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Un nuovo caso? L’agenzia di stampa Reuters sostiene di aver “visionato un rapporto” che dimostrerebbe come “un dipartimento del Vaticano tra il 2000 e il 2011”, sia stato utilizzato come “scatola” per attività di “riciclaggio di denaro, insider trading e manipolazione del mercato”.

Sull’accaduto indagano sia inquirenti del Vaticano, sia le polizie italiana e svizzera, ha detto una fonte di alto livello della Santa Sede, perché alcune attività legate ai conti avrebbero avuto luogo proprio in questi Paesi. Gli investigatori, aggiunge l’agenzia, avrebbero “chiesto al pm milanese che aveva già aperto una indagine sul caso, Gian Piero Milano (qui un suo ritratto realizzato da Formiche.net), di esaminare le carte”.

IL COINVOLGIMENTO DELL’APSA 

Al centro dei fatti ci sarebbe l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, l’Apsa, quella di cui era contabile monsignor Nunzio Scarano, coinvolto nel primo Vatileaks. In particolare ad essere interessata sarebbe la parte che amministra il portafoglio finanziario e le azioni della Santa Sede e che, aggiunge LaPresse, “controlla i patrimoni immobiliari del Vaticano a Roma e in altre città italiane, paga i salari degli impiegati e agisce come fosse un dipartimento di risorse umane”. Alcuni dettagli sulle attività del dipartimento si ritrovano anche nei due libri di Gianluigi Nuzzi (autore di “Via Crucis”, Chiarelettere) ed Emiliano Fittipaldi (nelle librerie con “Avarizia”, Feltrinelli), in uscita domani.

LA BANCA FINNAT

Su di essa si focalizzano le 33 pagine del dossier svelato da Reuters, in cui sono posti in evidenza alcuni affari “estranei” al Vaticano, condotti attraverso la connivenza di personale interno, “in violazione dei propri regolamenti”. A recitare un ruolo fondamentale secondo l’inchiesta,  spiega l’agenzia, ci sarebbe la Banca Finnat, presieduta da Giampietro Nattino e guidata dall’amministratore delegato Arturo Nattino.

Banca Finnat Euramerica SpA è una banca fondata nel 1898 dalla famiglia Nattino. Prima finanziaria, poi commissionaria di Borsa, nel 1998 diventa banca. Ha sede a Roma e ha filiali nella Capitale, a Milano e a Novi Ligure. Secondo un company profile pubblicato da Borsa Italiana, ha un numero di 362.880.000 azioni emesse e 181,22 milioni di euro di capitalizzazione. “Banca Finnat”, si legge, “quotata sul segmento Star di Borsa Italiana, è specializzata nella prestazione di servizi di investimento ed advisory rivolti a clientela privata ed istituzionale”.

Nel 2014, ricorda l’Huffington Post, “era stato monsigor Scarano, arrestato e da poco tornato in libertà, a raccontare agli inquirenti “i sistemi” della Finnat. “Nattino avrà fatto passare il titolo (Finnat, ndr) sul mercato, lo avrà fatto poi riacquistare tramite Apsa. Esistono tanti altri conti cifrati dentro una bella cassaforte con i documenti. Quei documenti dovranno andare nelle mani del Papa” diceva allora Scarano“.

I SOSPETTI DEGLI INVESTIGATORI

Ad attirare l’attenzione degli investigatori, secondo la Reuters, c’è il “portfolio 339”. “Dal 22 maggio 2000 al 29 marzo 2011, a Nattino, che è stato nel board di molte aziende italiane” (e sarebbe stato consultore della prefettura affari economici del Vaticano), “faceva capo” questo portafoglio, “che consiste in quattro conti separati” e che il rapporto indica come di “dubbia provenienza e la destinazione finale dei fondi nella chiusura del portafoglio 339 è incerta”. Gli inquirenti, conclude l’agenzia stampa, “sospettano che” il banchiere “abbia utilizzato i conti dell’Apsa per transazioni personali sul mercato italiano, dice il report, e “2 milioni di euro siano stati trasferiti in Svizzera e i conti chiusi poco prima delle nuove severe leggi anti riciclaggio introdotte” dalla Santa Sede. La figlia di Giampietro Nattino, Paola, che è anche portavoce della compagnia – conclude la Reuters -, ha rifiutato per il momento di commentare la vicenda.

Vaticano, Apsa e Banca Finnat. Il report svelato da Reuters

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