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Tutte, o quasi, le strade portano a Urbano Cairo. Lo pensano gli addetti ai lavori, lo sostiene il mercato e lo ipotizzano gli analisti. Del resto, di tutti i soci di Rcs Mediagroup il patron della Cairo Communication, che ha il 4,6% del gruppo di via Rizzoli, è l’unico che abbia esperienza diretta e vincente nel business editoriale e quando prese la guida di La7 dimostrò di saperci fare con i risanamenti drastici di business mal gestiti.

LE MOSSE DI CAIRO

Solo che Cairo per ora si tiene alla larga dalla contesa Rcs; da mesi va ripetendo di non essere interessato e di essere concentrato sulle sue attività, Torino Calcio compreso. Eppure ieri Equita sim, in un report, è tornata alla carica: «Una soluzione potrebbe essere l’aggregazione di Rcs con Cairo Communication, che ha una forte credibilità nel generare efficienze che potrebbe emergere se prendesse il controllo» della Rizzoli. Inoltre la società dell’imprenditore piemontese ha una cassa di oltre 100 milioni «e quindi il nuovo gruppo avrebbe un leverage inferiore a 2,5 volte l’ebitda», specifica l’analisi di Equita. «Per Cairo, in caso di un’eventuale aggregazione, la creazione di valore sarebbe tangibile solo in caso fossero attuabili sinergie pari al 10% della struttura di costi di Rcs». Non va però trascurato il fatto che in questo momento le attenzioni di Cairo sono tutte per La7, che ha chiuso il 2015 con un ebit negativo di 4,9 milioni e una raccolta pubblicitaria in flessione del 7,7%, mentre gli ascolti (dati Auditel di gennaio) sono fermi al 3,3%. In più, da mesi deve guardarsi le spalle dall’agguerrita concorrenza di Sky Italia, che ha rilevato il canale 8, e di Discovery, che preso possesso del canale 9.

DOSSIER GAZZETTA

È nell’ambito di questo scenario che più di una fonte di settore interpellata da MF-Milano Finanza suggerisce di valutare con attenzione il merger Cairo-Rcs, che garantirebbe una potenziale significativa crescita a entrambe le società, visto che si metterebbero a fattor comune il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport e i periodici e la tv di Urbano Cairo per un vero polo multimediale che potrebbe contrastare la forza di Espresso-Itedi. In ogni caso non sarebbe un matrimonio semplice. Per una serie di fattori: Cairo non è intenzionato a investire tutta la cassa nel gruppo di via Rizzoli, che vanta comunque numerosi soci storici tra i quali andrebbe trovato un accordo, dopo che gli ultimi anni, caratterizzati da una gestione in qualche modo riconducibile a Fca (16,73%), non hanno portato a risultati brillanti.

LE VOGLIE DI MARCHIONNE

Da qui anche la volontà dell’ad Sergio Marchionne di uscire dal business. Come dimostra anche il comunicato diramato martedì a corredo delle nozze tra Stampa e Repubblica, nel quale si faceva riferimento a tre salvataggi nella storia recente di Rcs . Tale nota ha irritato il comitato di redazione del Corriere della Sera, che ha pubblicato un duro comunicato di risposta in merito alla gestione del gruppo. La casa automobilistica di Torino, che ha un anno di tempo per cedere pro-quota ai suoi azionisti la partecipazione in Rcs (a Exor andrà il 5%), uscirà definitivamente di scena, avviando una nuova fase di ricerca del nuovo azionista di riferimento. Situazione «di continuo cambiamento» che, per l’ad di UnipolSai (4,6% di Rcs ) Carlo Cimbri, «non consente al management di portare avanti il proprio progetto». Anzi, per il ceo della compagnia assicurativa «i soci di buonsenso devono avere come priorità quella di dare stabilità. Noi ragioniamo in tal senso. Dobbiamo tutelare il nostro investimento garantendo stabilità». Perciò per ora UnipolSai non movimenterà la partecipazione. Così come non si chiameranno fuori Mediobanca (6,5%) e Intesa Sanpaolo (4,18%), anche perché devono definire con l’azienda l’intervenuto sul debito (487 milioni).

IL RUOLO DI DELLA VALLE

Sul futuro assetto proprietario di Rcs un ruolo potrebbe essere giocato da Diego Della Valle (7,32%), che con l’uscita di Fca , con la quale in passato si è trovato in forte disaccordo, diventerà il primo socio di Rcs. Qualcuno ipotizza un asse Della Valle-Cairo, ma non ci sono conferme in questo senso. E se per ora non entrerà in partita la Techint della famiglia di Gianfelice Rocca, continuano, nonostante le smentite di rito, le voci di un avvicinamento di Andrea Bonomi (Investindustrial) al dossier. «Urbano Cairo può essere un polo aggregante e potrà rastrellare tutte le azioni che andranno sul mercato e che l’azionista Fca non vorrà», ha dichiarato a Class Cnbc e MF-Dowjones Giovanni Tamburi, presidente e amministratore delegato di Tip e azionista di Fca con una quota inferiore l’1%, aggiungendo che «la creazione di un polo editoriale va esattamente nella direzione chiesta dal mercato; credo che darà grandi vantaggi».

LO SCENARIO PER MEDIASET

Chi sicuramente non sarà, per vincoli di legge, della partita è Silvio Berlusconi. Con il rinnovo per il 2016 del divieto per un editore televisivo di possedere quotidiani e viceversa, introdotto dalla legge Gasparri, Mediaset o Fininvest sono fuori dai giochi. Infine, c’è da segnalare che chi involontariamente, e temporaneamente, si ritaglierà un ruolo nell’azionariato di Rcs è Marchionne. L’ad di Fca , che ha in qualche modo innescato il risiko editoriale di questi giorni, essendo socio in prima persona di Fca con l’1,13%, si ritroverà infatti in mano una piccola partecipazione sia nell’Espresso che in Rcs .

Pubblicato su Italia Oggi/ MF/Milano Finanza, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi

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