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Un blitz della Delta Force americana ha catturato in Iraq un operativo di alto profilo dello Stato islamico: si tratta del primo combattente dell’Isis imprigionato dagli Stati Uniti. Non ci sono molti dettagli a causa dell’elevatata sensibilità delloperazione, ma fonti del New York Times hanno detto che sarebbe avvenuta nelle ultime settimane in un’area del nord iracheno. L’uomo, la cui identità per il momento non è stata rivelata, si troverebbe ancora sotto la custodia dei militari americani e un team specializzato lo starebbe interrogando: a breve passerà sotto la giurisdizione del governo iracheno.

Con ogni probabilità si trova ad Erbil, dove gli Stati Uniti avevano già condotto Umma Sayyaf, moglie di Abu Sayyaf, l’emiro del petrolio dello Stato islamico ucciso a maggio nell’est siriano durante un altro raid della Delta, che Washington considera un modello operativo da ripetere.

EXPEDITIONARY TARGETING FORCE

Per facilitare questo genere di missioni specifiche contro leader dell’Isis il Pentagono ha inviato da settimane in Iraq un contingente composto da 200 uomini della Delta Force definito expeditionary targeting force (ETF): l’unità di élite, secondo quanto annunciato dal segretario alla Difesa Ashton Carter lunedì, avrebbe già stretto i contatti di intelligence necessario in Iraq e Kurdistan, avrebbe predisposto case sicure e iniziato a raccogliere informazioni per individuare gli obiettivi. La notizia del blitz è uscita esattamente il giorno dopo delle affermazioni i Carter, e dunque è inevitabilmente connessa.

AUMENTO DEL COINVOLGIMENTO (OBIETTIVO MOSUL)

La presenza sul terreno di un folto contingente ETF significa senza ombra di dubbio un aumento del coinvolgimento americano: non sono ancora chiare le regole di ingaggio, ma è praticamente ovvio che questi soldati abbiano a disposizione la modalità “combat”. Questo rappresenta di per sé uno dei due nodi politici dietro alla vicenda, ma siccome l’America vuole riprendere Mosul e Raqqa (come da piani dichiarati all’inizio dell’anno che in questi giorni stanno tornando forti sulle cronache), allora intende impegnarsi e rischiare di più schierando questi boots on the ground. Josh Earnest, capo della sala stampa della Casa Bianca, ha sottolineato ai giornalisti che il compito degli operatori della Delta sarà raccogliere “documenti, hard disk e in generale informazioni” utili, ma il fatto è che tutta quella roba si trova in possesso di ostili che di certo non hanno intenzione di cederla  amichevolmente ai soldati americani.

LE CARCERI AMERICANE IN IRAQ

I funzionari del Dipartimento della Difesa, secondo quanto riporta il NYTimes, hanno notificato al Comitato Internazionale della Croce Rossa, il quale si occupa di controllare il trattamento dei detenuti, di aver catturato un combattente dello Stato islamico. È questo l’altro nodo politico oltre agli “stivali a terra”, perché Barack Obama si trova davanti la questione dell’imprigionare nemici. La storia delle carceri americane in Iraq è pesante e piena di passaggi controversi sulle violazioni dei diritti dei detenuti (un nome su tutti, Abu Ghraib): Obama ha cercato di cancellarla fissando tra i punti di fine mandato la chiusura di Guantanamo, il super carcere cubano dove sono stati condotti negli anni i più pericolosi notabili di al Qaeda.

LA DETENZIONE

Ufficialmente il capitano Jeff Davis, un portavoce del Pentagono, ha detto che “ogni detenzione sarà a breve termine e coordinata con le autorità irachene” (o dei curdi alleati), ossia “il modello Umm Sayyaf”, interrogata e poi passata in mano. Nel corso di questi circa due anni di guerra all’Isis, nelle rare operazioni di terra condotte gli americani hanno catturato una manciata di miliziani del Califfato tutti gestiti secondo la prassi descritta, ora, però, se in Iraq c’è operativo un team ETF è possibile che in prospettiva il Pentagono si troverà davanti un gruppo folto di detenuti e dunque potrebbe esserci la necessità di strutture dove condurre i militanti dello Stato islamico catturati per essere interrogati.

RETAGGI STORICI

Da non dimenticare, oltre all’aspetto del trattamento dei prigionieri che ha sollevato enormi polemiche in questi anni, anche le ricostruzioni emerse a distanza di tempo sui rapporti interpersonali sviluppati dai detenuti, che hanno prodotto legami deleteri. Un esempio su tutti: è ormai dato per assodato che molti dettagli organizzativi del piano ideologico e strutturale dello Stato islamico siano nati nel campo di detenzione americano in Iraq di Camp Bucca, dove era stato imprigionato anche un jihadista nemmeno troppo noto che rispondeva al nome di Ibrahim Awad Ibrahim al Badr al Samarrai, alias Abu Bakr al Bagdadi.

 

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