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Negli ultimi decenni, la Cina ha consolidato una posizione dominante nel settore marittimo globale, trasformando il proprio potere economico in un’influenza strategica che va ben oltre il commercio. Secondo un recente rapporto dell’Ufficio del rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, il dominio cinese nei settori della cantieristica navale, della logistica e del trasporto marittimo presenta implicazioni significative per la sicurezza economica e nazionale.

Le parole di Tai

“Oggi gli Stati Uniti sono al 19° posto nella costruzione di navi commerciali, con meno di cinque navi costruite ogni anno, mentre la Cina ne produce oltre 1.700”, ha dichiarato l’ormai ex rappresentante Katherine Tai in una nota diffusa lunedì scorso, ovvero l’ultimo giorno dell’amministrazione Biden (il neopresidente Donald Trump ha indicato Jamieson Greer per il ruolo). “Nel 1975, gli Stati Uniti erano leader globali, con oltre 70 navi all’anno. Il dominio mirato di Pechino in questi settori non solo mina la competizione equa, ma aumenta i rischi per la sicurezza economica e rappresenta la maggiore barriera al rilancio delle industrie statunitensi”, ha dichiarato ancora.

Dati sorprendenti

Il rapporto evidenzia che la Cina: produce oltre il 50% delle navi mondiali; controlla il 95% della produzione globale di container per il trasporto; fabbrica l’80% delle gru per il carico e scarico nei porti. Questa leadership industriale è frutto di una pianificazione strategica decennale, che ha trasformato la Cina da attore marginale nel 1999 (5% della produzione globale di navi) al leader incontrastato di oggi.

Commissari politici e fusioni militari-civili

Un elemento distintivo della strategia cinese è l’integrazione tra capacità commerciali e militari. Molte navi commerciali cinesi hanno a bordo commissari politici, spesso ex ufficiali dell’Esercito popolare di liberazione (PLA), incaricati di coordinare attività militari in caso di necessità. Inoltre, i cantieri navali cinesi (come China State Shipbuilding Corporation) costruiscono fianco a fianco navi commerciali e militari, con i profitti delle prime che sovvenzionano la flotta navale cinese, avverte il rapporto.

Controllo sui porti globali e sulla logistica

La Cina possiede quote in 96 porti esteri, tra cui 13 con caratteristiche strategiche che li rendono idonei all’uso navale militare. Logink, la piattaforma cinese di gestione dei dati logistici, controlla informazioni relative a circa il 50% del traffico globale di container, fornendo un vantaggio senza precedenti per l’intelligence e la sicurezza nazionale cinese. Ciò avviene anche in Italia, come raccontato su queste pagine.

Impatti sull’Europa

L’influenza cinese nel settore marittimo si estende anche all’Europa, dove il porto del Pireo in Grecia è diventato un simbolo della strategia di espansione cinese. Controllato da Cosco dal 2016, il Pireo è oggi uno dei primi sei porti europei per traffico merci ed è parte integrante della “China-Europe Land-Sea Express Line”, un corridoio logistico che connette il Mediterraneo ai mercati dell’Europa centrale. Anche l’Italia è coinvolta, sebbene in modo più marginale rispetto ad altri Paesi. L’uscita dal progetto Belt and Road Initiative (BRI) nel 2023 ha rappresentato un punto di svolta, ma resta da valutare come il Paese si posizionerà rispetto all’influenza cinese nei porti italiani e nelle infrastrutture logistiche collegate.

Rischi strategici e dipendenze

L’indagine avverte che l’interdipendenza globale dal settore marittimo cinese crea vulnerabilità significative. La Cina ha già dimostrato in passato la volontà di “armare” le sue dipendenze economiche per scopi coercitivi. Una crisi nella catena logistica cinese potrebbe paralizzare il commercio globale e compromettere la resilienza delle catene di approvvigionamento.

Perché è importante

La portata del controllo cinese nel settore marittimo non è solo una questione economica, ma anche geopolitica. Il dominio commerciale sostiene la proiezione di potenza militare cinese, rappresentando una sfida diretta alle democrazie occidentali e al loro controllo sulle rotte commerciali globali. In conclusione, il rapporto lancia un chiaro messaggio: affrontare il dominio cinese richiede interventi urgenti, non solo per proteggere i settori economici occidentali, ma per preservare l’equilibrio geopolitico globale.

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