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“A dispetto del mio cognome milanese, vivo a Napoli dal 2006 perché ho sposato una napoletana e ho deciso di spostarmi in questa città”. Non capita spesso che un candidato si presenti prendendo le distanze… da se stesso; e invece è quel che “costretto” a fare l’aspirante primo cittadino 5 Stelle di Napoli. Prima ancora di dire chi è, Matteo Brambilla mette le mani avanti, si giustifica. D’altronde, quel cognome simbolo della milanesità peserà come un macigno in questa campagna elettorale a lui, brianzolo di Monza trapiantato sotto al Vesuvio e ora chiamato a portare le truppe grilline a Palazzo San Giacomo, proprio nella città dove proliferano i Gennaro Esposito mentre i sciùr Brambilla sono guardati con una certa diffidenza.

COME SONO ANDATE LE PRIMARIE GRILLINE

Brambilla ha vinto contro ogni aspettativa e previsione. Non è un caso se il Corriere del Mezzogiorno parli oggi di “notizia inattesa” e il Mattino dica che “nessuno si aspettava” un tale risultato. Brambilla non solo ha vinto le comunarie, ma ha pure sbaragliato la concorrenza. Il duello vero sembrava quello tra Francesca Menna e Stefania Verusio: la prima, docente universitaria di Veterinaria e vicina al presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico, veniva ormai accreditata da più parti come la candidata in pectore. La seconda, sangue pugliese e descritta come pasionaria e talebana del Meetup di Napoli, pareva l’unica in grado di insidiarla. Ci sarebbe comunque stata stata la terza candidatura al femminile dopo Chiara Appendino a Torino e Virginia Raggi a Roma, in attesa di conoscere chi prenderà il posto della dimissionata Patrizia Bedori a Milano. E invece niente: dal cilindro è spuntato Brambilla che ha preso il 48% (276 voti), mentre Menna si è fermata al 33% (189 voti) e Verusio al 19% (109 voti).

ELEZIONI PER POCHI INTIMI

Appena 574 i votanti di questo ballottaggio a tre, contro i 588 del primo turno della settimana scorsa. “Ammesso che tutti i militanti del meet up siano anche iscritti certificati per votare sul blog di Beppe Grillo, l’affluenza alle urne elettroniche, seppur comode davanti a uno schermo, è stata appena del 10%” fa notare il dorso napoletano di Repubblica, ricordando che “gli iscritti al meet up di Napoli sono in realtà sulla carta 5.462”. A mettere in luce la scarsa partecipazione alle comunarie grilline ci pensa anche il Fatto Quotidiano. “Non è certo una partecipazione di massa”, scrive il giornale diretto da Marco Travaglio che aggiunge come si sia trattato di una “cosetta intima”.

CHI HA VINTO: UN BRAMBILLA PER NAPOLI

Ma chi è questo sciùr Brambilla che si candida a sindaco di Napoli sostenuto dalla prima forza politica della città, dato che alle ultime regionali con il 24,85% dei consensi il Movimento 5 Stelle è stato il partito più votato sotto al Vesuvio? Quarantasette anni da compiere, Matteo Brambilla secondo il Mattino “è il prototipo del brianzolo doc: tignoso e pignolo, bubero e perseverante”. E’ un ingegnere ambientale a indirizzo energetico, laureato al Politecnico di Milano e attualmente capo progetto in forza alla sede di Pozzuoli di Manutencoop Facility Management, l’azienda emiliana che fa parte del colosso della cooperazione rossa Manutencoop (qui il curriculum intero di Brambilla).

IL LAVORO A CHIAIANO

A Napoli, nel quartiere nord di Chiaiano, è arrivato nel 2006 dopo essersi fidanzato e aver sposato Teresa, originaria del posto. Il suo ingresso nel Meetup grillino coincide con il suo approdo in città, ma è dal 2008 che il suo impegno si fa sempre più incisivo per via delle proteste contro la discarica di Chiaiano, un’esperienza che lo ha portato anche ad aderire all’associazione ambientalista Terra Futura di cui ora è segretario. Nel suo video di presentazione Brambilla dice di aver “perso la pazienza” nel “vedere questa città depredata e saccheggiata da questi amministratori”, e annuncia che il suo mandato sarà caratterizzato da parole come onestà, trasparenza e rispetto del programma scritto insieme agli altri attivisti. Quindi svela le “due parole che contraddistinguono la mia visione di Napoli: la rabbia e l’incanto” e lancia un appello: “Venite a Napoli per godere dell’incanto di questa città e non scappate per la rabbia di viverci”.

I VARI MUGUGNI

C’è però un altro neo che potrebbe costare qualcosa in termini di consensi a Brambilla: oltre a essere milanese, dall’inconfondibile cadenza meneghina, è pure tifoso della Juventus. Cosa questa che in città non sta certo passando inosservata. “Sì ma io sono stato più volte allo stadio San Paolo, se vuole le faccio vedere i biglietti” prova a giusticarsi lui con il Corriere del Mezzogiorno.

CHI HA PERSO SECONDO IL FATTO E IL MATTINO

Fico ha espresso parole di elogio nei confronti del neo candidato sindaco di Napoli. “Matteo è una persona eccezionale, onesta, competente – ha scritto il presidente della Commissione Vigilanza Rai su Facebook -. È un ingegnere energetico che da anni si dedica con passione ai tanti temi di interesse della città. Matteo ha scelto Napoli”. Eppure che il primo candidato grillino alla poltrona di Palazzo San Giacomo, nonché fondatore del Movimento in città, preferisse l’incoronazione di Francesca Menna non è un mistero in Campania e tra i grillini. Negli ultimi mesi si era tenuto alla larga dalle polemiche cittadine, soprattutto dopo l’espulsione degli oltre 30 attivisti accusati di aver creato il gruppo parallelo “Napoli Libera” su Facebook. Però la sua influenza sulle dinamiche interne l’ha mantenuta. “Brambilla è un ‘anomalo’, un che davvero lotta sul territorio, un ‘cane sciolto’ che non fa riferimento ai vertici nazionali del Movimento, né ai due baroni locali, Fico e Di Maio”, scrive il Fatto paventando la possibilità di ricorsi o “class action” contro la sua vittoria. “La sconfitta di Menna è, in un certo senso, anche la sconfitta di Fico – aggiunge il Mattino -. La professoressa, già candidata alle scorse regionali, paga probabilmente anche l’esilio volontario del fondatore della falange grillina a Napoli, che da un mese e mezzo si è eclissato, consegnando il comando delle operazioni nelle mani di Laura De Vita, sua segretaria in Commissione di Vigilanza Rai. Un modo per prendere le distanze dai veleni contro i quali s’era già scagliato ad ottobre”.

Luigi Di Maio e Roberto Fico

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