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A processare Silvio Berlusconi questa volta non sono i magistrati, che comunque continuano a tenerlo sotto tiro nei tribunali, ma due giornalisti di rango che sono stati suoi strenui sostenitori, o ne hanno compreso a lungo decisioni e linee pur non condivise. Sono Vittorio Feltri, già direttore del Giornale della famiglia dell’ex presidente del Consiglio, e Claudio Cerasa, direttore del Foglio fondato da Giuliano Ferrara.

Per processarlo meglio, e rispondere al dovere di essere “onesto” con i lettori, Vittorio Feltri è passato, anzi tornato, con un editoriale di fuoco dal Giornale a Libero. Il cui direttore Maurizio Belpietro gli ha titolato l’articolo in modo incontrovertibile: “Perché penso che Berlusconi sia finito”. Ridotto – ha scritto Feltri – “quasi ad una macchietta”, “schiavo di un cerchio magico, una specie di gineceo”, inseguito ingiustamente da magistrati ai quali avrebbe tuttavia prestato il fianco con comportamenti sbagliati.

Sul piano più strettamente politico Vittorio Feltri ha contestato a Berlusconi di non avere saputo usare la sua forza politica ed elettorale, quando l’aveva, combinando poco con i suoi governi e rompendo con gli alleati perché convinto di avere sempre “il pallino in mano”. Dal governo di Mario Monti in poi, succedutogli nel 2011, l’ormai ex presidente del Consiglio sarebbe stato “una frana”.

Particolarmente rovinosa è stata vista da Feltri la rottura consumatasi con Matteo Renzi, dopo un anno di “Patto del Nazareno”, per l’elezione al Quirinale di Sergio Mattarella, da lui rifiutato “come se fosse Stalin”, preferendogli l’uomo “più impopolare d’Italia”, che sarebbe Giuliano Amato.

Al netto di alcune vicende personalissime, come il “licenziamento” di un fedele “maggiordomo” e di un’altrettanto fedele segretaria, la mitica Marinella, il severissimo Feltri ha addirittura consigliato a Berlusconi non solo il ritiro, ma anche l’espatrio per sfuggire ai processi detti Ruby ter, sparsi ormai per sette sedi giudiziarie diverse, ed evidentemente considerati dal nuovo editorialista – presumo – di Libero, a fortissimo rischio per l’imputato, per quanto assolto in appello e in Cassazione – va ricordato – dal processo a monte di questi: quello che nel 1983 lo aveva visto condannato in primo grado per prostituzione minorile e concussione.

Ma quello che mi pare che Feltri sul piano politico non abbia maggiormente perdonato a Berlusconi, inducendolo praticamente all’addio, pur con la “gratitudine” dovutagli per il passato, è la rottura appena consumatasi con Giorgia Meloni e Matteo Salvini a Roma. Una Meloni definita da Feltri “una peperina che sarebbe da idioti sottovalutare”. E un Salvini in crescita elettorale, neppure lui da sottovalutare, specie rispetto ad una Forza Italia  ormai “minorata”, con cui Berlusconi perderà le elezioni dopo aver perso già “la faccia” scaricando la candidatura di Guido Bertolaso a sindaco di Roma e preferendogli Alfio Marchini.

Della conversione su Marchini si sono invece compiaciuti più volte al Foglio, leggendovi un ritorno di Berlusconi al moderatismo, appannato inseguendo troppo a lungo l’opposizione dei leghisti e della destra al governo di Matteo Renzi. Ma dopo questa scelta capitolina, al Foglio se ne aspettavano un’altra da Berlusconi: la rinuncia a partecipare al fronte referendario del no alla riforma costituzionale.

Poiché invece Berlusconi ha confermato questa partecipazione, il direttore del Foglio, senza le remore che ogni tanto mostra Giuliano Ferrara nel criticarlo, ha rimproverato all’ex presidente del Consiglio le numerose contraddizioni in cui è caduto su questo terreno molto importante.

Cerasa ha, in particolare, rinfacciato a Berlusconi un forte discorso pronunciato alla Camera il 2 agosto 1995 contro “gli inveterati protagonisti del passato che si arroccano a protezione dello sfascio” procurato alla governabilità del Paese da una Costituzione ormai troppo datata. E’ proprio con quegli inveterati protagonisti del passato, e nuovi compagni di strada come i grillini, che l’ex presidente del Consiglio si sarebbe ora messo per contrastare una vittoria referendaria di Renzi alla quale Cerasa ha annunciato di volere invece contribuire con il suo giornale promuovendo intanto una campagna di adesioni elettroniche.

Sulla vittoria referendaria del presidente del Consiglio, in verità, ha scommesso, pur partendo da contestazioni politiche diverse all’ex Cavaliere, anche Vittorio Feltri perché – ha scritto – “l’Italia preferirà Renzi al nulla”. Un nulla che sarebbe ovviamente comprensivo di Berlusconi.

Vittorio Feltri

Ecco come Vittorio Feltri processa Silvio Berlusconi

A processare Silvio Berlusconi questa volta non sono i magistrati, che comunque continuano a tenerlo sotto tiro nei tribunali, ma due giornalisti di rango che sono stati suoi strenui sostenitori, o ne hanno compreso a lungo decisioni e linee pur non condivise. Sono Vittorio Feltri, già direttore del Giornale della famiglia dell’ex presidente del Consiglio, e Claudio Cerasa, direttore del…

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