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Si parla molto di Donald Trump, avvantaggiato nella corsa alla Casa Bianca, grazie agli errori su errori commessi dalla leadership democratica e, stando ai fatti, non esistono attenuanti per sostenere il contrario. In politica, infatti, per vincere è necessario essere più convincenti degli avversari. Per conquistare gli elettori bisogna proporre soluzioni concrete ai problemi che riguardano la vita quotidiana delle persone. È fondamentale suscitare nella pubblica opinione l’idea di un futuro che possano immaginare per se stessi, in sintonia con le loro idee di famiglia, di società, di mondo.

Un allontanamento eccessivo da ciò che le persone sono, provoca rigetto e alimenta il processo di adesione a opzioni diverse. Ciò avviene in ambito economico, fiscale, e in relazione a temi delicati come l’immigrazione, la sicurezza, le libertà individuali e collettive, e la frustrazione per i poteri incontrollabili che sovrastano quelli nazionali. La mancanza di chiarezza su questi temi genera energie che, invece di essere canalizzate verso soluzioni razionali, alimentano la paura. Questo è ciò che emerge dall’analisi della vittoria di Trump negli Stati Uniti. Pragmatismo e messaggi diretti hanno avuto la meglio su una leadership democratica incerta e distante dalla realtà sociale, nonostante la loro storia.

In Europa, lo scenario non è molto diverso. Si stanno infatti affermando formazioni di destra che, peraltro, si ritrovano unite nell’antisemitismo e nel sostegno a Putin. Molti cosiddetti progressisti tifano per gruppi terroristici organizzati e finanziati dall’autocrazia iraniana, la più oscurantista e liberticida del pianeta, e sono contrari a Israele, pur essendo quest’ultimo l’unica democrazia liberale avanzata nel contesto mediorientale. Il regime di Khamenei, infatti, predica la distruzione delle nostre società libere e promuove la prigione e la morte per l’esercizio di ogni diritto individuale e collettivo in Iran e nelle aree del Medio Oriente sotto il suo controllo.

Nonostante ciò, sembra che pochi si preoccupino davvero. A complicare il quadro c’è la posizione del nuovo presidente Usa: Trump ha dichiarato che, fin dal primo giorno della sua presidenza, intende usare i dazi per riequilibrare la bilancia commerciale con l’Europa e smetterà di farsi carico da solo dei costi della sicurezza. Tuttavia, gli europei non discutono né del piano Draghi per la competitività, né della sicurezza europea, né tanto meno di come far evolvere l’Europa verso un soggetto federale. Questi sono segnali evidenti di confusione e incapacità di leggere correttamente ciò che accade nel mondo.

Un esempio lampante di tale insensatezza è quanto accaduto al Canale di Suez, paralizzato dagli attacchi degli Houthi ai navigli occidentali. Il Canale, in condizioni normali, gestisce il 12% del commercio mondiale e il 30% dei container in transito, ma il suo blocco non sembra suscitare alcuna reazione, nonostante i costi enormi derivanti dall’uso di rotte alternative come la circumnavigazione dell’Africa.

Per il Canale egiziano transitano merci italiane per un valore di 84 miliardi di euro annui, eppure nelle piazze manifestano gruppi a favore di Houthi, Hamas, Hezbollah, che, in coordinamento con l’Iran, cercano di causare disordine e danni agli occidentali. Eppure, nel Mar Rosso si vedono circolare solo le marine militari anglo-americane. È dunque necessario che qualcuno spieghi, e presto, come bisognerà comportarsi in questo mondo, se si vorrà preservare il benessere e la sovranità. I Trump, in altre parole, saranno sempre presenti quando mancheranno gli anti-Trump, questo è un dato di fatto.

Pragmatismo e messaggi diretti. La lezione di Trump all'Europa

Il repubblicano ha vinto perché ha parlato dei problemi della gente, cosa che non hanno saputo fare i democratici. Tuttavia, gli europei non discutono né del piano Draghi per la competitività, né della sicurezza europea, né tanto meno di come far evolvere l’Europa verso un soggetto federale. Questi sono segnali evidenti di confusione e incapacità di leggere correttamente ciò che accade nel mondo. Il commento di Raffaele Bonanni

Governi stabili, anche in politica estera. La necessità del premierato secondo Cassese

Della stabilità e coesione dei governi c’è bisogno oggi per molti motivi. Perché tra politica estera e politica interna non c’è più rigida separazione e occorre assicurare la continuità dei capi degli esecutivi nei consessi internazionali. Pubblichiamo la prefazione firmata da Sabino Cassese al volume “Il premierato non è di destra” di Nicola Drago

Basta veti, all'Ue serve una Commissione operativa. Parla Giordano (FdI-Ecr)

“L’allargamento a destra del Parlamento europeo? Rispecchia esattamente la volontà dei cittadini europei manifestata durante le ultime elezioni e questa non dovrebbe essere considerata come un problema, ma andrebbe semplicemente rispettata”. Conversazione con il segretario generale di Ecr Party

Le vite degli altri. In Russia torna il fenomeno della delazione

Il caso di una dottoressa imprigionata per un suo commento sul conflitto in corso è un esempio di come le denunce tra cittadini alimentino un clima di paura e repressione in cui il dissenso viene stigmatizzato, minacciando la libertà individuale e il futuro della società russa

Votare Fitto (e Ribera) è prioritario, le grandi sfide dell'Ue sono altre. La versione di Pittella

Non sarà certo Fitto, persona che ha una lunga esperienza politica e che ha tutti i titoli per ricoprire il ruolo di vicepresidente della Commissione, a far scivolare a destra la Commissione. Ho grande rispetto del dibattito, purché riguardi i veri nodi da sciogliere, più che le prese di posizione di parte sulle persone. Sennò rischiamo di ballare sul Titanic: l’Europa non può più vivere di rendita. Colloquio con l’ex vicepresidente del Parlamento europeo, Gianni Pittella

Per l'indipendenza energetica gas e rinnovabili non bastano. Perché puntare sul nucleare secondo Fregolent

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L’Italia ha il dovere di fare delle scelte oculate, un piano strategico per il futuro. Oggi, grazie ai fondi derivanti dal Pnrr, abbiamo ingenti risorse da investire nella transizione energetica. Bastano il gas e le rinnovabili? Purtroppo no, è evidente. L’intervento di Silvia Fregolent, senatrice della Repubblica italiana e membro dell’Intergruppo parlamentare per l’energia nucleare

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Mentre Grecia e Turchia proseguono nella normalizzazione delle relazioni diplomatiche, Atene, Nicosia e Ankara potenziano le rispettive difese, segno che le prospettive complessive per il Mediterraneo settentrionale e orientale sono sempre più improntate alla deterrenza.

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Le trasformazioni che servono nel lavoro ai tempi dell'AI. Il libro di Sacconi e Massagli

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