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Donald Trump torna sul palco di un dibattito televisivo fra i candidati repubblicani – l’ultimo, prima del voto di martedì nel New Hampshire – ed è d’accordo con i suoi rivali per la nomination sulla necessità di un’escalation nella lotta contro il sedicente Stato islamico e di un intervento in Libia.

Il dibattito di sabato sera sulla AbcNews, che vede un po’ in ombra i senatori Ted Cruz (Texas) e Marco Rubio (Florida), dà invece fiato alle seconde linee, il governatore del New Jersey Chris Christie e l’ex governatore della Florida Jeb Bush.

Tutti contro Hillary Clinton, i repubblicani; nessuno contro Bernie Sanders, come se non ci fosse. Dell’ex first lady, Trump dice: “Non possiamo avere altri quattro anni di un Barack Obama. La batterò facilmente: sono l’unico qui che non vorrebbe trovarsi di fronte”. Lei sul web ironizza e ‘posta’ un frammento di video in cui se la ride. Rubio chiama in causa il presidente Obama e l’accusa di inventarsi le discriminazioni contro i musulmani d’America.

Ed è tutti contro tutti, nel campo repubblicano. Trump, che ha ormai nel mirino Cruz, che accusa d’avergli rubato la vittoria nello Iowa, dove vorrebbe rivotare, battibecca come al solito contro Bush, beccandosi i fischi di disapprovazione del pubblico quando pretende di zittirlo. Bush gli contesta le speculazioni ad Atlantic City, la città del gioco sulla costa atlantica: “Taci”, gli intima Trump, agitando il dito. ”Lascia parlare me… Vuoi solo fare il duro”, dice sarcastico lo showman, che da sempre accusa l’ex governatore di essere un pappamolla.

Christie attacca Rubio, che sarebbe “abituato a marinare la scuola”, per via delle assenze in Senato. Bush prende le distanze da suo fratello presidente: “Non reintrodurrei” – dice – le torture praticate sui presunti terroristi in base al Patriot Act. Cruz risale più indietro: l’atteggiamento minaccioso della Corea del Nord è colpa del fallimento delle politiche di Bill Clinton, che, a fine mandato, voleva ‘sdoganare’ il regime di Pyongyang. Trump, invece, vuole lasciare che sia la Cina a cavare dal fuoco le castagne della Corea del Nord.

Il magnate dell’immobiliare ha intanto corretto la sua strategia televisiva: ci sarà a marzo sulla Fox, anche se a moderare dovesse essere la sua arci nemica Megyn Kelly (a fine gennaio, aveva invece disertato il dibattito nello Iowa). E torna a comportarsi da mattatore: “Con me vinceremo – dice -, ho il temperamento giusto”.

Per ulteriori approfondimenti sulle elezioni presidenziali americane, clicca qui per accedere al blog di Giampiero Gramaglia, Gp News Usa 2016

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