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La battaglia per il controllo di Rcs, il gruppo editoriale del Corriere della Sera, è ormai senza esclusione di colpi. La nuova puntata dello scontro, come riportato dall’Ansa il 30 maggio, ha visto la Consob e la Guardia di Finanza fare irruzione negli uffici di Mediobanca per raccogliere documentazione sulla genesi della contro offerta promossa dal finanziere Andrea Bonomi e dalla stessa Piazzetta Cuccia insieme con Unipolsai, l’imprenditore di Tod’s Diego Della Valle e la Pirelli. Cordata che lotta dalla parte opposta della barricata rispetto all’editore e pubblicitario Urbano Cairo, il primo a muovere ufficialmente su Rcs con una offerta pubblica di scambio.

LE RAGIONI DELLA MOSSA DELLA GDF

Come mai l’authority di vigilanza della Borsa e le Fiamme Gialle si sono mosse così? Nel mirino ci sono delle dichiarazioni di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, che fin da subito avevano destato stupore negli ambienti finanziari. Andiamo con ordine. In un comunicato stampa del 9 maggio, sollecitato proprio da Consob, l’istituto di Piazzetta Cuccia si riservava “di valutare ogni opzione per la valorizzazione della propria partecipazione” in Rcs, pari al 6,2%, “ivi incluso il mantenimento della stessa o eventuali proposte alternative, di cui possa essere destinatario”. Il concetto di Mediobanca come “destinataria” è fondamentale e Nagel ci tornerà sopra l’11 maggio, quando, interpellato su una eventuale contromossa dopo l’offerta di Cairo, dirà: “Non siamo noi promotori. Non siamo un gruppo editoriale. Valutiamo quello che c’è man mano sul tavolo di concreto”. Poi però, nel giro di qualche giorno tutto cambia per Mediobanca: è il 16 maggio quando viene annunciata la controfferta in cui Piazzetta Cuccia affianca Bonomi.

E nell’operazione non soltanto Mediobanca è parte attiva e non semplice destinataria, poiché è promotrice dell’opa, ma ne è anche consulente. Suona dunque inconsueto che solo appena pochi giorni prima Nagel fosse all’oscuro di tutto. A ulteriore dimostrazione del ruolo attivo nell’operazione di Piazzetta Cuccia, poi, c’è la disponibilità che ha dato a sottoscrivere per la parte di propria competenza un nuovo aumento di capitale da 150 milioni a favore di Rcs.

LE SOCIETA’ LUSSEMBURGHESI

Sul Giornale, Marcello Zacché aggiunge un altro elemento: la macchina dell’offerta di Bonomi, e dunque anche di Mediobanca, “era già in moto almeno dal 10 maggio, data in cui l’Investindustrial (il fondo di private equity di Bonomi) ha costituito in Lussemburgo la International Investments Holding, che nella stessa data ha costituito la International Acquisitions Holding. Quest’ultima, secondo il comunicato del 16 maggio, detiene il 45% della International Media, la newco (nuova società) italiana costituita la settimana scorsa, che lancerà l’offerta su Rcs, il cui restante 55% sarà detenuto dagli altri quattro soci di cordata”.

Sempre secondo il Giornale, “pur essendo una prassi consueta, questo intervento della Consob è apparso abbastanza intrusivo, non limitandosi alla semplice richiesta telematica di informazioni, ma avendo previsto l’ispezione in loco con tanto di militari della Finanza. Non è quindi da escludere che, nei prossimi giorni, gli uffici della vigilanza possano decidere di convocare l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel”. Da Piazzetta Cuccia, tuttavia, gettano acqua sul fuoco e fanno sapere che si tratta di ispezioni di routine, come ne avvengono tante durante operazioni di mercato. Repubblica aggiunge che queste operazioni di Consob sono tipiche di operazioni finanziarie complesse e che in passato era già successo con Mps quando Mediobanca era stata promotrice di un’opa sulle obbligazioni cosiddette Fresh.

CHE SUCCEDE ORA

Quel che è certo è che con l’ispezione di Consob lo scontro per il controllo di Rcs tra Bonomi-Mediobanca e Cairo, che già aveva riservato parecchie sorprese, si fa incandescente. Quanto alle due offerte, nei giorni scorsi Consob ha anche chiesto ulteriori informazioni alla cordata di Bonomi, cosa che aveva già fatto con Cairo. Quest’ultimo, invece, ha appena ottenuto il via libera di Consob alla sua offerta, che prenderà il via il 13 giugno e che sulla base dei prezzi di Borsa del 31 maggio valuta i titoli Rcs 0,58 euro circa l’uno, proponendo di scambiarli con azioni della Cairo Communication, contro gli 0,75 euro della Borsa e contro gli 0,70 tutti in contanti messi sul piatto dalla cordata di Bonomi, Mediobanca and company. Per questo motivo c’è chi non esclude, nei prossimi giorni, un rilancio di Cairo, che nell’operazione è affiancato da Intesa Sanpaolo, azionista nonché prima finanziatrice di Rcs a conferma del fatto che la battaglia per il Corriere della Sera è più ingarbugliata che mai.

consob, giuseppe vegas

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