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Sabato 30 aprile, intorno alle 15 e 30 ora locale, decine di manifestanti si sono introdotti nella zona verde di Baghdad – sede delle istituzioni, nazionali e internazionali, ma soprattutto “emblema della corruzione del governo e dell’occupazione straniera”, come scrive Al Jazeera – per poi fare irruzione nel Parlamento, sventolando bandiere irachene e scandendo slogan contro il governo.

Sono gli uomini di Muqtada al-Sadr, leader del movimento sadrista e oramai guida indiscussa della protesta. I sadristi sono cittadini comuni che a partire dalla scorsa estate sono scesi in strada, regolarmente, per esprimere il proprio malcontento nei confronti di una classe dirigente che considera corrotta e inefficiente (qui l’articolo di Formiche.net), ma soprattutto espressione di una forma di governo in cui il popolo non si riconosce perché figlio di una costituzione scritta e voluta, nel 2005, dalle forze di occupazione occidentali.

Ma perché dalle proteste, finora pacifiche, si è giunti all’occupazione della zona verde e del Parlamento? Cosa è cambiato?

L’ENNESIMO FALLIMENTO

L’assedio del Parlamento si è verificato dopo che, ancora una volta, l’organo si è dimostrato incapace di approvare il nuovo governo, composta da tecnocrati, e proposto dal primo Ministro Haider Al-Abadi. Cira un mese fa, infatti, il primo Ministro aveva presentato al Parlamento la lista dei nomi che avrebbero dovuto comporre il rinnovato esecutivo iracheno; il potere legislativo, poi, avrebbe dovuto riunirsi per votare la proposta (qui l’articolo di Formiche.net).
A distanza di un mese circa, tuttavia, il Parlamento iracheno non è stato in grado di mettersi d’accordo sulla riforma dell’esecutivo.

La mattina dell’occupazione “Muqtada al-Sadr aveva accusato la classe dirigente irachena di ostacolare ogni riforma politica finalizzata a combattere la corruzione e gli sprechi di denaro pubblico”, si legge sul quotidiano egiziano Al-Ahram.

LE CONTROMISURE

Intorno le 17.00 ora locale, il livello di sicurezza è stato alzato nella città di Baghdad. Il Capo delle operazioni di sicurezza ha affermato che “alle auto in procinto di entrare in città, dal principale checkpoint, è stato negato l’accesso e che ulteriori unità di polizia sono state dislocate all’interno della zona verde”, riporta Al-Ahram.

Sebbene il livello di sicurezza sia stato alzato in città, le forze antiterrorismo non sono intervenute, a dimostrazione del fatto che la situazione sia indubbiamente tesa, ma non quanto vogliono far credere alcune testate occidentali. Le stesse forze antiterrorismo hanno fatto sapere che al momento non hanno reputato necessario intervenire, scrive sempre il quotidiano egiziano.

Sabah al-Numan, portavoce dei corpi di elite iracheni, ha affermato: “Noi consideriamo quello che sta accadendo ancora come una dimostrazione, per questo non stiamo intervenendo, dal momento che questo non ha niente che fare con il terrorismo”. Al-Numan ha anche aggiunto, però, che qualora le circostanze lo richiederanno, “le sue forze interverranno per proteggere la legittimità del governo”. Stando ad Al-Jazeera, le forze di sicurezza non avrebbero proprio provato a impedire ai dimostranti di entrare nella zona verde. La versione dei fatti, sembrerebbe confermata anche da Daily Iran, secondo cui, nonostante gli ordini di al-Abadi, le forze di sicurezza non avrebbero adottato alcuna misura nei confronti dei dimostranti entrati nell’area protetta.

IL RITIRO DALLA ZONA VERDE

Nella giornata di domenica, i manifestanti che avevo invaso la zona verde e occupato il Parlamento hanno cominciato a ritirarsi. “Abbiamo deciso di interrompere le proteste in occasione dell’anniversario dell’Imam Moussa al-Khadim” – ha affermato Sadiq al-Hashemi, un rappresentante dell’ufficio di al-Sadr a Baghdad – riporta Al-Arabiya. Secondo al-Hashemi la decisione di al-Sadr nasce dalla necessità di permettere alle forze di sicurezza irachene di proteggere le centinaia di pellegrini che si presume attraverseranno l’Iraq per visitare il luogo di culto dedicato al defunto Imam.

