”.

I PASSI PER CREARE SVILUPPO

Certo l’idea non basta da sola. E spesso è anche difficile riconoscere un’idea adatta a diventare impresa. Come si fa? “Ci sono due presupposti – continua Falcone – uno bisogna capire innanzitutto se l’idea ha valenza scientifica e per farlo ci facciamo supportare dal mondo Accademico, dalle Università, dai Centri di Ricerca e dal Cnr, oltre che dal nostro Advisory Board. Il secondo step è l’individuazione di un mercato di sbocco. Se c’è la valenza scientifica e una domanda, il resto è bravura nel farla diventare un’azienda redditizia e fortuna nell’essere il primo a imporre la sua buona idea che in quanto tale in genere è diffusa. Infine, un altro elemento importantissimo è la scelta delle persone perché ancora oggi questo è un mestiere di persone, se il nostro socio non è la persona giusta la migliore idea non funzionerà”. L’obiettivo di Principia è non solo finanziare direttamente ma anche accompagnare soggetti internazionali che sono pronti a intervenire in Italia “ma hanno bisogno di un soggetto locale, non essendo presenti sul territorio, che li aiuti a muoversi in maniera agile”.

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