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“Abbiamo la consapevolezza che ormai la sostenibilità del Ssn non può non passare attraverso l’uso di strumenti che possono agevolare l’intero percorso, dalla presa in carico alla gestione passando per il potenziamento della sanità territoriale”. Ha esordito così Ugo Cappellacci, presidente della commissione Affari sociali della Camera dei deputati, alla presentazione della Piattaforma nazionale di telemedicina (Pnt) avvenuta presso la sede dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) di via Toscana a Roma. La piattaforma si compone di un’Infrastruttura nazionale di telemedicina (Int) di livello centrale e 21 Infrastrutture regionali di telemedicina con l’obiettivo ultimo di migliorare la quantità e la qualità dell’offerta sanitaria. L’operatività della infrastruttura è assicurata mediante lo sviluppo di un apposito linguaggio uniforme che permette di descrivere le attività da svolgere per erogare prestazioni e servizi sanitari in telemedicina sull’intero territorio nazionale. Il varo dovrebbe portare a raggiungere 300mila pazienti entro la fine dell’anno. Ma, “saremo soddisfatti solo quando l’ultimo paziente e l’ultimo operatore prenderanno in carico il sistema” ha affermato Marco Mattei, capo di Gabinetto del ministero della Salute.

PORTARE LA MEDICINA SUL TERRITORIO

La Pnt diventerà interoperabile con i sistemi regionali e, in linea con il DM77, questa introduzione mira a rafforzare ulteriormente la medicina di territorio ed avvicinare il Ssn al cittadino. La grande sfida, ha spiegato Manuela Lanzarin, presidente di Agenas, è “l’integrazione fra ospedali e territorio”. Questo cambiamento si inserisce in un più ampio processo di riforma del Servizio sanitario nazionale, volto a potenziare l’assistenza primaria e ridurre la pressione sugli ospedali.

UN PASSO AVANTI PER I PAZIENTI E PER LA SOSTENIBILITÀ DEL SSN

“Il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) dovrebbe seguirci in Italia ed Europa, ma oggi non è così, costringendo pazienti con patologie importanti a spostarsi da una parte all’altra del territorio, ripetendo controlli e ricominciando da zero”, ha aggiunto il capo di Gabinetto del ministero Mattei. “Grazie alla Pnt e alla nascita di un ecosistema di dati unico – ha proseguito – la nostra storia clinica potrà spostarsi da una parte all’altra del Paese”. “Gli investimenti che ora mettiamo in campo con il Pnrr permetteranno di riallocare ulteriori risorse”, lo ha detto a chiare lettere Alessio Nardini, direttore generale Unità missione Pnrr presso il ministero della Salute. “Riavvicinando l’assistenza al territorio – ha spiegato – possiamo anticipare i bisogni di salute del paziente, evitando setting dispendiosi. La telemedicina ci permetterà di fare questo salto di qualità”. Ne è convinta Alice Borghini, dirigente Uosd, Sanità digitale e telemedicina presso Agenas, che ha osservato: “Con la telemedicina potremo assicurare una continuità della presa in carico volto a prevenire le riacutizzazioni di malattia secondaria”.

UN GRANDE POTENZIALE

La necessità di un passaggio da una medicina di emergenza a una medicina di prossimità è ormai ampiamente riconosciuta come una delle sfide chiave per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. L’approccio tradizionale, incentrato sulla gestione delle urgenze e sul ricorso alle strutture ospedaliere, rischia di risultare inefficace di fronte all’invecchiamento della popolazione e all’aumento delle patologie croniche. Un potenziale che si estende soprattutto al benessere di alcune categorie di pazienti: anziani, persone affette da malattie croniche e residenti in aree isolate. L’intenzione è quella di mettere il paziente al centro. “È stata una sfida stimolante anche dal punto di vista sociale. La realizzazione della piattaforma ha dovuto affrontare problemi tecnici che sono anche sociali. L’accessibilità, ad esempio”, ha aggiunto Dario Buttita, presidente Pnt Italia – società a cui è stata affidata la realizzazione e gestione della piattaforma mediante una procedura di partenariato pubblico-privato. Questo aspetto è stato rimarcato anche da David Novillo-Ortiz capo unità Dati e salute digitale presso l’ufficio regionale Oms Europa, per cui bisogna ricordarsi di proporre “soluzioni incentrate attorno agli individui”.

