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C’è del feeling tra Papa Francesco e il Cammino Neocatecumenale? La domanda se la sono posta in molti venerdì scorso quando il Santo Padre ha ricevuto nell’aula Paolo VI, in un clima di grande gioia – dicono ambienti del Cammino – circa 7.000 neocatecumenali in occasione dell’invio di 270 famiglie per 54 “missio ad gentes”, le missioni in tutti e cinque i continenti promosse portare l’annuncio cristiano. “Io rimango qui, ma col cuore vengo con voi”, ha detto il Papa al termine del suo intervento, lodando più volte il Cammino fondato dal pittore spagnolo Kiko Argüello (“Benedico il Signore per questo dono – ha scandito -, per il dono del Cammino e per il dono di ciascuno di voi”).

QUEL CAMMINO ALL’ORIGINE DEL FAMILY DAY

Sono stati proprio alcuni membri del Cammino ad aver ispirato e organizzato il Family Day del 30 gennaio scorso, ponendosi alla guida del Comitato Difendiamo i nostri figli il cui presidente, Massimo Gandolfini, è un neocatecumenale delle comunità di Brescia. E sono stati soprattutto i neocatecumenali, in forza dei loro numeri e della loro capacità di mobilitazione, ad aver permesso di riempire il Circo Massimo.
Tuttavia, gli stessi membri neocatecumenali del Comitato hanno deciso di non aderire al Popolo della Famiglia, il partito lanciato in vista delle amministrative da altri tre organizzatori del Family Day come il direttore de La Croce, Mario Adinolfi, l’avvocato di estrazione ciellina Gianfranco Amato e il neocatecumenale Nicola Di Matteo. Tutti si sono autosospesi dal Comitato, con il quale hanno avuto alcune divergenze, culminate ieri in un litigio via Facebook tra Adinolfi e Jacopo Coghe (presidente di Generazione Famiglia) per un selfie di quest’ultimo con il leader leghista Matteo Salvini. Nel frattempo, si è dimessa per questioni di opportunità la giornalista cattolica Costanza Miriano.

GUAI A DIVIDERE LA CHIESA

Unità, gloria e mondo: sono queste le tre parole attorno alle quali ha ruotato il discorso fatto dal Papa ai neocatecumenali (qui il testo integrale). Parlare di unità agli aderenti al Cammino per Francesco ha significato ricordare come “il nemico di Dio e dell’uomo, il diavolo, non può nulla contro il Vangelo” anche se quel “divisore” inizia ad operare “spesso col farci credere che siamo buoni, magari migliori di altri: così ha il terreno pronto per seminare zizzania. E’ la tentazione di tutte le comunità e si può insinuare anche nei carismi più belli della Chiesa” ha ammonito il Santo Padre.
Rilanciando un avvertimento fatto un anno fa anche al Movimento di Comunione e Liberazione (qui il discorso), Francesco ha ricordato ai neocatecumenali che il loro grande carisma ricevuto “può deteriorarsi quando ci si chiude o ci si vanta, quando ci si vuole distinguere dagli altri. Perciò bisogna custodirlo”. Come? “Seguendo la via maestra: l’unità umile e obbediente”.

LA GLORIA E IL MONDO

Se “la gloria mondana si manifesta quando si è importanti, ammirati, quando si hanno beni e successo”, ha detto il Papa, “la gloria di Dio si rivela sulla croce: è l’amore, che lì risplende e si diffonde”. E a proposito di mondo, il Santo Padre ha conferito un mandato alle famiglie del Cammino pronte a insediarsi in città e Paesi che vanno dalla Cina alle Americhe: “Mostrate ai figli lo sguardo tenero del Padre e considerate un dono le realtà che incontrerete; familiarizzate con le culture, le lingue e gli usi locali, rispettandoli e riconoscendo i semi di grazia che lo Spirito ha già sparso. Senza cedere alla tentazione di trapiantare modelli acquisiti, seminate il primo annuncio: ‘ciò che è più bello, più grande e più attraente e allo stesso tempo più necessario’”.

KIKO CHOC: MI ASPETTO DI VENIRE SGOZZATO

Dal canto suo, Argüello si è detto molto contento delle parole pronunciate da Francesco e in un’intervista a Zenit ha commentato l’udienza svelando alcuni retroscena su come siano state selezionate le famiglie missionarie. Quindi, alla domanda su come stia vivendo l’opera di evangelizzazione in Asia, ecco la risposta choc dell’iniziatore del Cammino: “Come vivo? Aspettando di essere sgozzato… Perché queste missio ad gentes fanno tanto bene nel mondo, e hanno tanto successo anche presso i musulmani”. Argüello, considerando che “in tantissime parti dove mandiamo le missioni vengono dei musulmani che dicono di sentirsi davvero toccati”, ha spiegato di aver pronunciato “una specie di ‘profezia’ su di me: ‘Quando battezzeremo 100 musulmani, mi uccideranno’. D’altronde siamo destinati a quello, i cristiani sono per il martirio. E io sarei contentissimo perché essendo un tale peccatore, un indegno, un poveraccio, se muoio martire si risolve tutto!”.

Ecco cosa si sono detti Papa Francesco e i Neocatecumenali di Kiko Argüello

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