Parlando ai microfoni di Al-Arabiya, Awad al-Awadi, un parlamentare sadrista ha commentato che la risoluzione della questione “dipende innanzitutto dal blocco politico, e dal coraggio del Capo di governo, e dal Presidente del Parlamento”. La soluzione risiede nelle riforme che gli iracheni invocano da tempo, ma fin quando la classe dirigente non si sarà liberata di certi condizionamenti, soprattutto settari, e dei vincoli derivanti dai rapporti clientelari, allora nessuna riforma sarà mai approvata. Non a caso, come commenta Kirk Sowell, analista che vive in Giordania, le uniche nomine proposte da al-Abadi e approvate dal parlamento riguardavano “figure facili da sostituire”.

GLI ORDINI DI AL-ABADI

Domenica primo maggio, la reazione del primo Ministro iracheno non è tardata ad arrivare. In una dichiarazione ufficiale, al-Abadi ha affermato: “Il ministro dell’Interno rintraccerà tutti coloro i quali hanno preso parte agli atti vandalici e li porterà al cospetto di un tribunale, così che possano essere sottoposti a un giusto ed equo processo”, riporta Al-Jazeera.

LE PAROLE DELLA POPOLAZIONE

Molti dei manifestanti che hanno violato la zona verde si sono introdotti in alcune aeree provviste di aria condizionata, dove hanno trovato riparo dal caldo torrido che già comincia a farsi sentire nel Paese. Uno di loro, Human, ha detto “di essere scioccato dal profondo divario che c’è tra la condizione di povertà in cui vive la maggior parte del popolo iracheno e il lusso che c’è nella zona verde”, riporta Al-Ahram. “C’è elettricità, illuminazione stradale, e molta più acqua di quanto io mi aspettassi. Persino le piante sono diverse. Avere accesso a quest’area è un diritto della popolazione perché i politici vivono una realtà che nemmeno esiste in Iraq”, ha affermato Human.

“Siamo stanchi, viviamo una vita fatta di umiliazioni. Lasceremo questo posto solo quando questo governo corrotto sarà sostituito da un insieme di tecnocrati indipendenti che si spendano per il popolo iracheno e non per i partiti politici”, ha affermato Rasool Hassan, un manifestante di 37 anni, ai microfoni di the Associated Press.

Jumaa, un altro manifestante, ha affermato di volere che il governo si dimetta per essere sostituito da un’amministrazione ad interim il cui incarico sia emendare la costituzione e indire nuove elezioni, riporta Al-Jazeera.

GLI ATTENTATI RIVENDICATI DALL’IS

Il week end appena trascorso è stato parecchio movimentato. Mentre i sadristi oltrepassavano la linea di confine, invadendo la zona verde, il Paese era insanguinato da attentati terroristici.
Secondo The Daily Star sabato almeno 23 pellegrini sono rimasti uccisi in seguito all’esplosione di un auto, appena fuori Baghdad. Domenica, invece, sempre secondo il quotidiano libanese, lo Stato islamico ha fatto esplodere altre due autobomba nella città di Samawa, 230 km a sud della capitale, uccidendo almeno 33 persone e ferendone altre 75.

Lunedì, poi, altri 13 pellegrini sciiti sono rimasti uccisi a causa di un ulteriore attentato avvenuto a Saidiya, un sobborgo a sud-ovest di Baghdad, riporta Al-Jazeera.

Il tempismo con cui si sono susseguiti i fatti sembra dare credito alle opinioni condivise di Stati Unite e Nazioni Unite, che hanno messo in guardia l’Iraq affermando che l’esacerbarsi della crisi interna potrebbe distrarre il Paese dalla lotta all’Is.

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