FONDAMENTALE IL RUOLO DELLE REGIONI

“Nessuno in Europa oggi ha un Ecosistema dati sanitari così come lo proponiamo noi. Il nuovo decreto – approvato il 31 dicembre – è estremamente avanzato. Si tratta di un modello federato e partecipato direttamente da regioni aziende sanitarie, territorio, medici curanti e cittadini”, spiega Mauro Moruzzi, dipartimento per la Trasformazione digitale della presidenza del Consiglio. A ciò fa eco Giovanni Delgrossi, dirigente unità organizzativa sistemi informativi e sanità digitale Regione Lombardia. La trasformazione digitale, infatti, da sola non basta: “Dobbiamo governarla e per fare ciò dobbiamo coinvolgere i professionisti e coinvolgerli nella progettazione. Serve uno sforzo organizzativo, solo così la tecnologia ci potrà aiutare”, ha aggiunto. Moruzzi ha rimarcato: “Senza le regioni, le aziende sanitarie e i medici, il Fse e l’Eds non si fanno”.

IL CONTESTO EUROPEO

La trasformazione permetterà una gestione più efficiente delle informazioni cliniche, migliorando l’accesso ai servizi per i cittadini e ottimizzando il lavoro degli operatori sanitari. Inoltre, l’integrazione con l’Eds rafforzerà la sicurezza e la protezione dei dati, favorendo un utilizzo più strategico delle informazioni per la pianificazione sanitaria in linea con gli obiettivi strategici delineati al livello europeo. “L’innovazione digitale – ha sottolineato Marco Marsella, direttore digital, Eu4Health and Health systems modernisations presso il direttorato generale Health and food safety (DG Sante) della commissione europea – è una componente importante della politica europea in ambito salute e riveste un ruolo importante nella realizzazione della European health union”. Fra gli obiettivi della piattaforma si trova, infatti, un ulteriore passo avanti verso l’interoperabilità delle informazioni sanitarie a livello europeo.

CYBER-SICUREZZA E TUTELA DEI DATI

A livello Ue, “c’è un problema di cybersecurity. Per questo uno dei primi passi per contribuire allo sviluppo sicuro delle nuove tecnologie abbiamo creato un piano di lavoro per la cybersecurity negli ospedali”, ha aggiunto il rappresentante del DG Sante. Anche nello sviluppo della piattaforma è stata prevista “una duplice protezione: quella statica e quella dinamica, che permette di prevedere le minacce”, ha spiegato Antonio Amati, amministratore delegato Pnt Italia. Alla base di tutto, ha concluso Giulio Siccardi, direttore generale f.f. Agenas: “Per realizzare la sanità digitale bisogna mettere insieme tre diritti fondamentali: la tutela della salute, la tutela delle autonomie e la tutela dei dati personali”.

Sanità, il digitale al servizio dei cittadini. Al varo la Piattaforma nazionale di telemedicina

Presentata oggi presso la sede di Agenas, la Piattaforma nazionale di telemedicina (Pnt) segna un passo decisivo verso la digitalizzazione della sanità italiana. La piattaforma garantirà interoperabilità, accessibilità e continuità assistenziale, in linea con il DM77, rafforzando la medicina territoriale, riducendo la pressione sugli ospedali e migliorando l’assistenza alle persone fragili. La trasformazione, sostenuta dal Pnrr, si inserisce in una strategia più ampia per l’European health union, ponendo attenzione su cybersecurity e protezione dei dati. Primo obiettivo: raggiungere 300mila pazienti entro fine 2025

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