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Coniugare finanza e filosofia. Questo è l’obiettivo di Girolamo Stabile, esperto di finanza formatosi nella City, che ritorna in pista con un asset manager tutto italiano, specializzato in strumenti alternativi di finanziamento alle imprese, Kant Capital. Ha il nome di uno dei maggiori pensatori moderni e a egli si rifà la nuova impresa, come si legge sulla home page del sito: “Non c’è dubbio che ogni nostra conoscenza incomincia con l’esperienza”. Sull’incipit della Critica della Ragion Pura si basa l’impianto della nuova avventura di Stabile.

SI DISSOCIA DALL’AFFAIRE POPOLARE DI VICENZA
Il suo nome è comparso a più riprese nei racconti delle vicende relative alla Popolare di Vicenza, in quanto responsabile dei fondi Futura relativi alla società di gestione lussemburghese Optimum e stretto collaboratore di Alberto Matta: “Ho lasciato Optimum nel settembre 2014 – dice Stabile a Formiche.net – proprio perché da tempo avevo maturato la convinzione di intraprendere una nuova strada. Di conseguenza mi sono dimesso da tutte le cariche correlate, come la vicepresidenza di Methorios. Sono uscito quindi molto prima che iniziassero le note vicende relative alla banca Popolare di Vicenza. Per questo non mi pare opportuno commentare un portafoglio di asset gestiti da altri. Tuttavia è utile notare che la situazione attuale della banca non è legata alla sottoscrizione di singoli investimenti ma, come si apprende dai giornali, agli aumenti di capitale che hanno poi generato un problema di valore delle azioni”.

STRUMENTI PER FINANZIARE LE PMI
Oggi Stabile torna al suo primo amore, il Made in Italy, il suo chiodo fisso fin da quando poco più che trentenne ha iniziato la sua carriera in Bnp Paribas a Londra nel 2002, dove è rimato fino al 2010 come responsabile del mercato italiano del suo team. “Il nostro obiettivo è fornire fonti di finanziamento alternative per le pmi – spiega Stabile – un esempio sono i minibond, sottoscritte in genere da uno o due investitori perché la size è relativamente contenuta, dai 2 ai 20 milioni, ma anche perché comporta che il sottoscrittore abbia una propria conoscenza dell’emittente, e questo limita il parterre degli investitori sul mercato primario. Sono strumenti concepiti come buy and hold e non c’è liquidità”. Non esistono quindi scambi sul mercato secondario, il che li rende totalmente inadatti al pubblico retail. Ma che non implica che non siano strumenti utili a far crescere l‘economia reale.

FINANZA ED ECONOMIA
Anzi, Stabile ci tiene molto a sintetizzare il dibattito secondo cui l’economia reale, “l’ambito della vita economica legata alla distribuzione di beni e servizi sia in contrapposizione all’economia finanziaria, che viene percepita come qualcosa che non produce nulla – precisa il ceo di Kant – il reperimento dei capitali va essenzialmente operato mediante l’economia finanziaria e, dunque, parliamo di due facce della stessa medaglia”. Strumenti apparentemente complessi come ad esempio le cartolarizzazioni si adattano perfettamente allo scopo. “Anche se in passato sono stati visti più come architetture sofisticate che hanno amplificato la crisi subprime e tutto quello che ne è conseguito – dice ancora Stabile – in realtà una buona cartolarizzazione, ad esempio dei crediti commerciali in bonus vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni o altri grandi enti che pagano per definizione in ritardo, è di supporto all’economia reale”.

SCOGLIO CULTURALE
Altro scoglio è superare l’asfittica realtà di certe pmi italiane, affette da atavico “provincialismo, legate all’idea che solo le banche possono supportare. Molte di queste pmi che si affacciano alla finanza prevedono nello Statuto il solo finanziamento da parte dei soci, e quindi come prima cosa devono cambiare lo statuto per emettere bond. Lo stesso dicasi per il mercato dei capitali, sulle quotazioni in Borsa. Borsa italiana d’altronde ha un flottante di 30 miliardi, rispetto ai 50 miliardi di Google, il che dà il senso di quello che è realmente il mercato italiano, anche se il made in italy è percepito come eccellente”.

IL GRANDE VALORE NASCOSTO DELL’ITALIA RENDE IL 10%
Un valore embedded, come lo definisce Stabile: “Dopo 15 anni all’estero può valere la pena valorizzarlo soprattutto per quello che riguarda le pmi, va detto che l’Italia è vista dai grossi fondi mondiali come una preda: e i fondi sono interessati più che altro ai portafogli delle banche e alle grandi imprese, ma non conosce realtà di nicchia”. Realtà di nicchia che sono il focus di Kant Capital. “Il nostro fondo di punta è dedicato alle attività del made in Italy – conclude Stabile – ed ha all’interno le asset class di corporate bond, minibond e cartolarizzazioni, è dedicato agli istituzionali perché si tratta di asset class illiquide e vincolanti per cinque anni, con un target di rendimento del 10%”.

Ecco come i minibond possono fertilizzare il made in Italy

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