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Lorien Consulting apre il nuovo anno con una edizione speciale del suo Osservatorio socio-politico. In particolare il trend positivo che aveva interessato il Movimento 5 Stelle, che (con il conforto dei numeri da parte di quasi tutti gli istituti di ricerca) lo stava facendo rapidamente arrivare quasi a ridosso dei voti attuali di un PD decisamente in affanno, sembra essersi bruscamente interrotta dopo i fatti di Quarto.

È ancora difficile dire in questo momento se si tratterà soltanto di uno stop contingente destinato presto a non sortire più alcun effetto oppure se incrinerà in maniera più profonda e duratura la fiducia degli elettori. In questo momento, a detta degli stessi potenziali elettori pentastellati, sembra più che altro un inciampo che non porterà a conseguenze serie di lungo termine (se non su scala locale).

grafico 1Nonostante questo aspetto evidente, il crollo di consensi del governo degli ultimi due mesi fa ancora il gioco del Movimento 5 Stelle che può dunque contare, in questa fase, nella contemporanea difficoltà dei suoi principali avversari.

Per converso, la quota di elettori M5S che ora si astiene dall’esprimere il suo voto per il movimento fa innalzare proporzionalmente la percentuale di consenso di tutti gli altri partiti (con pochissime eccezioni), in particolar modo ciò risulta evidente sul partito più forte in termini percentuali, ovvero il Partito Democratico. Tuttavia essi, in termini assoluti, non guadagnano alcun voto, il travaso è tutto dal M5S verso l’astensione, una quota di elettori che potrà dunque ancora essere riconquistata e rimobilitata nel prossimo futuro.

A vivere un più serio momento di difficoltà è invece tutto l’insieme delle sinistre, che sembrava costruire un ritorno interessante grazie alla nascita del progetto “Sinistra Italiana” e che invece ritrova oggi le profonde difficoltà degli ultimi anni (soprattutto in chiave elettorale date le soglie di sbarramento dell’Italicum piuttosto difficili da superare). Consenso transfugo a cui, certamente, il M5S non ha mai fatto mistero di mirare, pur volendo superare (almeno a parole) la tradizionale frattura politica di destra e sinistra.

grafico 2

Una cosa è certa: da quando il M5S ha iniziato l’attuale nuovo corso politico, dalla nomina del direttorio al graduale ritiro di Beppe Grillo dal centro della scena, il movimento ha continuato pressoché costantemente a recuperare consensi. Anche il momento di “stanchezza” e di difficoltà oggettive che sta attraversando il Governo Renzi avrà pur fatto la sua parte, tuttavia il M5S sembra raccogliere consensi piuttosto trasversali e anzi solo parzialmente dai cosiddetti “delusi dalle promesse mancate di Renzi”.

Ad oggi sono arrivati a raccogliere un bacino potenziale massimo del 26% dell’elettorato (si tratta della quota di italiani che prende anche solo in considerazione la possibilità, sul totale dei cittadini, cosa ben diversa dalle percentuali delle intenzioni di voto sui soli votanti). Tra questi la quota di elettori fedeli del M5S è ancora (e tradizionalmente) piuttosto bassa…  poco più di 4 milioni. Per fare un veloce paragone Il Partito democratico ha un bacino potenziale del 30%, ma quasi 6 milioni e mezzo di elettori sicuri (la base solida del Partito).

grafico 3Siamo di fronte ancora ad un elettorato piuttosto volatile, soprattutto rispetto a quello degli altri partiti. Eccezion fatta, in questo momento, solo per la Lega Nord che è stata caratterizzata dal repentino aumento di consenso iniziato oltre un anno fa e che ha incluso una quota consistente di potenziali neo-leghisti ancor poco fidelizzati.

Tuttavia gli esiti del novo corso sono più che evidenti: il 68% degli elettori potenziali del M5S approva la scelta del Direttorio e, anche se i nuovi leader del movimento sono ancora spontaneamente poco noti al proprio pubblico, essi sono tuttavia molto graditi e per quando riguarda le due punte di diamante (Di Maio e Di Battista) hanno un gradimento addirittura superiore a quello di Beppe Grillo. Sempre piuttosto nell’ombra, rispetto agli altri protagonisti, rimane l’eminenza grigia del movimento Gianroberto Casaleggio.

grafico 4

Potremmo inoltre dividere il bacino del Movimento in due grandi anime: la prima, numericamente più consistente (51%) tra gli elettori potenziali e forse decisiva per una futura crescita di consenso ulteriore, presenta atteggiamenti più “governativi”, più pragmatici, desidera un movimento che sappia esprimere responsabilità di Governo ed eventualmente anche supportare il Governo attuale o stringere alleanze per ottenere importanti risultati politici; dall’altra parte i “duri e puri”, circa il 35% dei potenziali elettori e più o meno corrispondenti alla parte più fedele del movimento, desiderano un’opposizione più efficace e intransigente alle politiche del Governo finanche la possibilità di ostacolarne l’azione attraverso l’ostruzionismo parlamentare.

Di questi il primo gruppo apprezza maggiormente le posizioni dei cosiddetti “dissidenti” del Movimento (addirittura il 58% di essi dichiara di approvarne almeno parzialmente le posizioni), ma non mancano voci critiche anche all’interno dell’altro gruppo (40%).

Le differenze sostanziali si registrano in particolar modo per i fatti di Quarto, gli italiani sostengono principalmente  come la vicenda dimostri che anche il M5S non presenta grandi differenze da qualunque altro partito e sia anch’esso soggetto a tentativi di corruzione e a malaffare.

Tra le due anime del movimento, invece, la divisione è netta: per i “governativi”, decisamente garantisti, la Sindaco è innocente fino a prova contraria; mentre per i fautori di un movimento d’opposizione i leader del M5S hanno fatto bene a espellerla dal movimento per garantirne e difenderne l’integrità assoluta (o almeno l’immagine di essa). Per lo stesso motivo una quota consistente di essi (18%) ritiene che questi fatti alla fine non avranno alcuna influenza politica.

grafico 5

A conti fatti, con ogni probabilità, il movimento potrebbe perdere una quota anche consistente di voti nel primo periodo, ma salvo ulteriori sviluppi (ad oggi non prevedibili) manterrà pressoché inalterato il suo nucleo fedele di elettori. Un bilancio in perdita che oltre ad apparire temporaneo interesserà maggiormente il mancato potenziale allargamento piuttosto che la base attuale, una battuta d’arresto più che un arretramento.

(Articolo uscito sull’ultimo numero della rivista Formiche)

beppe grillo, M5s, energia

Cosa pensano gli italiani del Movimento 5 Stelle

Di Lorien Consulting

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