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La Commissione Europea ha recentemente lanciato la sua Strategia per l’Unione della Preparazione, invitando i cittadini a preparare kit di emergenza per 72 ore in risposta all’aumento dell’instabilità geopolitica, dei disastri climatici, degli attacchi informatici e di altre minacce in crescita. L’iniziativa ha suscitato reazioni significative nell’opinione pubblica – soprattutto a causa di un video promozionale della Commissaria europea per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, che molti hanno percepito come una banalizzazione del messaggio.

Se da un lato la preparazione individuale è legittima e necessaria (il kit da 72 ore è un buon punto di partenza in un’epoca di megashock climatici e attacchi ibridi sempre più frequenti), una sicurezza profonda richiede molto più del coinvolgimento dei cittadini. Porre la preparazione personale, per altro allo stato attuale largamente insufficiente, al centro della strategia europea di resilienza rischia di oscurare un’esigenza ben più urgente e profonda: un nuovo e coraggioso approccio alla governance delle crisi da parte dell’Europa in un mondo costantemente sottoposto a megashock e turbolenze di grande portata.

Oltre i kit di emergenza, si impone una verità scomoda: l’Unione europea non ha ancora un’architettura di gestione delle crisi che sia integrata, completa e orientata al futuro. Nell’era delle policrisi – discontinuità economiche, ambientali, tecnologiche e geopolitiche che si sovrappongono e si interconnettono – i modelli tradizionali e reattivi di risposta alle emergenze si rivelano drammaticamente inadeguati.

Non ci troviamo più solo di fronte a eventi isolati che richiedono una risposta coordinata a livello europeo. Le sfide di oggi – shock climatici, guerre, attacchi informatici, crisi energetiche, turbolenze geopolitiche e campagne di disinformazione – generano impatti a cascata che minacciano cittadini e Stati. Queste crisi non sono solo simultanee: producono cicli di retroazione non lineari e imprevedibili che mettono le istituzioni a dura prova.

Tutto ciò richiede molto più di campagne informative o gesti simbolici. Serve una trasformazione radicale nel modo in cui l’Ue affronta la governance delle crisi in un contesto globale sempre più turbolento.

Di cosa ha veramente bisogno l’Europa

Sebbene l’anticipazione, la risposta e il recupero dalle crisi restino elementi essenziali, un mondo segnato da turbolenze ad alta intensità richiede più di semplici procedure di gestione e coordinamento. Abbiamo bisogno di un organismo europeo dedicato – permanente, strategico e operativo – che supporti i decisori nella navigazione di un mondo in cui gli shock improvvisi e l’ignoto sono all’ordine del giorno.

La gestione delle crisi tradizionale è stata pensata per eventi isolati e ben definiti. Oggi, però, ci troviamo in un contesto plasmato dal cambiamento rapido, dalla fragilità sistemica e da minacce multidimensionali. Ciò che manca è la capacità di comprendere e agire in questo panorama volatile – l’abilità collettiva di navigare l’incertezza. Per affrontare le crisi moderne, servono una nuova architettura istituzionale e una forma mentale capace di interpretare la complessità.

Non abbiamo certo bisogno di un ulteriore strato burocratico che si aggiunga alla già complessa struttura di Bruxelles. Occorrono invece organizzazioni davvero in grado di anticipare, comprendere e affrontare situazioni in rapida evoluzione – e soprattutto, di farlo con creatività. L’invenzione deve diventare il nostro principio guida.

Una nuova architettura per la navigazione delle crisi

Serve un cambiamento di paradigma radicale: Progettare architetture organizzative innovative, a livello sia UE che nazionale; Integrare il foresight strategico come competenza centrale; Creare team interdisciplinari che uniscano competenza e potenziale creativo; Sviluppare strumenti cognitivi e digitali (inclusa l’intelligenza artificiale) per la presa di decisione in condizioni di estrema incertezza e instabilità; Ideare esercitazioni e simulazioni che riflettano la natura caotica e interdipendente delle crisi contemporanee; Formare i vertici delle istituzioni europee e nazionali a pensare sistemicamente, adattarsi rapidamente e rispondere in modo giudizioso e creativo in contesti dai confini indefiniti.

L’Europa ha dimostrato momenti di unità nelle crisi del passato – dal Covid-19 alla guerra in Ucraina, fino alla crisi energetica. Ma queste risposte sono state spesso reattive, segnate da esitazione e da un approccio “aspettiamo e vediamo” – più inseguimento che strategia.
Non possiamo permetterci di restare impreparati di fronte al prossimo ignoto. Servono capacità permanenti, memoria istituzionale, foresight strategico, sistemi strutturati di anticipazione e strumenti di ausilio alla presa di decisione.

È tempo di passare dalla gestione delle crisi alla navigazione di universi sconosciuti, dalla preparazione simbolica alla resilienza istituzionale, da risposte frammentate a un’architettura integrata fondata su fiducia, agilità, rapidità e chiarezza.

Ai cittadini viene giustamente chiesto di fare la propria parte. Ora è il momento che anche l’Ue faccia la sua – costruendo e dotando di competenze le strutture necessarie non solo per sopravvivere alle turbolenze, ma per tracciare traiettorie e aprire nuove strade.

E l’Italia? Il nostro Paese non dispone di un sistema strutturato per la gestione delle crisi. Attualmente, il compito è affidato alla Protezione civile. Occorre invece ripensare il ruolo della Difesa civile, ponendola al centro di una nuova architettura istituzionale per la gestione delle crisi che deve essere progettata con urgenza.

Dai kit d’emergenza alla navigazione strategica delle crisi. Di cosa ha davvero bisogno l’Ue

Di Patrick Trancu e Patrick Lagadec

La nuova Strategia per l’Unione della Preparazione lanciata dalla Commissione europea, con l’invito ai cittadini a dotarsi di kit d’emergenza per 72 ore, solleva un interrogativo cruciale: possiamo davvero affrontare megashock globali e crisi interdipendenti con strumenti simbolici e reattivi? L’analisi di Patrick Trancu, consulente di gestione delle crisi e Patrick Lagadec, esperto di leadership in situazioni di crisi

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