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La manifestazione promossa dalla Lega Nord a Bologna ha costituito oggetto di numerosi commenti ed ha posto in risalto aspetti molteplici dell’iniziativa, perché si è trattato di un evento di particolare rilievo per l’intero quadro politico, non soltanto italiano.

È avvenuto il passaggio di leadership dell’intero centrodestra da Silvio Berlusconi a Matteo Salvini o siamo in presenza di un evento puramente mediatico di rilievo significativo ma non ancora definitivo?

Sembra opportuno recuperare, almeno in parte, la successione politica dei più significativi avvenimenti che hanno per l’appunto caratterizzato l’intera storia del cosiddetto centrodestra, dall’inizio della “discesa in campo” di Berlusconi sino alla manifestazione di Bologna. Il rilievo della manifestazione è stato infatti tale da porre in discussione la stessa leadership dell’intera area politica interessata dall’avvenimento.

Si può affermare che una stagione si è conclusa e che una nuova si è aperta, anche se quest’ultima è ancora in via di definizione sociale, economica, linguistica e quindi politica.
L’iniziativa politica di Berlusconi aveva avuto – almeno fino alle elezioni politiche del 2008 – la capacità di organizzare intorno al partito-movimento di Forza Italia un insieme di alleanze tutte complementari proprio rispetto a Forza Italia.

La centralità berlusconiana si è conclusa con la nascita del Popolo della Libertà. Con questo approdo (al quale non aderì l’Udc che volle privilegiare le ragioni dell’identità) si portava a compimento l’iniziativa politica iniziata nel 1994 con l’avvento di Forza Italia nel contesto politico, sociale ed economico dell’Italia, all’indomani di “Mani pulite”.

La nascita del Pdl, pertanto, rappresentava il punto d’approdo dell’intera iniziativa politica che aveva attraversato le stagioni del Patto del Buon Governo e della Libertà dapprima, e della Casa delle Libertà in seguito. L’una e l’altra stagione avevano infatti avuto sempre Forza Italia al centro, lasciando all’alleanza con la Lega Nord la questione del comporre il quadro programmatico, piegando la secessioni in federalismo di nuovo conio.

La manifestazione di Bologna prende atto che quella stagione è definitivamente chiusa, perché nel frattempo si erano andate via via modificando proprio le caratteristiche costitutive di quelle due precedenti stagioni.

La centralità non è più basata proprio su Forza Italia, mentre non è ancora avvenuto il passaggio dalla Lega Nord all’ipotetica Lega nazionale della quale l’embrione dovrebbe essere il soggetto tendenzialmente centromeridionale noto come ”Noi con Salvini”.

Allorché, infatti, si afferma che il centrodestra governa tre regioni (Liguria, Lombardia e Veneto), occorre aver presente che si tratta di tre modi di costruire il centrodestra per nulla coincidenti: in Veneto è proprio la Lega ad essere dominante e l’alleanza è costruita senza l’Ncd; in Lombardia si vedrà presto se Roberto Maroni riuscirà a tenere in vita l’alleanza nazionale dopo Bologna; in Liguria il tentativo di Giovanni Toti appare spento sin dall’inizio, così che quella appare già oggi un’alleanza limitata a Forza Italia e alla Lega.

Non si tratta, dunque, di qualcosa che sia concluso: il passaggio dal Pdl alla “Lega Italia” dovrà affrontare prove personali, territoriali e politiche ancora da definire. E saranno ovviamente rilevanti anche le decisioni che saranno prese al di fuori dell’area di questo nuovissimo centrodestra, a partire dalla area senza rappresentanza politica tra Matteo Renzi e l’ancora non nata Lega nazionale.

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