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L’Espresso ha pubblicato una interessante info-grafica relativa a un’indagine svolta nel 1983 con i giovani di quel periodo (14-18 anni) nati tra il 1965 e il 1969.

Leggendo le domande e le % delle risposte, mi sento di dire che dopotutto la situazione attuale non era poi così imprevedibile come potrebbe sembrare. Anzi, emerge con più forza il fallimento della Politica e l’incompetenza di chi fino ad oggi ci ha governato.

Nel 1983 i giovani che si dicevano molto o abbastanza interessati alla politica erano il 30,5%. Quelli che si dicevano non interessati o poco interessati erano il 69,5%. Si legge spesso che i giovani di oggi (2015) non si interessano di politica. Mi sembra che sia così da tanto tempo: quel 69,5% contiene le madri e i padri di questi nuovi giovani.

Quello che invece appare interessante è il dato dell’astensionismo: appena il 20% tra i giovani. Malgrado si dicessero non interessati o poco interessati, alla fine il 41% sapeva per chi avrebbe votato. Una buona fetta, inoltre, il 26,4% si diceva non collocato e il 23,8% era di sinistra. Solo il 9,2% si diceva di destra mentre un 19% di centro. Un quadro molto più nitido che non oggi. Il sistema politico dell’epoca ha sicuramente influenzato le risposte: la scelta non era poi così ampia e forse pesava molto il credo politico delle famiglie (i nonni o i bis-nonni di questi giovani di oggi).

Interessante poi il dato sul problema della Politica del tempo: per il 47% era la disonestà. Credo che questo dato oggi sia raddoppiato. Al secondo posto il terrorismo (27,7%) e al  terzo posto l’evasione fiscale dei ricchi (16,3%). Sembra che i problemi dopo oltre 30 anni siano sempre gli stessi.

Se in 30 anni la Politica non è riuscita a guarire se stessa e a presentarsi in modo migliore, ha davvero fallito il suo compito. E chissà cosa pensano oggi quei giovani del 1983.

Ci sono tante altre informazioni interessanti nelle ben 12 pagine di tabelle che potete leggere al link de L’Espresso. Mi voglio però concentrare su due punti che reputo fondamentali, per concludere questa breve riflessione:

1) sono ottimisti rispetto al loro futuro. Non a caso ben il 71,1% dice che sarà o abbastanza o molto felice e lavorativamente parlando, l’83% si dice sicuro che avrà un lavoro di loro interesse.

2) il 27% si dice certo che valga la pena morire per difendere un’idea e il 43% dice che forse ne vale la pena. In tutto, il 7o% si dice quindi propenso a sostenere un’idea a costo della propria vita.

In conclusione, i padri e le madri dei giovani di oggi, erano ottimisti verso il futuro ed erano certi che le proprie condizioni di vita sarebbero migliorate. Poiché avrebbero trovato un’occupazione adatta e soddisfacente. Ma non solo, vivevano anche l’impegno civile e politico in modo profondo, quasi cavalleresco e/o eroico. Pronti a morire per una loro idea malgrado una sfiducia molto forte verso i partiti e i rappresentanti politici.

Un mondo sicuramente diverso da oggi, che aveva esigenze e problemi diversi ma che oggi sembrano riproporsi, seppur con volti diversi. Inoltre, coerenza, impegno e fiducia erano valori forti che oggi invece sembrano poco rilevanti. Quel mondo era già in crisi e si poteva leggere un bisogno di cambiamento. Quello che ci trasciniamo dietro da trent’anni e più e che non è ancora realizzato.

I nostri padri e le nostre madri non hanno niente da rimproverarsi? Potevano essere loro i protagonisti del cambiamento. Invece che cosa ci hanno lasciato?

>>> il link con alcuni confronti con il campione di oggi <<<

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