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Una Chiesa confusa e frammentata, con prelati e vescovi che dicono e fanno cose molto diverse, talvolta opposte tra loro, un Papa che appare isolato in seno alla curia e al Vaticano, scandali ed errori, i rapporti poco cordiali e soprattutto poco controllati con i giornalisti, culminati nei due libri di Emanuele Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi.

A che punto è il cattolicesimo, dopo due millenni di storia? Quali saranno le conseguenze a lungo termine di questa fase così convulsa e critica, in qualche modo aperta dalle epocali dimissioni di Benedetto XVI? Ne parliamo con un esperto vaticanista, Ignazio Ingrao, in un momento particolarmente intenso del pontificato di Papa Francesco: l’incontro, storico, con il primate di Mosca, in questi giorni, e a breve l’annunciata partecipazione alla commemorazione di Lutero. Il giornalista Ignazio Ingrao è appena uscito con un interessante libro “Il segno di Padre Pio” (Piemme), dedicato al santo le cui spoglie sono appena giunte a Roma, e ci risponde mentre si trova proprio al seguito di Bergoglio.

Il suo libro propone in qualche modo un paragone tra Padre Pio e Papa Francesco, ma alcuni aspetti dei due appaiono antitetici: il frate arcaico, più che tradizionalista, il papa rivoluzionario, più che innovatore…

No, non vi è alcuna antitesi. Anzitutto perché Papa Francesco apprezza molto la religiosità popolare. A suo avviso non è una religiosità di serie B ma, anzi, può essere un modo autentico e genuino di esprimere la fede. In secondo luogo, perché secondo Bergoglio il frate del Gargano è il modello del pastore che si porta addosso l’odore delle pecore, che si fa carico delle ferite della gente e si china su di essa. Non a caso, quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires chiamò alcuni cappuccini, tra cui padre Marciano Morra, che ho intervistato nel libro, per conoscere meglio la spiritualità di padre Pio e l’attività dei gruppi di preghiera a lui legati. E, da quel momento, diede via libera alla diffusione dei gruppi di preghiera di padre Pio in Argentina.

Li accomuna senz’altro la popolarità, che nel caso di padre Pio conferma appunto l’identità profonda e tradizionale del popolo dei fedeli. Non crede però che la Chiesa ufficiale tenda a snobbarla?

La società rurale e devota di un tempo oggi non esiste più, la società italiana si è molto laicizzata e scristianizzata. Eppure le folle di pellegrini e devoti, tanti anche giovani, che hanno accolto le spoglie di padre Pio a Roma mostrano che attraverso tutti questi anni e questi cambiamenti la sua popolarità è rimasta intatta, anzi forse persino accresciuta. Padre Pio ha attraversato la storia d’Italia dal fascismo al boom economico, dall’euforia degli anni ’80 alla crisi economica di oggi. Merita riflettere su questo fenomeno.

La popolarità di Francesco, invece, aumenta soprattutto tra i non credenti o non praticanti, non c’è il rischio che si limiti a una semplice ‘simpatia’ che non diventa fattore di conversione?

Sì, è vero, si dice che Francesco sia più popolare e amato tra i non credenti che tra i credenti. Un fatto è certo, però: sta modificando atteggiamenti, linguaggi, stili di vita delle gerarchie e mostra il volto di una Chiesa accogliente per tutti. Molti uomini e donne si riavvicinano alla fede grazie a questo. È chiaro però che per una conversione profonda e duratura occorre poi un cammino più lungo, che magari non tutti sono disposti a compiere. Il rischio maggiore, a mio avviso, è quello di presentare il Papa buono e la Chiesa cattiva, Francesco santo e i cardinali delinquenti: detto in altri termini, il corto circuito mediatico. La realtà non è questa, pur se la Chiesa presenta innegabilmente le sue luci e le sue ombre.

La posizione di Francesco contro i ‘veggenti’ assunta a giugno appare molto severa. L’idea è che la chiesa voglia smentire ufficialmente Medjugorie ma tema una ‘scissione’. A che punto è la vicenda?

Su Medjugorjie il Papa aspetta ancora a pronunciarsi. Ha in mano le conclusioni di una commissione di studio presieduta dal cardinale Camillo Ruini che ha lavorato a lungo e seriamente. Il problema è che, secondo i veggenti, le apparizioni sono ancora in corso e, dunque, la Chiesa non può pronunciarsi su un fenomeno in fieri. E’ chiaro però che il Papa non ha molta simpatia per questa immagine della Madonna che appare a un’ora stabilita per dare dei messaggi. Per tornare a padre Pio, è stato molto importante il discorso che il pontefice ha fatto in occasione dell’udienza ai gruppi di preghiera, il 6 febbraio scorso: ha depurato la figura del santo da tutti gli elementi miracolistici e sensazionalistici per presentarlo soprattutto come la figura di un mistico, un uomo di preghiera e un pastore. Per queste ragioni la Chiesa lo ha fatto santo. Non per le stigmate o per la bilocazione. Ma per il suo servizio al sacramento della riconciliazione e la sua disponibilità a farsi strumento della misericordia di Dio.

Papa Francesco

Padre Pio e Papa Francesco, due pastori con l’odore di pecora

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