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Centoventiquattro local councils inglesi si rinnoveranno per intero o parzialmente il prossimo 5 maggio, in una tornata elettorale che vedrà anche l’elezione del Parlamento scozzese, di quello gallese e di quello nordirlandese.

Tantissimi voti e seggi in palio per verificare lo stato dell’arte – e la consistenza elettorale – dei partiti britannici a un anno dalle politiche del 7 maggio 2015 e a poco più di un mese dal referendum sulla Brexit che determinerà il futuro della Gran Bretagna e del suo premier.

La partita più facile, ma anche la più insidiosa per Cameron, si gioca in Scozia. Alle elezioni per il Parlamento di Edinburgo – Holyrood – si tratterà solamente di capire quanti deputati avranno i nazionalisti per formare un nuovo governo di maggioranza ancora più forte e indipendentista rispetto a quello attualmente guidato dalla loro leader, Nicola Sturgeon. A Labour e Tories resteranno le briciole, in una campagna che vede tutti e tre i partiti – Conservatori compresi – cercare il voto degli elettori su tematiche ambientaliste. Un nuovo plebiscito per lo Scottish Nationalist Party (SNP) – di tendenze socialdemocratiche ed europeiste – rinvigorirà la causa della separazione della Scozia dal Regno, specialmente in caso di voto per la Brexit. Difficile ipotizzare un nuovo referendum nel breve periodo, ma con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea il sistema politico scozzese non potrà che tenere conto della novità.

Tra le altre home counties, meritano attenzione anche le elezioni per i 108 deputati dell’Assemblea dell’Irlanda del Nord.

Dopo gli storici accordi del 2007 che hanno visto il campione dell’unionismo protestante, Ian Paisley, sedersi al governo con gli ex capi dell’Ira e leader del Sinn Fein, Gerry Adams e Martin McGuinness, il Paese vive una fase di relativa pacificazione, con la first minister, Arlene Forster, del partito Democratico Unionista (DUP), in cerca di conferma.

Gli Unionisti dell’Ulster Unionist Party (UUP) – che hanno lasciato il governo lo scorso anno in segno di protesta contro le attività dell’Ira a seguito dell’omicidio di Kevin McGuigan, a sua volta ex membro dell’Ira – hanno affermato che entreranno in un nuovo esecutivo solo se sarà chiaro il suo “slancio progressista” e la sua vocazione a occuparsi di istruzione. Mentre i socialdemocratici cattolici del Social Democratic and Labour Party (SDLP) perdono consensi ed esponenti di spicco, sembrano decisivi i risultati nelle contee di Fermanagh e di South Tyrone, le due con il maggior numero di marginal seats, per vedere chi avrà la maggioranza a Stormont. In un Paese lacerato per decenni dal settarismo confessionale e dall’estremismo, ogni variazione del panorama partitico e nella composizione dell’esecutivo può determinare il riaffiorare di vecchie ruggini, enmities mai sopite, lacerazione nel tessuto sociale di una nazione mai davvero in pace con se stessa.

In Inghilterra, dove la causa della englishness, un nazionalismo identitario inglese che si sovrappone o si presenta in termini di forte discontinuità rispetto alla britishness, si voterà in alcune delle principali città. A Birmingham, seconda città più grande del Paese, dove si vota per un terzo dei seggi, la maggioranza di 36 seggi dei laburisti non sembra in discussione, nonostante il council abbia rischiato il commissariamento. Così come a Coventry e a Wolverhampton, sempre nelle Midlands, dove in un distretto i Conservatori per errore hanno selezionato due candidati invece che uno, come di uso fare nel first-past-the-post, il sistema maggioritario uninominale britannico.

Tra le elezioni dirette per il Sindaco, spiccano Bristol e Liverpool. Nella città del sud-ovest, il Comune (433mila abitanti) non ha una maggioranza assoluta, ed è governata dal 2012 da George Ferguson, ex architetto che l’ha portata a essere la città europea più green-friendly, e che, curiosamente, riceve parte del suo onorario in Bristol pound, la moneta complementare parallela alla sterlina che circola in città. Si ricandida per mantenere “Bristol independent”.

Nella Mersey, Joe Anderson si ricandida per mantenere la città più rossa d’Inghilterra, Liverpool, in mani laburiste. Labour che si aspetta conferme anche da Manchester, Leeds e Sunderland, dove sono in palio un terzo dei seggi. I conservatori, tradizionalmente più deboli nelle elezioni locali, puntano tutto su Essex, Wessex, Cornovaglia e Devon. A Portsmouth, nell’Hampshire, amministrano con lo Ukip, e con il rinnovo, anche lì, di un terzo dei seggi, puntano alla maggioranza assoluta.

Cosa si gioca Cameron nel prossimo voto in Gran Bretagna

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