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Martedì 30 marzo Gianrico Carofiglio era a Roma per parlare del suo ultimo libro, Passeggeri notturni, alla Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi. Più che una presentazione di un libro, quello dell’ex magistrato, scrittore noto per la creazione del personaggio dell’Avvocato Guerrieri, è sembrato un corso accelerato di scrittura (narrativa). Ecco i consigli in ordine non sparso di Carofiglio, che nel libro ha scritto 30 racconti ognuno dei quali di non più di tre pagine.

CHI C’ERA ALLA PRESENTAZIONE DELL’ULTIMO LIBRO DI GIANRICO CAROFIGLIO. LE FOTO

MEGLIO ASCIUGARE CHE SCRIVERE

“Scrivete asciugando, levigando, riducendo all’osso. Togliete il vostro ego. Mettete all’angolo la vanità e il narcisismo. Questi atteggiamenti sono i peggiori nemici dello scrittore”.

LA DURA LEGGE DEL GOL

Cercate le frasi che vi piacciono di più, quelle dove avete dato il meglio e di cui siete compiaciuti. E tagliatele senza pietà. L’invadenza dell’ego non consente lo spiegamento della creatività letteraria. Le restrizioni di tempo e di argomento aiutano la creatività, non il contrario. Perché avere vincoli vuol dire mettere a fuoco quello che si vuole dire.

Mettere al centro il proprio ego è un po’ come fare bei dribbling a centro campo. Nel calcio, però, il fine è quello di fare gol in porta. La bellezza della singola frase, la ricerca forzata dell’effetto, sono cose pericolosissime. Il giocatore rimane a centro campo e non mette la palla in rete.

SCRIVERE NON È DIVERTENTE

Quando scriviamo ci addentriamo in luoghi pericolosi. Ci addentriamo verso cose nascoste nel sottosuolo della nostra vita, nel sottoscala della nostra coscienza. Come dice Margaret Atwood: quando scriviamo andiamo verso qualcosa che non sappiamo cosa sia.

E quindi scrivere non è divertente ma penoso, se si va alla ricerca della verità che sta spesso in luoghi bui. È divertente chiacchierare del proprio libro, anche un po’ per vena narcisistica. È divertente riscrivere la seconda o terza stesura, perché esci dalla dimensione carica di angoscia della prima. Pulisci la notte, scopri quel buio. Proprio come diceva Michelangelo per la scultura, anche la scrittura è l’arte del togliere. Limare, scalfire, eliminare l’eccesso. “In ogni blocco di granito è nascosta una statua”. Anche un blocco di parole contiene una storia. Eliminare il primo blocco è faticoso. Lotti con te stesso.

LASCIATI INCEPPARE 

Come disse Calvino: “La letteratura nasce dove la penna si inceppa”. E si inceppa con il proprio io. “Ci si mette a scrivere di lena, ma arriva un momento in cui la penna non gratta che polveroso inchiostro, e non vi scorre più una goccia di vita, e la vita è tutta fuori, fuori di te. E ti sembra che mai più potrai rifugiarti nella pagina che scrivi, aprire un altro mondo, fare il salto”. Se sconfiggi il narcisismo, quel salto, è possibile. E potrai rifugiarti ancora in quel blocco di parole che stai scalfendo.

LA MORALE CHE FA MALE

C’è un’altra cosa che lo scrittore deve evitare: il fine pedagogico. O almeno quello preterintenzionale. Se scrivi con l’intento di dare una morale, il tuo libro sta sulla strada del fallimento. Bisogna scrivere raccontando storie che poi possono assumere un senso particolare. Ma l’intento è il racconto non la morale del racconto.

Quando domandarono a Edward Hopper perché dipingeva, lui rispose: “Voglio solo dipingere la luce del sole su una parete bianca”. Per me per la scrittura è uguale. Dipingo luce che poi può essere carica di vari significati.

 

Gianrico Carofiglio

I consigli di Gianrico Carofiglio per scrivere (bene)

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